La prossima riunione dei ministri delle Finanze dell’eurozona, rischia di uscire dal suo solito anonimato per il dilemma sulla gestione del debito greco. Ebbene sì, la “vexata questio” del debito ellenico rischia di riaprirsi in vista della prossima erogazione di ben 5 miliardi di euro previsti dal terzo programma di salvataggio della Grecia. Tale erogazione inoltre garantirà ad Atene di poter adempiere i suoi impegni con la BCE a cui spettano 3,5 miliardi di bond greci. Ed è in questo clima che si aprono i primi diverbi tra la Germania, capofila dei falchi rigoristi, un po’ per principio un po’ per timore e Il Fondo Monetario, il quale sempre con più forza spinge per una ristrutturazione del debito greco, argomentandone l’insostenibilità. Il governo a guida Merkel e i partner europei, seppur contrari lavorano però cercano la mediazione. Nessuno infatti sarebbe disposto a perdere le coperture tecnico-politiche e la partecipazione del Fondo al piano di aiuti alla Grecia, così a cuor leggero, men che meno in questo difficile momento per la tenuta dell’Unione. Ecco quindi apparire solide le argomentazioni dell’FMI, riguardo alla insostenibilità del debito ellenico e del suo necessario taglio, basate su un empirico scetticismo sui conti pubblici di Atene. Del parere contrario i creditori europei. Questi al momento sarebbero più propensi per misure meno drastiche, come la diminuzione dei tassi con al 2%, un allungamento dei tempi di rimborso(attualmente intorno ai 32 anni) e un tetto ai rimborsi annui all’1% del PIL. Tuttavia tali misure appaiono come l’ennesima soluzione tampone piuttosto che una definitiva e quanto mai agognata soluzione al caso greco. Ogni manovra dovrà tuttavia essere contenuta nei  limiti dell’accordo tra Atene e Bruxelles.
Nonostante la validità delle ragioni dell’FMI tuttavia vanno anche analizzate i motivi di contrarietà della posizione europea. In primis l’obiezione mossa al Fondo è la precedente ristrutturazione del debito ellenico con un taglio pari a 107 miliardi di euro, persi dai creditori privati. In secondo luogo vi sono le condizioni già estremamente vantaggiose sui prestiti accordati alla Grecia ed infine i prestiti bilaterali fatti dagli stati dell’area euro pari a circa 50 miliardi.
Deve essere poi tenuto conto della sfiducia di cui Atene si è circondata per le falsificazioni dei conti pubblici, abilmente mascherate e bonariamente tollerate, che al tempo non sembravano essere un gran problema ma che ora pesano sulle trattative con il governo Greco. Insomma la prossima riunione dei ministri dell’economia del 24 Maggio sembra caricarsi di grosse aspettative, è ancor tutto da vedere inoltre quale linea sia destinata a prevalere. Ognuno infatti porta ragionevoli argomentazioni alle proprie tesi e certo nessuno in questo delicato momento politico può mostrarsi vinto di fronte al proprio elettorato nazionale. Sorge quindi un grande dilemma, per i paesi dell’area euro, la cui risposta può portare ad un cambio di governance politica ed economica, apparentemente necessario dopo le non benefiche ricette dal retrogusto d’austerity. A onor del vero, va anche notato l’effetto benefico avuto sulle borse europee dal trapelare delle trattative sulla ristrutturazione greca, cosa che ci dovrebbe far pensare.
Insomma la vera sfida si basa sul trovare una soluzione radicale, definitiva ed applicabile anche altri contesti oltre a quello greco. Questa necessità, lampantemente richiede però un significativo cambio di governance nell’area euro, al fine di permettere tempi di risposta più immediati ed efficaci nel contesto sempre più caotico delle sfide globali, cosa che ormai tutti ci auspichiamo.