Il volontariato organizzato nel Terzo settore è una grande forza presente in tutte le società europee e molto vivace in Italia. L’Unione deve riconoscerla per i valori di solidarietà che sa esprimere ed il contributo economico che sa dare

Sentiamo spesso parlare di volontariato e conosciamo persone che vi si dedicano in vari modi, impegnando il proprio tempo libero, quando non lo facciamo noi stessi. Nelle politiche comunitarie se ne trovano tuttavia poche tracce e nei palazzi del potere di Bruxelles l’argomento è finito in un sottoscala, nonostante  interessi 100 milioni di europei.

Non è sempre stato così. Su proposta di un piccolo manipolo di europarlamentari, il Consiglio ha proclamato il 2011 anno del volontariato e ha dato avvio ad una incalzante serie di iniziative a livello locale, nazionale ed europeo, per premiare queste attività gratuite e disinteressate in una società fin troppo competitiva. Nel corso di quell’anno si sono succedute manifestazioni, discussioni, pubblicazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica ad un fenomeno di lunga tradizione, ma poco apprezzato e considerato alla fin fine marginale.

Di quel fervore oggi rimane molto poco. Rimangono periodici bandi europei, che offrono ai giovani la opportunità di arricchire la loro formazione a contatto con culture diverse. Tra i più conosciuti, Erasmus+ offre ai giovani dai 18 ai 30 anni la possibilità di impegnarsi in attività di volontariato per un massimo di 12 mesi in vari Paesi, coprendo le spese di vitto e alloggio e forfetariamente quelle di viaggio. E’ un programma che fa capire come a Bruxelles  il volontariato venga ancora inteso come prestazione individuale, vale a dire la sua forma più antica e semplificata ed ignori quelle più recenti e significative. Nel tempo il volontariato si è infatti evoluto e si riconosce oggi in Associazioni, Cooperative, Fondazioni, capaci non solo di esprimere valori di solidarietà e vicinanza, ma anche di produrre beni e servizi fuori portata dello Stato e non appetibili dal Mercato.

Per questo, è invalso ormai l’uso di denominarle riassuntivamente Terzo settore. In Italia è  un fenomeno molto radicato e diffuso in tutte le regioni, con oltre 300 mila organizzazioni e 5 milioni di volontari. E’ cresciuto anche in senso economico, dato che pesa per il 4% in termini sia di Pil che di occupazione, ma è frammentato e mal regolamentato. Nel 2016, il nostro Parlamento ha delegato il Governo a semplificare una normativa nata nel segno di pressioni di parte e perciò incoerente e perfino di difficile lettura. La scorsa estate sono stati emanati i primi decreti delegati, che hanno dato una risposta ancora insoddisfacente in termini di riordino, ma hanno introdotto nel nostro ordinamento nuovi istituti di sicuro interesse. Hanno tra l’altro tratto dal limbo in cui giaceva da anni l’impresa sociale, dotandola degli attesi benefici finanziari e fiscali, e hanno dato riconoscimento legislativo a strumenti di finanza sociale originali come i Titoli di solidarietà, il Social bonus, il Social lending destinati ad aprire nuovi canali di approvvigionamento almeno per le organizzazioni di maggior dimensione.

Negli stessi mesi sono state approvate leggi per il servizio civile dei giovani, per il reddito di inclusione sociale, per le famiglie con figli colpiti da disabilità. Sono tutti interventi che coinvolgono direttamente o indirettamente il Terzo settore e nel loro insieme rappresentano una significativa reazione alla crisi del welfare state, di quell’arretramento cioè della mano pubblica di cui ci accorgiamo quando abbiamo bisogno di qualche forma di assistenza sanitaria o sociale. Nell’impossibilità di dar risposta alla crescente domanda di protezione per limiti finanziari ed operativi, il nostro Stato sta incoraggiando gli italiani a provvedere con proprie organizzazioni e a generare reti amicali estranee alla sua natura amministrativa. Per fare un esempio, una amministrazione pubblica, statale, regionale o locale, al massimo della sua efficienza può erogare ad un disabile tutti i servizi assistenziali e sanitari del caso, ma non può creargli attorno quel clima di solidarietà e appartenenza di cui pure avverte il bisogno.

Nella costruzione di questo nuovo modello che sta prendendo il nome di welfare society, Italia è all’avanguardia potendo contare su un volontariato di lunga tradizione, che ha le sue prime espressioni nelle Confraternite di età medioevale, ove potevano trovare rifugio poveri,  senzafamiglia, storpi, malati. Ma la crisi del welfare state investe tutti gli Stati europei. In Spagna, poco dopo il suo insediamento al Governo, Mariano Rajoy ha tagliato 10 miliardi di euro da istruzione e sanità. Quasi contemporaneamente, in Inghilterra David Cameron ha annunciato di voler risparmiare 18 miliardi di sterline in un paio d’anni riducendo la spesa sanitaria e l’assistenza ai disabili, mentre oggi Theresa May pensa di estromettere gli stranieri da molti benefici in linea con la Brexit. Con una legge dello scorso anno, la Germania ha limitato il proprio welfare a chi vive nel Paese da almeno 5 anni. La Francia sta anch’essa provvedendo a tagli, riducendo tra l’altro i contributi alle famiglie, cui si deve la sua vivace demografia. In sintesi, la tendenza ad adottare misure restrittive si può riscontrare in tutti i Paesi dell’Unione e pare destinata a continuare, generando malumori crescenti.

Bruxelles ha l’occasione di supplire all’inerzia di molte capitali, dedicando attenzione a strati sociali che ha finora trascurato. In tutte le società europee esistono forze positive in grado di autorganizzarsi e di compensare l’indebolimento dei poteri pubblici, anche se non dappertutto sono presenti con la capillarità del caso italiano. Un manipolo di europarlamentari potrebbe prendere  una iniziativa sulla falsariga di quella dei loro colleghi del 2011. Dato che non sono lontane le elezioni per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo, i partiti potrebbero poi inserire il tema nei programmi dei candidati che intendono presentare. Guardando in entrambi i casi non solo al volontariato individuale, ma anche alle interessanti e cospicue forme che ha generato negli ultimi anni.