Nonostante siano passati cinque mesi dall’esito del referendum inglese, che ha visto la vittoria dei sostenitori del progetto Brexit, il Governo Inglese sembra non aver ancora un piano di uscita, generando incertezza all’interno della zona europea e del mercato interno, in quanto sembra ormai essere sempre più irrealizzabile la promessa del primo ministro Theresa May di uscire entro marzo 2019 con l’attivazione del famoso art.50.

Infatti in un recente report datato 7 novembre,chiamato “Brexit Update” e scritto da un consulente per l’ ufficio di Gabinetto, si vede come il governo inglese non abbia alcuna “strategia negoziale complessiva”.

Tale documento segreto, sarebbe  stato ottenuto dal quotidiano inglese “Times” e visionato dalla “BBC”, dove si vede come effettivamente non sussistano un accordo né una strategia d’ uscita, che di conseguenza sarà complessa, lunga e difficile. Il Governo inglese ha ovviamente smentito subito la faccenda, affermando di disconoscerne la paternità e le affermazioni di tale report.

Intanto  mentre si è in attesa del verdetto della Suprema Corte sulla possibilità che anche il Parlamento si esprima sul risultato del referendum di giugno, aumentano le incertezze e le problematiche in ambito economico, in particolare in tema di salario.

Se inizialmente si era registrato un proficuo miglioramento secondo gli economisti S&P Global Ratings, la ripresa dell’ economia post-Brexit è “addirittura un miraggio”. L’agenzia di rating infatti ha affermato:

“L’incertezza che circonda il futuro del Regno Unito al di fuori dell’UE e rischi economici associati, che riteniamo siano pronunciati e prevalentemente orientati al ribasso, è probabile che si presentino a poco a poco, in particolare sul fronte degli investimenti, quando le aziende inizieranno a scontrarsi con la nuova realtà Brexit”.

Infatti le previsioni cominciano a farsi sentire, nel mese di luglio il Regno Unito ha visto crescere dello 0,6% il livello dell’inflazione, che per la Bank of England dovrebbe arrivare a toccare quota 3% nel 2017, come se non bastasse il pound ha perso almeno 10 punti percentuali rispetto al dollaro aumentando i prezzi dell’import.

L’aumento dell’inflazione ha colpito anche il trasporto ferroviario, con un aumento dei prezzi dell’1,6%, ma anche bevande alcoliche, tabacco e i prezzi di ristoranti, alberghi e materie prime.

Inoltre nel mondo del lavoro inglese, il quale era stato caratterizzato sempre dal fenomeno di lavoratori esteri, garantire la piena rispondenza della forza lavoro nazionale all’offerta delle aziende non sarà un processo immediato, con il risultato che la prima conseguenza per anni sarà un taglio dei posti e non un loro aumento. I sindacati e alcuni analisti prevedono una diminuzione brusca dei salari già a partire dal prossimo anno, con conseguenze prevedibilmente negative a livello sociale.

Ma il Primo Ministro sembra non vedere tali problemi e alla sua risposta se vi sarà una concreta e rapida “exit strategy” risponde: “ci vorranno mesi”.