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All’alba dell’Europa: la figura controversa di Churchill

Politico, giornalista, storico e militare britannico, Winston Churchill è stato certamente una delle figure più controverse del suo secolo. Nato in una famiglia aristocratica legata al partito conservatore inglese, si arruolò nell’esercito fin da giovane e inizialmente fu noto per i libri che egli scrisse durante le campagne militari cui partecipò e per il disastro di Gallipoli durante la prima guerra mondiale.

Entrato in politica come uno degli esponenti di punta del partito conservatore, restò alla guida del Paese per molti anni, guadagnandosi stima e apprezzamenti, ma anche feroci critiche dai suoi detrattori –tra cui spicca certamente Nancy Astor, il primo membro femminile del Parlamento inglese, resa famosa dalla battuta secca e fulminea con cui il Primo Ministro inglese rispose alle sue critiche.

Amato da molti, anche e soprattutto per le sue molte stranezze, tra le quali spiccano l’amore per i sigari e per la pittura, rimase però un mistero per molti altri, un uomo duro, tutto d’un pezzo, che ad un tratto si ritrovò ad essere un fantasma del passato, fuori posto nel secondo dopoguerra, un momento di grandi cambiamenti negli equilibri geo-politici europei.

Eppure, c’è un motivo profondo per cui Churchill è oggi considerato uno dei padri fondatori dell’Unione europea.

Possiamo criticare quanto vogliamo la sua politica e le sue scelte, ma non possiamo negare che il nostro caro Winston fosse un uomo previdente, quasi un visionario per i tempi oscuri in cui fu chiamato a vivere. O forse fu proprio perché visse alla fine del grande Impero britannico e tra due guerre mondiali che fu spinto a guardare sempre avanti, la mente rivolta ad evitare alle nuove generazioni di vedere un altro conflitto su scala globale.

Churchill, infatti, può essere ben ricordato come uno dei principali padri fondatori dell’UE proprio perché egli, prima di tanti altri, già nel 1946, aveva compreso l’importanza di creare un vincolo saldo e duraturo tra tutti gli Stati appena usciti dalla guerra. E non tenne nascosto questo suo sogno: egli, infatti, lo descrisse chiaramente all’Università di Zurigo, in un discorso purtroppo dimenticato e sottovalutato dai suoi stessi connazionali.

In quella sede, dunque, Churchill ipotizzò la nascita degli Stati Uniti d’Europa, organismo simile in tutto e per tutti ai cugini d’oltreoceano, gli USA. “Vaste regioni d’Europa devono assistere ad un nuovo cumulo di nuvole, di tirannia e di terrore che oscura il cielo all’avvicinarsi di nuovi pericoli”, diceva l’allora ex Primo Ministro inglese, riferendosi al nuovo pericolo rappresentato ai suoi occhi dalla Russia. E proprio per combattere questa nuova ondata di incertezza e paura che altrimenti avrebbe sconvolto il suo mondo, l’abile politico britannico concepì l’idea di creare una nuova forza, unitaria, un rimedio “che potrebbe trasformare la situazione come per incanto, e in pochi anni l’Europa, o per lo meno la maggior parte del continente, vivrebbe libera e felice come gli svizzeri lo sono oggi”. Le sue parole non possono essere male interpretate: ciò a cui egli si stava riferendo, e che auspicava con tutto il suo cuore, era la formazione di una federazione, che delineava una forma di Stato molto simile a quella presente nella Confederazione elvetica.

Questo programma fu molto apprezzato da Max Petitpierre, l’allora ministro degli esteri svizzero, che scrisse in un telegramma indirizzato a Churchill quanto egli fosse “convinto che la salvezza dell’Europa sia nell’unione dei suoi popoli, non sotto forma di un blocco, ma secondo la formula federalista”, di cui il suo Paese poteva vantare una grande esperienza e che era tale da permettere “a ogni popolo di mantenere la sua personalità nazionale rispettando quella degli altri”.

Un sogno condiviso, dunque, quello di un’Europa infine libera e senza più conflitti, un’Europa che avrebbe trovato “pace nella libertà”.

Non sono parole vuote, sono le parole di chi ha dato l’avvio al processo di integrazione europea.

Eppure non possiamo fare a meno di notare come il Paese di origine di uno dei massimi esponenti di questo monumentale progetto non abbia colto questo messaggio e si sia tirato fortemente indietro.

L’appello di Churchill, infatti, non riscosse molto successo in patria e le conseguenze le possiamo osservare ancora oggi. Chissà cosa avrebbe detto Winston della tanto chiacchierata Brexit!

Probabilmente, ora come allora, non avrebbe approvato questa separazione e avrebbe condannato questa scelta, un passo indietro per la Gran Bretagna, per l’Europa e il mondo tutto.

1 Comment

  1. Articolo estremamente interessante, che fa sperare soprattutto in materia di percezione del passato “giustamente illustre” da parte delle generazioni di giovani e giovanissimi. In questa nostra Italia ormai immersa nella disinformazione e nel generalizzato e confuso anti-europeismo, fa piacere – e molto – sentire una voce fuori dal coro, capace di cogliere i messaggi dei grandi della Storia…

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