Più risorse per i giovani, l’ambiente, le frontiere esterne e la sicurezza. Meno risorse per l’agricoltura e la politica di coesione.

Il progetto di Quadro finanziario pluriennale della Commissione europea 2021-2027, ossia il bilancio per il prossimo settennato, con priorità e obiettivi generali da cui derivano le singole politiche e i singoli programmi, è stato presentato ad inizio maggio dalla Commissione europea. Da allora è iniziato un percorso che si concluderà verso la fine del 2019 (quindi con il prossimo Parlamento europeo e la prossima Commissione europea) in cui prima il Parlamento e poi il Consiglio dovranno modificare e approvare il Quadro finanziario.

In Parlamento servirà trovare una maggioranza mentre in Consiglio servirà l’unanimità. Per questo la proposta della Commissione potrà essere notevolmente modificata e per certi versi anche stravolta.

Per ora possiamo analizzare quanto proposto che va nella direzione di una maggiore centralizzazione di alcune politiche (in particolare quelle sociali) e un maggiore approfondimento di alcuni temi (difesa, immigrazione) in cui una grande maggioranza di cittadini europei chiede da tempo un maggiore coordinamento.

Due esempi in merito all’approfondimento. Vengono triplicati i fondi per la creazione di un corpo di guardie di frontiera europee. La Commissione, in particolare, “propone un corpo permanente di guardie di frontiera di circa 10 000 elementi da istituirsi entro la fine del periodo finanziario e un sostegno finanziario e formazioni per aumentare la componente relativa alla guardia di frontiera nazionale negli Stati membri.” Vengono aumentate di 22 volte le risorse per il fondo europeo per la difesa “che mirerà a sostenere la competitività e la capacità di innovazione dell’industria della difesa in tutta l’Unione sostenendo azioni collaborative in tutte le fasi del ciclo industriale, ad iniziare dalla ricerca. Questo eviterà le duplicazioni, consentirà economie di scala e si tradurrà, in ultima analisi, in un uso più efficiente del denaro dei contribuenti.”

Per quel che riguarda le politiche sociali la centralizzazione significa che i 5 fondi attuali verranno accorpati: il Fondo sociale europeo (Fes), Iniziativa giovani, Fondo europeo di aiuti agli indigenti (Fead), programma dell’Ue per l’occupazione e l’innovazione sociale, e programma dell’Ue per la salute. Come spiegato in questo articolo, cambia – ed è l’elemento più significativo – la governance dei fondi. I progetti da finanziare con Fes+ si concentreranno sulle sfide “identificate nell’ambito del semestre europeo”, il processo di coordinamento e collaborazione in materia di politica economica. In altre parole i fondi destinati agli Stati membri dovranno innanzitutto essere utilizzati per rispondere ai rilievi di Bruxelles sulla situazione economica di ogni singolo Paese membro.

Dall’altro lato, per far quadrare i conti data l’ostilità di molti Paesi membri di aumentare le risorse per il bilancio comune dell’Unione, è stata decisa una riduzione delle risorse per la politica agricola comune e per quella di coesione (ossia le risorse per ridurre le disparità tra Regioni europee). Nonostante le riduzioni le due politiche permangono le prime due del futuro bilancio settennale. Per quel che riguarda la politica agricola comune è evidente come una progressiva riduzione delle persone che si occupano di agricoltura in Europa da un alto e l’emergere di altre necessità come sopra descritto dall’altro, stiano spingendo a ridurre le risorse per un settore oggettivamente marginale nel contesto del futuro sviluppo dell’Unione (e degli Stati al suo interno).

Per quel che riguarda la Politica di Coesione, va detto che le previsioni erano molto peggiori di quanto scritto dalla Commissione. Si prevedevano tagli giganteschi che non sono più nella proposta e per il caso italiano – dato l’impoverimento del Paese rispetto agli altri soci europei in questi anni – c’è addirittura un aumento delle risorse. La Politica di Coesione, comunque, necessita soprattutto di una riforma delle priorità che sarà discussa all’interno dei singoli Regolamenti dedicati ai Fondi di cui è composta.

Il dibattito sul QFP 2021-2027 è solo all’inizio, così come deve ancora iniziare quello su singoli programmi e fondi. La sfida è decisiva, perchè determina la capacità di incidere sulle esigenze e le priorità degli europei nei prossimi 10 anni. I paletti del campo di gioco della negoziazione tra Stati, Parlamento e Commissione li ha messi il Presidente Juncker con due chiare dichiarazioni. La prima: “Se dovessimo garantire un bilancio che risponda per intero a tutte le sfide che abbiamo di fronte, allora dovremmo presentare un quadro finanziario pluriennale che richiederebbe agli Stati un contributo pari al 2% del Reddito nazionale lordo”. La seconda: “Tagliamo politiche vecchie, finanziamo politiche nuove”. Saranno d’accordo Primi ministri e gruppi parlamentari.