La favola giunge ad una fine. I partiti che maggiormente hanno cavalcato la protesta contro le istituzioni dell’Unione sono riusciti, alla fine, a conquistare piú del 50 per cento dei voti. Un risultato eclatante per due partiti, Movimento 5 Stelle e Lega (Nord), di dimensioni tali da non poter essere immaginato fino a poco tempo fa. Ora è interessante, peró, verificare quelle che saranno le conseguenze di un voto di questa portata. Qualsiasi nuova maggioranza dovrá  collaborare con uno di questi due partiti e, probabilmente, sará composta proprio da Movimento 5 Stelle e Lega. Questa nuova coalizione metterá realmente in discussione il progetto europeo? Vi sarà effettivamente un referendum sull’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea o queste proposte politiche appartengono ad un’altra stagione politica di protesta, completamente incompatibile con una di governo?

Queste domande avranno risposte in tempi rapidi, probabilmente già nelle prossime settimane. La prospettiva piú favorita, peró, vede un ammorbidimento delle promesse fatte in campagna elettorale che non potranno, ad esempio per ragioni politiche ma non solo, essere esaudite.

Tra le proposte che hanno riscosso piú clamore mediatico troviamo il famoso “reddito di cittadinanza”. Questa misura, che prevede l’erogazione di un sussidio fino a 780 euro a chi è senza reddito e un sussidio integrativo a chi ha un reddito inferiore a tale soglia, comporterá un peso non indifferente per le casse dello stato. A conti fatti, anche considerando i risultati ottenuti dal Movimento 5 Stelle nel Sud Italia, questa misura ha ottenuto un ampio successo. Ció che viene criticato, peró, é la sostenibilitá di questo sussidio per i conti pubblici, oltre che la sua opportunitá politica rispetto alla sua efficacia per rilanciare il mondo del lavoro.

La questione, peró, é un’altra. Una scelta legislativa di questo tipo è veramente possibile? La risposta é “no” per molte ragioni ma, soprattutto, due particolarmente importanti che nascono nelle previsioni costituzionali.

La prima è di natura ideologica. Come tutti sappiamo, l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Una misura come il reddito di cittadinanza rischia di violare questo principio perché rischia di limitarne fortemente l’attuazione. Rivolgendosi a ben “9 milioni di persone”, non rilancerebbe in alcun modo l’occupazione ma, al contrario, favorirebbe la disoccupazione. È chiaro, infatti, che tra la scelta di lavorare ed ottenere un sussidio integrativo e quella di ottenere un sussidio totale perché disoccupati, risulta più allettante la seconda possibilità. Ció senza considerare i possibili aumenti di lavoro nero, che permetterebbe ai relativi soggetti di percepire il sussidio totale.

L’altra ragione è legata all’articolo 81 della Costituzione. Quest’ultimo prevede che debba esservi un equilibrio tra le entrate e le spese del bilancio dello stato. Risulta chiaro, però, che il reddito di Cittadinanza non possa rispettare questo requisito per il suo enorme volume finanziario.

Queste obiezioni sono difficilmente superabili in sede parlamentare e, pertanto, eventuali disposizioni che adottassero il reddito di cittadinanza verrebbero probabilmente cassate da parte della Corte Costituzionale. Queste conclusioni sollevano molti dubbi sulla realizzabilitá della misura piú importante nel programma del Movimento 5 Stelle e, di conseguenza, sulla sua credibilitá politica. Sará interessante verificare, di conseguenza, se anche questa proposta verrá abbandonata successivamente all’inaugurazione della prossima legislatura.