L’esperimento europeo è veramente unico nel suo genere. Considerando le modalità in cui si è formata (e si sta formando), è chiaro che sia molto difficile inquadrarla nell’ottica tradizionale. Il punto è che non vi è stato un conflitto alla base della sua nascita, ma la libera scelta dei paesi membri che hanno voluto creare o entrare in quest’”Unione”.

Tradizionalmente, appunto, si usa distinguere tra Confederazione e Federazione. Vi sono una serie di parametri (come la presenza di una Costituzione scritta, di un esercito comune, di un ordinamento e, quindi, una potestà legislativa in capo ad un organo sovranazionale; un sistema giudiziario che lo applichi e lo faccia rispettare…) che sono da sempre utilizzati per distinguere i due modelli. Quest’approccio, però, risulta abbastanza inutile nel caso europeo. Si parla, infatti, di mancanza di una costituzione scritta ma, al tempo stesso, di una costituzione “sostanziale” contenuta nei trattati.

La caratteristica di fondo degli stati federali è quella di avere una parte di sovranità che, almeno in parte o in alcune materie, risulta essere presente nello stato federale. Questo non avviene negli stati confederati, in cui la sovranità risulta saldamente individuata negli stati membri. Questi scelgono di associarsi, rimanendo però indipendenti e sovrani, per perseguire in comune questo o quello scopo.

Se il criterio distintivo risulta essere propriamente quello della sovranità, potremmo provare ad applicarlo anche al caso europeo. Allora proviamo a porci una domanda netta. Sono gli stati membri indipendenti e sovrani? Cosa dovremmo rispondere? La mia risposta è sì e no.

, perché nemmeno le norme costituzionali degli stati membri possono violare il diritto europeo (sentenze Kreil e Factortame, Corte di Giustizia UE).

, perché esiste un sistema giudiziario europeo (la Corte di Giustizia) che detiene il potere di interpretare in ultima istanza le norme europee. È una specie di Cassazione del diritto europeo, rispetto all’idea di funzione nomofilattica.

, perché esiste un articolo del TUE (l’articolo 2) che difende valori fondamentali dello stato di diritto ed un meccanismo (l’articolo 7 TUE) che dovrebbe permettere di garantirne in concreto la difesa, anche al di fuori delle materie dei trattati.

Infine no per l’articolo 50 TUE che permette ad uno stato, dopo un termine dilatorio di 2 anni, di recedere unilaterlmente dall’Unione. Ciò, considerando il concetto di sovranità, non dovrebbe essere possibile. Una regola di questo tipo cozza evidentemente sia con l’idea di Stato che con il concetto di sovranità (a cui esso è strettamente collegato). In questo caso il problema è lo stesso che molti studiosi hanno rilevato nella famosa “Donazione di Costantino”, seppur in contesti ed in forme molto differenti. Uno stato non dovrebbe permettere che una sua parte possa unilateralmente distaccarsi.

“Per un’Europa libera e unita!”

Federico Cazzaro