La scorsa settimana da mercoledì a domenica si é riunito a Strasburgo un gruppo di giovani federalisti da tutta Europa, anche da nazioni che non fanno parte dell’Unione, ma condividono l’identità europea. Si svolgeva il seminario conclusivo di un ciclo che si é snodato per tutto il 2015 da Varsavia a Istanbul, a Barcellona e infine a Strasburgo dove ci si é interrogati sulle azioni da intraprendere per aggiornare la nostra democrazia. Il dibattito si è focalizzato principalmente su 4 temi: la democrazia nell’era digitale, il problema dell’apatia politica, il rapporto tra democrazia e migrazioni e infine la libertà di espressione e in democrazia. La presenza di partecipanti con diversi background ha fatto risaltare aspetti interessanti riflessioni diverse in ogni tematica. È emersa la necessità di aumentare la partecipazione dei cittadini, per renderli consapevoli che la loro voce conta nel processo decisionale e non solo al momento del voto (che rimane comunque fondamentale). Per fare questo bisogna migliorare la qualità dell’informazione creando media sopranazionali, che devono essere il più possibile oggettivi e indipendenti (sia dalle lobby che dai governi). Inoltre l’accessibilità dell’informazioni deve essere garantita a tutti, sia in termini di accesso a Internet, sia in termini di diritti linguistici delle minoranze. Infine la risposta dei governi alla crisi migratoria è stata riconosciuta come un pericolo per la democrazia, in quanto ha portato a una limitazione della libertà di circolazione in Europa che la nostra generazione dava quasi per scontata, e si è identificata inoltre come soluzione un innalzamento del livello decisionale a quello europea, tramite lo sviluppo di una politica comune, diversa dal Trattato di Dublino. Oltre a questi fervidi dibattiti, si sono tenute anche delle lezioni più pratiche sul Project Cycle Management e sulle diverse tecniche di fundraising, dalle istituzioni pubbliche alle piattaforme on line di crowdfounding. Strasburgo non é stata comunque scelta per caso: é una citta europea per eccellenza perché é sede del Parlamento europeo ma anche del Consiglio d’Europa e della connessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Anche la commistione di elementi culturali e architettonici francesi e tedeschi ancora testimonia il passato frontaliero della città. Passato fino a pochi giorni prima almeno: la sera di venerdì 13 novembre chiacchierando un po’ in francese un po’ in inglese davanti a una birra ci si é accorti quasi per caso dai social network di quello che stava accadendo a Parigi e si è iniziato a seguire i concitati aggiornamenti delle notizie, a fare congetture, a preoccuparsi e a sperare che non fosse quello che sembrava. La mattina dopo eravamo tutti scossi, Strasburgo e i suoi abitanti non erano cambiati dal giorno precedente, ma vedere tutte le bandiere francesi ed europee a mezz’asta ricordava costantemente quello che era successo la sera prima, a circa 500 km di distanza. Abbiamo avuto anche noi il nostro privato minuto di silenzio, ma abbiamo comunque mantenuto alto il nostro spirito, per ribadire ancora una volta, anche con gli amici della Jef francese che i nostri ideali sono più forti della paura e nostro impegno resterà saldo. Il ricordo di questo seminario resterà inevitabilmente legato ai drammatici fatti di Parigi, ma più forte sarà il ricordo delle persone con cui ho condiviso questi giorni, tutte pronte a tornare a casa (anche quando casa vuol dire Parigi) e a portare avanti il messaggio e l’azione federalista, per una nuova Europa, per una nuova democrazia, più inclusiva, più partecipata e più efficace.