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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Congressi e convegni MFE

A Vicenza si parla di Europa

A partire da giovedì 7 marzo, nella sede municipale, si tiene un ciclo di 5 incontri con cadenza settimanale dedicato ai temi dell’Europa

Dopodomani alle 17.00 nella sala degli stucchi del Municipio di Vicenza prenderà avvio “Cresciamo con l’Europa”, un ciclo di 5 incontri sui principali temi dell’integrazione. L’ha promosso Antonio Baldo, che in fase preparatoria ci ha chiesto se eravamo  disponibili a collaborare ad una iniziativa che vedeva in prima linea l’Icea (Istituto di cultura e Educazione “Aristotele”) e coinvolti il Giornale di Vicenza, l’Accademia Olimpica, la Biblioteca Bertoliana.

Dire che abbiamo aderito senza esitazioni sarebbe riduttivo. In realtà abbiamo fatto nostro un progetto che ha l’ambizione di divulgare una corretta informazione su tematiche spesso bistrattate dai media, quando non falsificate ad arte da detrattori vecchi e nuovi. E’ una iniziativa a ridosso delle elezioni  di maggio, che tuttavia non ha alcuna connotazione partitica e tiene anzi le distanze dalla corsa dei candidati ai 705 seggi del Parlamento di Strasburgo. Nessuno dei relatori ha particolari appartenenze e noi vi interveniamo per ribadire la natura e gli obiettivi di Mfe, nato nel 1943 come movimento d’opinione per iniziativa dello stesso gruppo di intellettuali, che aveva redatto un paio di anni prima il Manifesto di Ventotene. Parliamo ovviamente di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi, che si erano dedicati a questo lavoro mentre erano al confino sull’isola, prendendo spunto dagli scritti di Luigi Einaudi e di alcuni federalisti inglesi, che trovavano particolarmente illuminanti per chiarezza di pensiero e capacità di proposta. Spinelli era comunista, anche se anomalo, Rossi liberale e se aggiungiamo il socialista Eugenio Colorni, che ha avuto un ruolo marginale nella redazione del Manifesto ma importante nella sua divulgazione, vediamo che il nostro è un Movimento trasversale fin dalle origini.

Può sembrare singolare che le prime idee per la costruzione dell’Europa siano maturate nella stessa Inghilterra, che non ha mai perso occasione per manifestare il suo euroscetticismo ed è oggi invischiata nella Brexit. Ma nella prima metà del ‘900 molti erano indignati dalle troppe guerre e si chiedevano se non esistessero altri metodi per regolare le tensioni fra gli Stati, che la storia dimostra essere inevitabili e ricorrenti.

Il nostro Manifesto è stato redatto nella linea del pensiero federalista del tempo, rispetto al quale si differenzia  forse per un maggior accento sulla ricostruzione e sui modi migliori per organizzarla. E’ stato seguito di poco dal Piano Marshall lanciato dagli americani per creare un mercato integrato europeo come barriera contro il rischio sovietico, legando gli aiuti finanziari a tale obiettivo. I federalisti vi hanno visto le condizioni geo politiche per realizzare i loro progetti e hanno accostato statisti capaci di visioni di lungo periodo, trovando ascolto in Schuman, francese, Adenauer tedesco, De Gasperi, italiano. Sono i padri fondatori dell’ Europa, tutti e tre uomini di confine che ricorderemo soffermandoci in particolare sul primo e sulla sua celebre dichiarazione del 9 maggio 1950 all’origine di tutto.

In oltre 70 anni di vita, Mfe è rimasto fedele alla sua linea di pensiero. E’ sempre stato sostenitore di un progetto politico e per questo non si è mai identificato in quello che si è storicamente realizzato, cioè un progetto economico per funzioni, prima il carbone e l’acciaio, poi l’’agricoltura, l’ambiente, fino alla moneta. Non ha ostacolato questo percorso, sapendo che in origine non c’erano le condizioni per fare altro, ma non è sorpreso nel constatare che l’integrazione economica, pur essendo andata molto avanti, non ha trascinato quella politica. Questa si è interrotta da qualche anno e deve essere rilanciata con una forte volontà, superando perplessità e contrasti molto vivaci anche tra coloro che credono o dicono di credere nell’Europa.

 Se non è mai cambiato nella sua ispirazione iniziale, il progetto Mfe ha oggi motivazioni diverse. E’ appena il caso di ricordare che l’indignazione per le troppe guerre non è più fortunatamente la principale motivazione, anche se non deve essere trascurato il rischio che simili tragedie possano ripetersi. La motivazione più forte è oggi data dalla globalizzazione, che sta sconvolgendo i rapporti fra Stati e mettendo a nudo i loro limiti. Il potere si sta spostando ad Est. Gli Stati Uniti rimangono una grande forza, ma il tempo del loro dominio è finito. E’ emersa la Cina, che ha una economia aggressiva e coltiva ambizioni di potenza verso di noi, il Mediterraneo, l’Africa. L’India non è da meno. Sono emersi poteri planetari anche in campo economico e finanziario, privi di legittimazione democratica e refrattari ad ogni proposta di regolamentazione. Non hanno poi più confini le nuove criminalità ed il terrorismo.

In questo contesto così instabile e pericoloso, l’Unione rimane un progetto a metà, dal profilo incerto, che alcuni si sono divertiti a paragonare alla Chimera: un mostro con il corpo di leone, una seconda testa di capra, la coda di serpente e nello stesso tempo un mito irrealizzabile. Molti occhi sono oggi puntati sulla sua crisi e alcuni ne auspicano il dissolvimento. Chi lo fa non si accorge tuttavia che sullo sfondo della crisi dell’Unione ce n’è un’altra ben più grave ed è la crisi delle democrazie europee incarnatesi in Stati che nel mondo globalizzato non sono più in grado di tutelare i propri cittadini. In alcuni settori come la politica estera, la difesa, la sicurezza, l’economia, le migrazioni, i nostri Stati hanno singolarmente scarsissimo peso e stanno perdendo legittimità popolare, assieme alle loro storiche sovranità. Nell’ultimo incontro il nostro Presidente nazionale Giorgio Anselmi parlerà proprio della sovranità europea, che nei settori esposti al confronto internazionale può essere riconquistata solo con forme di aggregazione di tipo federativo.

In ciascun incontro, i presenti avranno la possibilità di intervenire e di esprimere le loro opinioni. C’è spazio quindi per la partecipazione, che si presenta come un tema aggiuntivo rispetto quelli esplicitati nel programma. Molti lo trascurano, credendo che l’Europa possa essere costruita come processo tecnico-istituzionale, mentre oltre mezzo secolo di storia sta a dimostrare che è una convinzione sbagliata e che senza la fiducia delle popolazioni non si arriva ad alcun risultato e si rischiano anzi disastrosi fallimenti. Il prossimo appuntamento elettorale, se ben preparato, può essere l’occasione per cominciare a correggere questo tragico errore.

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