Ancora Parigi, ancora la Francia, ancora il terrorismo internazionale. L’Europa intera fissa ancora una volta attonita il sangue scorrere nelle sue strade e il tritolo rimbombare nei suoi luoghi. Luoghi della “perversità” li chiama il comunicato dello Stato islamico che rivendica gli attacchi.

Contro l’odio di questi fanatismi, la prima, ferma risposta non può che essere una convinta affermazione della civiltà europea e dei suoi “valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini” (Articolo 2 del Trattato dell’Unione europea). Ma non ha senso difendere tali valori e diritti in nome di una qualche nazione: essi sono universali. Ed universale e perpetua, secondo il monito kantiano, è anche la pace; in nome di essa, i cittadini europei sono chiamati ad affermare i loro propri valori e diritti.

C’è un pericolo ora nell’aria che minaccia queste conquiste. È la paura, che fa guardare un altro cittadino con lo sguardo distorto del pregiudizio, mezzo naturale di demagoghi, nazionalisti e populisti. La Francia e l’Europa hanno il dovere morale di tenere a mente i pregiudizi e i totalitarismi, che l’oscuro passato del Vecchio continente ha conosciuto, e i valori di pace e libertà, da cui nacque il processo di integrazione europea, che trovano un fedele testimone già nell’atto di fondazione del processo di integrazione europea, la Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950: “La Francia, facendosi da oltre vent’anni antesignana di un’Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo di servire la pace. […] Questa proposta … costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace”. Richiamiamo, dunque, tutti i cittadini europei a vegliare sui loro politici, affinché non perdano di vista la pace, il rispetto e gli altri valori alla base dell’Unione europea, e riconoscano che solo una Federazione europea può garantirne l’esistenza. Un ritorno all’intolleranza non deve esistere.

Diceva Montesquieu, grande cittadino europeo e francese, che la paura è il sentimento sul quale si fonda il dispotismo. La risposta da dare, quindi, oggi è una risposta di coraggio e di pace: “Dopo Parigi, ora, più di prima, Federazione europea subito!”.