Il giornalista Michele Serra, all’interno di un articolo recentemente pubblicato dalla rivista “L’Espresso”, ha commentato con sapiente ironia una questione che, rispetto al quadro socio-politico europeo e globale, potrebbe determinare cambiamenti epocali: riferendosi alla “Brexit”, ossia alla potenziale uscita della Gran Bretagna dall’unione europea – la decisione sarà definita attraverso un referendum che si terrà il 23 giugno –, Serra ha evidenziato lo storico distacco con il quale la Gran Bretagna si è sempre relazionata all’UE, una distanza che ora, giacché le posizioni dei favorevoli all’uscita – tra i quali figurano esponenti dello stesso partito cui appartiene David Cameron, primo ministro inglese e politico pro Unione Europea – si stanno notevolmente irrobustendo, potrebbero concretizzarsi.

            In virtù della ragguardevole rilevanza correlata alla questione, come specificato precedentemente, pare opportuno rimuginare circa le fazioni costituitesi: da un lato, quanti si dichiarano favorevoli all’uscita dall’UE, i quali – con slancio dalle sfumature nazionaliste ed energia dalle proporzioni dannunziane – non tollerano i limiti che la politica europea impone e ritengono che, riferendosi soprattutto all’ambito dell’alta finanza, la Gran Bretagna indipendente, simile ad un super-uomo che procede imperscrutabile oltre i confini del Reale, potrebbe sviluppare fiorenti traffici commerciali; dall’altro lato, coloro che preferirebbero rimanere all’interno dell’Unione, i quali reputano ragionevolmente che la “Brexit” condurrebbe soltanto ad una condizione instabile e difficile da gestire, una situazione dalla quale non sarebbe possibile liberarsi certamente e sicuramente.

            Riflettendo intorno a tali schieramenti, la seconda posizione descritta si dimostra indubbiamente la più valida e soprattutto la più logica (intendendo tale termine secondo l’etimologia greca del medesimo, che lo riconduce al logos della tradizione omerica, ossia a ciò che congiunge, che unisce), e attraverso alcuni termini e determinati concetti provenienti dal pensiero del filosofo tedesco Hegel è possibile comprendere perché: l’Europa è uno spazio che in sé racchiude un plesso assai composito di tesi – ossia le esigenze specificamente correlate alle varie nazioni insite all’interno di tale area del globo –, e tali tesi tendono effettivamente a scontrarsi, generando così un intreccio dalle connotazioni antitetiche – le posizioni sostenute dalle varie nazioni tendono, infatti, ad opporsi. L’Unione Europea può essere considerata quale un passo significativo verso una sintesi armoniosa ed equilibrata tra le necessità palesate dai vari Stati; tuttavia, l’attuale crisi economica, la “Brexit” e molti altri fattori rischiano di vanificare ogni sforzo e costringere l’Europa ad un atomismo, ossia ad una frammentazione interna, assai dannoso: è all’interno dell’atomismo, infatti, che trionfano gli interessi particolari, giacché ogni soggetto – quasi pervaso dalla volontà di vivere schopenhaeuriana – cerca di sopraffare chi si trova attorno allo stesso.

            È l’Unità, in conclusione, quanto assicura Stabilità ed Ordine: isolarsi e tentare di procedere indipendentemente, in questo contesto, può condurre a fallimenti terrificanti; meglio, allora, affidarsi alle parole e agli insegnamenti del sommo Leopardi, che nel componimento intitolato “La ginestra” menzionò la “social catena” che dovrebbe unire l’Uomo, rendendolo capace di superare le avversità del Reale.