Attenti a quei due, verrebbe da dire. La coppia che non scoppia ma che gode invece di una salute ferrea. Parliamo di Paolo e Sergio, rispettivamente presidenti del Consiglio e della Repubblica, due tipi che sembravano fatti per il dietro le quinte e che al contrario si son trovati, loro malgrado alleati per dare gli spartiti ad un’orchestra al gran completo. Ebbene sì, perché quello che doveva essere un governo balneare da Prima Repubblica si è palesato come emblema della stabilità, all’ombra di un Quirinale che a lungo l’ha vegliato. In comune i nostri due eroi hanno l’aria da bravi ragazzi, di chi non se la tira, pacati e rassicuranti entrambi, in qualunque posa li mettiate. Verrebbe da chiedersi perché due così riscuotano tanta fiducia, con uno stile da politici navigati a basso profilo e parchi di slogan seppur carichi di contenuti. Certo si potrebbe speculare a lungo sulle cause che gli hanno visti affermarsi come leader affidabili, ma forse un’occhiata agli ultimi sondaggi potrebbe valere più di mille parole. I sintomi di una crisi post-voto infatti sembrano esserci tutti. Ovviamente i sondaggi non sono più, da lungo tempo un’istantanea fedele della realtà, ma senz’altro contribuiscono ad influenzarne gli umori e questo tanto ci basta. Si vada al punto dunque, perché il nostro è bello grosso, di colore rosso-emergenza e con una scritta a margine che dice:” ingovernabilità”. Ma andiamo con ordine, notizia del giorno è infatti che il Partito Democratico, azionista di maggioranza degli ultimi tre governi, è precipitano nei sondaggi al di sotto della soglia psicologica del 25%, ovvero al 23,4%, perdendo ben 7 punti in soli sette mesi ed uno nell’ultima settimana. Non bene per i ragazzi del Nazareno. Numeri più felici si prospettano invece per il centro destra che unito arriverebbe al 36%, sempre tuttavia che la coalizione, composta da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia resista fino alle elezioni, visto che il fu-cavaliere Silvio Berlusconi non sembrerebbe convinto di scartare a priori le larghe intese, a tal punto da riconoscere un ruolo attivo a Paolo Gentilon nel caso di un possibile stallo post-elettorale. Cosa che non deve esser piaciuta troppo all’alleato Salvini. Chi sicuramente non può che felicitarsi con sé stesso è il M5S, che in tutto questo marasma politico conserva intatto il suo tesoretto, pari al 28,2% dei consensi, candidandosi così, molto probabilmente ad essere il primo partito alle elezioni. Eventualità che gli assicurerebbe il conferimento di un mandato esplorativo per la costituzione di un nuovo governo da parte del presidente della Repubblica. Ben più complesso sarà capire invece, se il movimento di Grillo riuscirà a trovare valide sponde per una coalizione a guida penta stellata, dovendo per forza scegliere tra le ali più radicali del parlamento. Tre tronconi dunque, un tripolo al tritolo. Il quadro quindi è chiaro, l’incertezza sotto il sole anche e l’impensabile dietro l’angolo. Non ci si può che aspettare una campagna elettorale piena di cartellini rossi e priva di fair-play. A chi spetterà pertanto, il compito della quadratura del cerchio? Ma è chiaro, ai nostri eroi dall’animo pacato e con lo spirito saldo, il Gentil(oni) Paolo e il presidenziale Mattarella. Il primo alle prese con un partito in forte crisi d’identità e con i sondaggi a terra, invischiato nello scandalo banche da cui stenta ad uscire. Il secondo, pronto per trovarsi delle camere così ingovernabili, tanto da ricordagli la sua gioventù democristiana e indeciso se suonare la fisarmonica del presidente o lasciare col cerino in mano chiunque provi a fare l’incosciente. Il rischio infatti che le prossime elezioni non ci regalino una maggioranza stabile sono più che certe, e si sa che in momenti del genere la scelta di individui a cui affidare il comando della nave per navigare a vista non può che cadere su leader ponderati e con già dimostrate capacità. Insomma gli ingredienti per un buon film d’azione ci sono tutti: banche che saltano e danari che spariscono, vecchi leader che non si vogliono farsi scalzare e due tipi in completo grigio, pronti a salvare la Repubblica da sé stessa ed un copione da bel Paese da far invidia a Sorrentino. Pronti col pop-corn dunque che a primavera uscirà nelle sale.