La nostra sezione parteciperà domani alla grande manifestazione celebrativa del 60° anniversario dei Trattati di Roma. Sarà un’occasione per sollecitare la classe politica ad approfondire il processo di integrazione e ad affrontare per questa via le sfide del nostro tempo

Domani la sezione di Vicenza sarà a Roma e parteciperà alla grande manifestazione organizzata dal nostro Movimento in occasione del 60° anniversario dei Trattati. Troveremo una città vigilata ed un clima che l’attentato di Londra impedirà di essere festoso, ma contiamo di seguire il programma preparato da tempo, con la sfilata in centro storico e l’intervento di vari esponenti del federalismo europeo.

Il 25 marzo 1957, Italia, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo si incontravano in Campidoglio per formalizzare un accordo, che segnava la nascita della Comunità economica europea in continuità col precedente limitato alla cogestione del carbone e dell’acciaio e come questo finalizzato alla ricostruzione e allo sviluppo. L’accordo prometteva inoltre pace e benessere sociale, obiettivi che sembravano impossibili ma che sono stati raggiunti a vantaggio di diverse generazioni. Paesi come Grecia, Portogallo e Spagna hanno trovato nella Comunità un sicuro ancoraggio nella difficile transizione dalla dittatura alle libertà democratiche, mentre i recenti ingressi di Slovenia e Croazia possono segnare l’inizio di un processo di pacificazione nel tormentato scacchiere balcanico. Mai l’Europa ha goduto di un periodo di prosperità e pace così prolungato e mai è stato un posto così attrattivo dove molti vorrebbero vivere.

Nella stessa sede del Campidoglio si riuniranno domani i 27 Capi di governo e di Stato dell’Unione attuale. Mancherà il Regno Unito. Nella prossima settimana darà formalmente inizio alla procedura della Brexit, per tener conto della richiesta in tal senso manifestata da una stretta maggioranza al referendum popolare dello scorso anno, che peraltro ha registrato un vistoso orientamento per il remain della Scozia e dell’Irlanda del Nord. E’ un segno della crisi che, dopo tanti successi, sta attraversando il progetto europeo. Di fronte al terrorismo, alla disoccupazione, alle migrazioni massive, l’Unione non ha dato risposte adeguate e alcune popolazioni si lasciano ora tentare da un impossibile ritorno ai nazionalismi, dimenticando i lutti e le distruzioni che hanno provocato. Mancano poi risposte alle sfide della modernità e manca la consapevolezza della dimensione planetaria delle competizioni in atto in diversi settori, dalla economia, alla finanza, alla tecnologia, all’informazione, nelle quali i singoli Stati non possono avere alcun ruolo. Perfino la criminalità ed il terrorismo si sono globalizzati. Complicazioni ulteriori si sono da poco aggiunte con la scelta isolazionista della nuova presidenza Usa, che è dichiaratamente ostile al progetto di integrazione e mira a spartire lo spazio europeo per zone d’influenza se troverà l’ accordo col rinnovato protagonismo russo.

Dalle celebrazioni di Roma e dalla contestuale riunione del Consiglio europeo non ci aspettiamo tutte le risposte. Difficile che emergano decisioni sulle riforme da tempo attese, per svecchiare l’impianto istituzionale pensato in un contesto molto diverso dall’attuale. Sappiamo che nei prossimi mesi ci sono scadenze elettorali nei maggiori Paesi e che alcuni leader a fine anno potrebbero essere sostituiti da altri. Ma vogliamo anche credere che la libertà individuale e collettiva, l’apertura culturale, la parità di genere, la partecipazione democratica, la dignità umana, il rispetto della vita siano valori acquisiti nella civiltà europea. Ciò che ci aspettiamo dai 27 è una Dichiarazione finale che ribadisca con coraggio questi valori e ricostituisca una prospettiva comune pericolosamente smarrita negli ultimi anni, lasciando una traccia impegnativa per i successivi appuntamenti.

Il Presidente Sergio Mattarella, parlando l’altro giorno alle Camere in seduta congiunta a proposito dell’anniversario dei Trattati, ha detto che in fondo sono le persone ed in particolare i giovani che già vivono in Europa a rendere irreversibile il processo di integrazione. Ha aggiunto che ad essi deve essere dedicato il nostro impegno e, concludendo, ha richiamato una celebre espressione sull’unità d’Italia attribuita a Massimo d’Azeglio. Nel riferirla all’Europa l’ha così capovolta: “Fatti gli europei è ora necessario fare l’Europa”. La facciamo nostra.