Questi ultimi giorni prima del voto per il referendum sulla cosiddetta “Brexit” – indetto il 23 giugno – sono decisamente concitati. Dopo l’assassinio della deputata laburista Jo Cox di questa settimana, il clima è diventato ancora piú rovente e lo scontro ancora piú assoluto. In questo articolo vorrei, peró, svolgere un pensiero un po’ lontano dai motivi che sostengono l’una o l’altra posizione sull’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’UE.

La riflessione è questa: quale posizione dovrebbero sostenere i filo-europeisti e, soprattutto, i federalisti? Dovrebbero lottare senza riserve per far rimanere il Regno Unito nell’Unione?

Chi scrive non ne è per nulla convinto, anzi: sarei veramente felice per una vittoria del “Leave”. Lo dico per numerose ragioni, tutte legate al futuro del progetto europeo.

Dando qualche coordinata, il Regno Unito entra a far parte del progetto europeo a partire dal ‘73, ben 23 anni dopo la firma del trattato costitutivo della CECA e 16 anni dopo il trattato costitutivo dell’Unione Europea. Giá da queste poche informazioni si puó capire come non ci sia mai stato un forte sentimento europeista dai cittadini d’oltremanica e di come, di fatto, questi si siano sempre sentiti appartenenti ad una cultura, una storia e una comunitá internazionale diverse da quelle della comunitá continentale europea.

Anche gli accordi dello stesso febbraio hanno dimostrato una forte repulsione da parte dei britannici allo spirito europeo: la permanenza nell’unione era semplicemente una chip, una carta da giocare per ottenere condizioni migliori e non una preziosa risorsa da salvaguardare.

In tutto ció, come dovremmo porci noi “europei continentali”? Continuare a difendere a qualsiasi costo la loro presenza nell’Unione sarebbe come inseguire una persona che, peró, di noi non è minimamente innamorata: produce effetti peggiori rispetto al semplice rimanere inerti.

Dobbiamo, invece, ribaltare il tavolo e sfruttare questo possibile scenario a nostro vantaggio. Siamo sinceri: in tutte le trattative che ci sono state per un’ulteriore statalizzazione dell’Unione il Regno Unito è sempre la peggiore spina del fianco. Dobbiamo prendere atto di come si presenta la realtá, sperare in un esito positivo del referendum e, il giorno dopo, lottare come non mai per ottenere delle vere istituzioni europee – in primis un Parlamento e un Governo – che siano capaci di dare risposte celeri alle esigenze provenienti dall’interno e dall’esterno della stessa Unione.

Sí, Sí e Sí al referendum del 23 giugno 2016.

Oggi, ancora piú di ieri:

“Per un’Europa libera e unita” e federale,

Federico Cazzaro

PS: Ripubblicando quest’articolo in questo nuovo sito web, sono stato felice di poterne cambiare anche la categoria. Si tratta ora di POLITICA ESTERA (rispetto allo stato che, ovviamente, è l’Unione 🙂 )!