Come previsto da molti osservatori, David Cameron si è aggiudicato il primo round dell’incontro sul Brexit, formula che sintetizza lo speciale status che il Regno Unito chiede per continuare a restare nell’Unione. A conclusione di una trattativa durata due giorni e incerta fino all’ultimo, il premier inglese nella tarda serata di venerdì ha potuto andare ai microfoni e annunciare di essere soddisfatto delle concessioni fatte dal Consiglio europeo. Toccando i punti principali, ha precisato che il welfare per gli stranieri sarebbe andato incontro a restrizioni, che il suo Paese non avrebbe mai fatto parte di un esercito e nemmeno di Super Stato europeo, liberandosi dall’obbligo di una “ever closer union “

Cosa possa discendere in concreto da queste affermazioni è ora tutto da vedere, anche se hanno trovato riscontro nelle parallele dichiarazioni di Juncker e Tusk oltrechè in un corposo documento approvato all’unanimità. Non abbiamo sentito riflessioni su una serie di questioni fondamentali, come la coesistenza fra sterlina ed euro, i confini fra economia e moneta, le ondate migratorie, il terrorismo e i venti di guerra che attraversano anche la Manica. Per contro, abbiamo sentito un Capo di Stato del peso di Hollande dire che al Regno Unito non sarà mai riconosciuto un diritto di veto in nessuna questione autenticamente europea.

Questa settimana si è aperta quindi in un clima di attesa per avere chiarimenti sulle reali posizioni dei partner, sull’ampiezza dei poteri che aveva il Consiglio, sull’eventuale coinvolgimento del Parlamento, che in materia pare voglia dire la sua. Molte curiosità riguardano i comportamenti di altri Paesi membri, soprattutto di quelli maggiormente riottosi all’acquis communautaire che stanno tirando su muri per contrastare l’immigrazione e potrebbero  anch’essi rivendicare uno speciale status sulla scia di quello appena concesso. Insomma molte questioni rimangono aperte e non si vedono a breve ricadute sul piano istituzionale, anche se alcuni pensano che l’Europa abbia fatto un passo decisivo verso un’architettura a cerchi concentrici.

Tuttavia è chiaro il senso politico di ciò che è stato concesso in vista del referendum sul Brexit, che Cameron si è affrettato a fissare per il prossimo 23 giugno. E’ un referendum incertissimo, per il quale alcuni sondaggi danno vincente la componente euroscettica con conseguenze catastrofiche per la City e per stessa integrità territoriale del Regno Unito, che perderebbe subito la Scozia. I 27 riuniti a Bruxelles con la regia della Signora Merkel gli hanno dato pertanto una mano, nella speranza che sappia usarla bene per superare vittoriosamente la prova enumerando e magari esagerando le concessioni ottenute.