Il luogo al quale l’Uomo potrebbe essere diretto è stato tratteggiato, e sono stati definiti pure i lineamenti che – in virtù delle mutazioni che lo spazio forse subirà – la Politica correlata all’Avvenire potrebbe assumere: all’appello, però, mancano altre questioni, domande che hanno stimolato ragguardevoli ricerche e condotto a notevoli risultati. Meditando intorno al Futuro non è possibile rinunciare alla considerazione dell’Uomo in sé: chi sarà? Come sarà? Cambierà?
Rispetto agli interrogativi sollevati, due progetti – il primo non è ancora stato attuato; il secondo, invece, sta già generando il proprio mercato – meritano una singolare considerazione: da un lato, il neurochirurgo Sergio Canavero ha sostenuto che entro il termine del 2017 tenterà di eseguire la prima anastomosi cefalo-somatica nella storia della Medicina, ossia il primo trapianto totale di testa umana; dall’altro, Oculus VR, HTC e Playstation hanno già sviluppato visori capaci di consentire interazioni tridimensionali con la realtà virtuale, ossia una realtà artificialmente ricostruita – o costruita: talvolta, infatti, si tratta di dimensioni mai osservate prima, estrosi frutti della fantasia. Ebbene, come immaginare la dimensione umana in relazione ad idee simili?
Sergio Canavero, neurochirurgo funzionale di origini torinesi, è avvolto da sonore polemiche: secondo una folta schiera di esperti non riuscirà a raggiungere la propria meta, perché attualmente non sarebbero disponibili le tecnologie necessarie ad effettuare un passo tanto strabiliante, una manovra che – come non esita a sostenere lo stesso Canavero – potrebbe condurre alla tanto agognata, temuta, sospirata e controversa Immortalità. Il piano ponderato da Canavero è relativamente – mai avverbio fu più significativo – semplice: sfruttando l’ausilio di un polimero chiamato PEG e praticando incisioni dalla precisione estrema, il neurochirurgo intende sezionare la testa del paziente e congiungerla con il corpo di un donatore al quale, ovviamente, sarà stata recisa la testa. Canavero ha battezzato il progetto chiamandolo Heaven, e ha sostenuto che tale operazione condurrà alla nascita di nuove figure, le quali saranno denominate “chimere” – proprio come il mostro mitologico cantato dai poeti appartenenti alla tradizione greca –; non solo: secondo il neurochirurgo, chi subirà il trapianto conserverà l’80% della propria personalità e otterrà il 20% del carattere legato al donatore; inoltre, le chimere non dovranno affrontare i limiti connessi ai cyborgs: “Se trapiantate il cervello di una persona anziana in una macchina, il cervello continua ad invecchiare”, ha asserito Canavero durante una conferenza tenutasi presso l’Università di Verona: ciò – almeno ipoteticamente: è bene ricordare, infatti, che le parole del neurochirurgo non hanno ancora ottenuto riscontri concreti – non accade alle chimere.
Non si può negare: si tratta di una visione indubbiamente suggestiva – la quale, se si considera che ad Heaven potrebbe essere affiancato l’impiego di cloni, registra un ulteriore incremento del proprio fascino –, ma oltre ai quesiti dalla natura puramente scientifica, ci sono delle domande alle quali non ci si può sottrarre: l’Uomo che non può esser toccato dalla Morte diverrà forse un essere simile alle grottesche creature descritte da Jorge Luis Borges in “L’immortale”, ossia trogloditi “dalla pelle grigia, dalla barba negletta, ignudi” e capaci soltanto d’ispirare repulsione? L’Uomo che non può esser toccato dalla Morte vivrà veramente in un “paradiso” terrestre, o – riprendendo ancora il racconto scritto da Borges – erigerà folli architetture dedicate a misteriose divinità dell’Irrazionale? Le chimere saranno soltanto sogni capaci di divorare sé stessi? Che valore assumerà il Lavoro in una società composta da immortali, e ormai prossima ad inglobare robots di ogni genere? Quali evoluzioni subirà la Politica, sempre basata su cariche temporalmente limitate? Ad summam: è possibile un’umanità immortale, o – come sottolinea il termine scelto da Canavero –, nascerà una società trans-umana, dunque una società posta al di là dell’Uomo e delle peculiarità che da secoli lo contraddistinguono?
Proseguendo l’analisi introdotta precedentemente, s’incontra la questione inerente ai visori 3D, un argomento fortemente attuale perché, come specificato, tali dispositivi sono già stati immessi all’interno del mercato. Ebbene: si tratta di visori dall’aspetto simile a quello di una maschera che, quando vengono indossati ed attivati, consentono di accedere ad una realtà alternativa: una dimensione completamente artificiale, uno spazio altro rispetto al reale comunemente conosciuto. Le possibilità correlate ad apparecchi simili sono pressoché illimitate: possono essere sfruttati per esplorare città realmente esistenti e totalmente ricostruite tramite la realtà virtuale, oppure per ricreare ambienti nei quali sviluppare particolari progetti – ad esempio, l’atelier in cui uno stilista lavora –, o anche per incontrare amici e parenti – tutti collegati tramite più visori – ricevendo la sensazione di essere effettivamente in loro compagnia. Cosa succederebbe, però, se tali dispositivi divenissero la porta d’accesso ad una realtà nella quale rifugiarsi per lassi temporali sempre più ampi? Uno scenario decisamente cinematografico, non si può negare; tuttavia, pure in questo caso s’inalberano domande che meritano d’esser poste: l’Uomo si proietterà all’interno di una dimensione artificiale, ma capace di soddisfarne esaustivamente le aspettative? L’Uomo dimenticherà la realtà nella quale vive attualmente? L’Uomo, allora, realizzerà letteralmente quanto scrisse Schopenhauer, ossia una realtà corrispondente alla mia rappresentazione? La Politica come dato concretamente connesso alla pluralità umana – tesi sostenuta da Hannah Arendt, la quale trasse la medesima dalla considerazione del pensiero socratico – scomparirà?
È palese: il Futuro cela prospettive assolutamente folgoranti. Che accadrà? Non si sa. Tuttavia, è bene ricordare che oltre al futuro del pianeta Terra, esiste il presente del pianeta Terra: un tempo caratterizzato da fenomeni ambientali sempre più erosivi, sempre più pericolosi, sempre più dannosi. Il discorso inerente alle condizioni di possibilità legate al Futuro, dunque, non necessita di molte parole: infatti, è sufficiente ricordare – come nel documentario recentemente prodotto da Leonardo DiCaprio, intitolato “Punto di non ritorno – Before the flood” – che il nostro pianeta sta subendo forti cambiamenti climatici, e che è fondamentale agire affinché i danni derivanti dall’inquinamento possano essere arginati. Altrimenti, si rischia che il Futuro dell’Uomo somigli ad un esplosivo componimento scritto da Filippo Tommaso Marinetti: “[…] zang – tumb – zang – tuuum tuuumb…”