I risultati delle elezioni politiche tenutesi domenica 4 marzo lasciano gran poco spazio all’immaginazione : sono lo specchio di un Paese deluso e stanco, che grida al cambiamento. E questo cambiamento prende il nome di Movimento 5 Stelle, che si aggiudica il titolo di primo partito raggiungendo il 32,64% dei consensi, la maggior parte dei quali proveniente dal Mezzogiorno. Ma i pentastellati non sono gli unici trionfatori di queste elezioni:  anche la Lega di Matteo Salvini, alla guida della coalizione di Centro Destra, porta a casa un risultato molto importante con il suo 17,4%. Molti gli sconfitti : in primis il Partito Democratico di Matteo Renzi, che non arriva nemmeno al 20%, raggiungendo così il minimo storico. Le urne hanno poi bacchettato anche Forza Italia, determinando di fatto un cambiamento gerarchico e il tramonto di Berlusconi come leader del Centro Destra.

Ci vuole invece molta immaginazione per capire chi governerà. Con questi risultati infatti nessun partito o coalizione possiede i numeri per andare all’esecutivo se non contando su appoggi esterni al proprio schieramento iniziale. Nessuno ha raggiunto la soglia del 40% prevista dal Rosatellum ( bis ) , e di conseguenza la maggioranza manca in entrambi i rami del Parlamento. Alla Camera infatti il numero per la maggioranza assoluta è 316, mentre al Senato è 158. Da un punto di vista aritmetico sarebbero ipotizzabili molteplici alleanze, ma sappiamo che la politica è molto più articolata di semplici numeri.

Sia Salvini che Di Maio rivendicano il loro diritto a governare. Il leader del M5S parla addirittura dell’inizio della “ Terza Repubblica, la Repubblica dei cittadini  ”, e si dice pronto al confronto con tutti, prendendo quindi implicitamente in considerazione l’ipotesi di un’alleanza. Salvini invece ribadisce la sua fedeltà al centrodestra, e nega la possibilità di coalizioni strane e minestroni vari ; e quando gli viene chiesto se sarà mai auspicabile un’alleanza con i  5 Stelle lui risponde con un categorico “ No, no, no”.

Un ruolo molto importante potrebbe essere quello dello sconfitto Partito Democratico, che nonostante gli scarsi consensi ricevuti avrebbe i numeri sufficienti per creare un governo di coalizione ad esempio con i 5 Stelle. Ma è proprio il Segretario del partito Renzi che esclude questa possibilità dicendo “no agli inciuci”; e lo fa durante la pseudo conferenza stampa tenutasi il giorno dopo le elezioni dove annuncia anche che si dimetterà dal ruolo di Segretario del partito, ma solo al termine della formazione del governo. Insomma, anche dopo questa palese sconfitta Renzi fatica ad ammettere i propri errori ed insiste nel voler tenere in mano le redini del gioco.

A più di una settimana delle elezioni l’Italia si presenta ovviamente allo stesso modo, con i medesimi problemi: dalla disoccupazione al debito pubblico, all’immigrazione. L’unica differenza rispetto alla vigilia delle elezioni è una difficilissima situazione politica.

Ora la soluzione di questo famigerato rebus è nelle mani del Presidente della Repubblica, il quale dovrebbe consegnare l’incarico governativo tra fine marzo e inizio aprile una volta formati i gruppi parlamentari ed eletti i Presidenti delle due Camere. Difficile, o forse impossibile prevedere quale sarà la scelta di Mattarella: certo è che visto il clamoroso risultato dei pentastellati sarà molto improbabile l’ipotesi di un governo che li escluda. Intanto un primo commento dal Quirinale è arrivato: “Abbiamo ancora e avremo sempre bisogno di questa attitudine: del senso di responsabilità di saper collocare al centro l’interesse generale del Paese e dei suoi cittadini”. Queste le parole del Presidente Mattarella durante la cerimonia della giornata internazionale della donna. Parole condivisibili da chiunque: pur senza fare alcun riferimento diretto ai risultati elettorali, questo suo intervento ha indicato la strada giusta da percorrere per uscire da questo limbo politico.