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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Congressi e convegni MFE, Cultura

Cristianesimo e Illuminismo

Giovedì 7 marzo nella sala stucchi del Municipio di Vicenza, si è svolto il primo incontro del ciclo “Cresciamo con l’Europa” dedicato alle sue radici culturali. Lo ha introdotto Antonio Baldo, che ha voluto ricordare le motivazioni dell’iniziativa, cui contribuisce anche il nostro Movimento. Siamo nell’imminenza delle elezioni, che dovrebbero segnare una svolta nella traiettoria fin qui seguita dal progetto di integrazione e rivestono pertanto un’importanza senza precedenti. Tuttavia i relatori sono stati scelti al di fuori di appartenenze partitiche, guardando solo alle loro competenze, anche se ovviamente ognuno ha il diritto di coltivare un proprio orientamento.

Cristianesimo

Ha preso per primo la parola Italo Francesco Baldo, già insegnante di filosofia e storia al Liceo Pigafetta di Vicenza, che ha affrontato il tema del cristianesimo. Ha esordito accusando l’Europa di apostasia, nel senso che avrebbe tradito con la secolarizzazione la sua storica base culturale. Negli anni ’40, Benedetto Croce riconosceva che non possiamo non dirci cristiani e Mario Dal Pra, vicentino, pubblicava un’opera sulla necessità dell’universalismo cristiano. Oggi è diventato un oggetto misterioso. Nei processi formativi, conserva ancora un qualche ruolo in età infantile e poi scompare, non legandosi più a niente, nemmeno ai rapporti interpersonali. Del suo arretramento non possono considerarsi responsabili riformatori come Lutero e Calvino, che hanno combattuto le gerarchie romane, non la dottrina. Le responsabilità vanno cercate altrove, a cominciare dall’illuminismo per proseguire col positivismo marxista ed i vari “ismi” che dominano la vita di oggi: l’economicismo, che ha ridotto l’uomo a elemento di mercato, il singolarismo che ha frammentato la società, fino al pansessualismo dilagante. L’Europa parla continuamente di economia, finanza, ha fatto del Pil il suo totem e ha dimenticato l’uomo e i suoi valori. Ma l’aspetto più preoccupante è che mancano proposte e continua a prevalere l’etica degli affari. Servono forze politiche che facciano della morale cristiana la fonte del loro impegno. Negli anni della ricostruzione ci sono state e hanno avuto un ruolo decisivo per la crescita del nostro Paese. Per uscire dalla crisi, bisogna recuperare quello spirito e quella solidarietà.

Illuminismo

Il secondo tema in programma era l’illuminismo, che è stato trattato da Michele Di Cintio, per molti anni docente di filosofia e storia al liceo di Schio, Presidente della locale sezione della Società filosofica italiana, militante Mfe insignito del premio Jean Monnet del Parlamento europeo. L’illuminismo è un fenomeno sfaccettato, come pure il cristianesimo e al pari di questo oggi non molto studiato. Lo si considera di matrice francese ed un prodotto della borghesia per la conquista del potere, identificandolo con l’Encyclopedie di Diderot e D’Alembert. Ma ha avuto importanti anticipazioni in Inghilterra, dove la borghesia è arrivata al potere con la rivoluzione del ‘600 e ha per prima tagliato la testa al Re. In Italia ha influenzato pensatori come Cesare Beccaria ed il primo Leopardi. Non così in Germania dove non esisteva borghesia ed il primato della nobiltà era appena scalfito da correnti mercantiliste.

L’illuminismo è anticristiano? Ha certamente sviluppato una diversa concezione della storia, discostandosi da quella lineare del cristianesimo. Nel 1750 Robert Turgot poco più che ventenne pubblica “Le Tableau Philosophique” e ribalta tutto. La storia è progresso, ha uno scopo e la sua evoluzione è guidata dalla scienza e dalla ragione, oltre che dalle aspettative. Nel 1795 Kant sposta il discorso sul piano etico, pubblicando “Per la pace perpetua”. Il fine etico dei popoli è la convivenza pacifica, che può ottenersi soltanto con una forma di federazione mondiale fra gli Stati. Se manca l’impegno a costruirla, le tensioni sono inevitabili e l’esito finale è la guerra.

Ma tutto ciò dura appena una generazione. Nel 1821 Hegel afferma che la massima realizzazione cui possono tendere i popoli è lo Stato nazionale e tutto l’enorme patrimonio culturale fin lì  accumulato si dissolve. Arriviamo così alla prima metà del ‘900, quando la concezione hegeliana produce i suoi effetti più disastrosi: due guerre mondiali ed un genocidio, anzi la guerra civile europea 1914-1945, la più sanguinosa e terribile che l’umanità abbia mai conosciuto. Ma tanto orrore produce reazioni diffuse e nascono movimenti d’opinione, che vogliono recuperare l’impostazione kantiana. Prende corpo il progetto europeo, faticoso, contraddittorio, largamente incompleto, che resta tuttavia l’unico possibile percorso per vivere civilmente e difendersi dalle nuove tensioni generate da una globalizzazione fuori controllo.

Numerose alla fine le domande del pubblico, alcune vicine ai temi dell’imminente campagna elettorale. I relatori hanno risposto puntualmente, dando vita ad una discussione che proseguirà nei prossimi incontri

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