Dopo un 2016 ricco di novità e sorprese l’Europa sta iniziando a cambiare. Lo testimonia la proposta della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che al vertice di Malta ha prospettato una nuova visione dell’Unione: far sì che gli Stati membri operino attraverso più cooperazioni rafforzate, sancendo così sulla carta attraverso la Dichiarazione di Roma l’esistenza di un’Europa – dei 27 – a più velocità. Un principio che non è nuovo e che in via di prassi è andato sempre più affermandosi, ma che questa volta resterà scritto in un documento ufficiale, che sarà formalizzato proprio il 25 marzo, in occasione delle celebrazioni per i 60 anni dal Trattato di Roma.

Effettuare tale scelta non è certo semplice, ma sembra essere una risposta alle tensioni esplose in questi ultimi anni: dalla Brexit all’emergenza migranti e alle nuove sfide che attendono l’UE con la Presidenza Trump. L’uscita di uno dei Paesi più importanti e rappresentativi dei valori e della tradizione europea, la non condivisione di una politica comune sull’immigrazione e la messa in discussione dell’ “ombrello Nato” da parte di Donald Trump sembrano spingere verso un’unica direzione: una maggiore integrazione, cooperazione e comprensione delle peculiarità di ogni sistema – Paese e una difesa comune sono i più importanti obiettivi di questa nuova epoca.

Cercare di risolvere le divisioni tra europei creando operazioni rafforzate e rendendo, di fatto, determinati Paesi più integrati e coesi rispetto ad altri sembra quasi un controsenso: così facendo, infatti, si rischierebbe di alimentare le discordie interne e invece di risolvere il problema esso sarebbe ancora più forte e prepotente.

L’Unione, infatti, non potrebbe sopravvivere ad un’altra Brexit, ad altre violente e inaspettate spaccature e l’unico modo per prevenire simili calamità è stato identificato con un progetto di rilancio della difesa europea, avendo come Paesi guida l’Italia, la Francia, la Germania e la Spagna, che dovranno agire sia al di fuori sia all’interno della Nato.

L’Italia in particolare è stata definita come “alleato presente e qualificato nelle missioni internazionali” dal Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, James Mattis, in una conversazione telefonica avuta con il nostro Ministro alla Difesa, Roberta Pinotti, che ha voluto sottolineare come l’intervento italiano nei rapporti con la Libia per meglio definire la questione dei migranti sia stato di grande importanza e rilevanza per tutta la comunità europea.

Va comunque sottolineato come diversi Stati si dovranno porre alla guida dell’Europa e far sentire la propria voce per creare un nuovo cammino di condivisione e sicurezza: tra questi c’è sicuramente l’Italia, che mai come adesso si vede investita di un ruolo primario, e con lei l’austera Germania della Merkel e la Francia, quest’anno chiamata alle elezioni.

Da oggi, quindi, si apre il cosiddetto “Processo di Roma”, i cui risultati potranno essere visibili solo a partire dal 2018, anno in cui riusciremo a verificare se effettivamente le politiche verso cui ora ci dirigiamo avranno effetto oppure no.

Di certo è significativo vedere un italiano alla guida del Parlamento europeo in un momento così difficile e pieno di scommesse, dall’esito così incerto, e mette ancora più in luce il ruolo fondamentale del nostro Paese in questo lungo cammino.