La Turchia sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia repubblicana, da quando Ataturk rivoluzionò il paese nei primi anni Venti. Ci sono molti motivi per questo disordine; un po’ sono esterni, come la minaccia dell’ISIS, un po’ sono interni, come le pressioni curde. Tuttavia, credo che il principale motivo di debolezza sia endogeno (cioè generato dallo stesso sistema che ora soffre). Infatti, Mr. Erdogan sembra stia facendo il possibile per scavarsi la fossa da solo. Vi spiego perché.

Il premier turco non piace a nessuno. Non piace:

  1. A Putin, che ha introdotto severe sanzioni economiche contro la Turchia dopo l’abbattimento del jet russo dell’anno scorso. Questi provvedimenti stanno avendo successo, tanto che il sistema bancario, il turismo e il settore delle costruzioni sono messi a dura prova, scrive Ian Bremmer. Sono pronto a scommettere che uno dei motivi per cui Putin sta ritirando le proprie truppe dalla Siria sia aumentare la pressione sulla Turchia.

  2. Agli Stati Uniti, che sono delusi dal fatto che Erdogan bombardi di più i curdi che non l’ISIS, mentre Washington sta concentrando gli sforzi contro i terroristi islamici. Questa posizione vale un po’ per tutti i paesi NATO. Del resto, il premier turco sembra più interessato a risolvere i problemi di politica interna, contenendo il PKK curdo. Nel frattempo, gli attentati (da ambo i lati) continuano.

  3. All’elite economica, che vorrebbe una riapertura del dialogo con l’Iran, per stimolare di nuovo il turismo e l’economia turca. In sostanza, vorrebbero rimpiazzare i turisti e il capitale russi con quelli iraniani. Tuttavia, Erdogan si sta avvicinando sempre di più all’Arabia Saudita, nemica giurata dell’Iran. Anche qui, la strada da fare sembra in salita.

  4. Al suo stesso partito, visto che nel recente congresso ci sono state correnti che si sono dette pronte a limitare l’influenza di Erdogan nelle operazioni di governo. Se pure il partito lo tradisce, per il premier turco non ci sarà nessuno con cui camminare.

  5. A nessun liberale, visti la continua censura dei giornali d’opposizione (cosa inconcepibile per uno Stato che ha fatto formale richiesta di adesione all’Unione Europea) e il tentativo, dopo le elezioni del novembre scorso, di riscrivere la Costituzione per aumentare i propri poteri. Erdogan vuole proporsi come uomo forte, e non mi stupirei se i turchi accettassero supinamente questa via. Ricordo che stiamo parlando di un paese ancora privo di valori veramente europei; tanto per farvi un esempio, la figlia di Erdogan ha detto, in prossimità delle scorse elezioni, che il ruolo delle donne è stare casa ad accudire i figli. Se noi europei (mediterranei) ci stiamo faticosamente allontanando da questo modello, la Turchia non accenna a volersi muovere. Anzi, la destra di Erdogan sta facendo passi indietro, come spero di avervi mostrato finora.

Eppure, anche il premier turco ha un angelo custode. I soldi che gli arriveranno dall’Europa per contenere e “gestire” i flussi migratori danno prezioso ossigeno al suo governo, che lui certamente non è intenzionato a sprecare. Detto questo, mi sembra che la politica europea si sia dimostrata ancora una volta debole e incapace. Sostanzialmente, stiamo pagando un terzo affinché risolva un nostro problema. Se questo terzo, poi, è musulmano, di (estrema?) destra e ha un diavolo per capello sia in politica interna che estera, cosa credete che possa risolvere?

Stiamo dando ad Erdogan una preziosa chance per farci vedere di che pasta è fatto. In base a come agirà nelle prossime settimane, capiremo se la Turchia potrà entrare nell’UE oppure no. A mio parere, sarebbe un buon modo per sfaldare ulteriormente l’Unione. Abbiamo problemi a raggiungere l’unanimità con l’Inghilterra, figuratevi con la Turchia!

Ora, con i milioni che gli stiamo mandando, Erdogan sarà costretto a scoprire le carte. Sono molto curioso di vedere se nasconde un poker d’assi oppure una misera coppia. Io sono più per la seconda ipotesi, ma spero di sbagliarmi. Inutile dire che un buon alleato in più non farebbe male all’Europa. Speriamo in bene.Erdogan, nemico di tuttiLa Turchia sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia repubblicana, da quando Ataturk rivoluzionò il paese nei primi anni Venti. Ci sono molti motivi per questo disordine; un po’ sono esterni, come la minaccia dell’ISIS, un po’ sono interni, come le pressioni curde. Tuttavia, credo che il principale motivo di debolezza sia endogeno (cioè generato dallo stesso sistema che ora soffre). Infatti, Mr. Erdogan sembra stia facendo il possibile per scavarsi la fossa da solo. Vi spiego perché.Il premier turco non piace a nessuno. Non piace:A Putin, che ha introdotto severe sanzioni economiche contro la Turchia dopo l’abbattimento del jet russo dell’anno scorso. Questi provvedimenti stanno avendo successo, tanto che il sistema bancario, il turismo e il settore delle costruzioni sono messi a dura prova, scrive Ian Bremmer. Sono pronto a scommettere che uno dei motivi per cui Putin sta ritirando le proprie truppe dalla Siria sia aumentare la pressione sulla Turchia.Agli Stati Uniti, che sono delusi dal fatto che Erdogan bombardi di più i curdi che non l’ISIS, mentre Washington sta concentrando gli sforzi contro i terroristi islamici. Questa posizione vale un po’ per tutti i paesi NATO. Del resto, il premier turco sembra più interessato a risolvere i problemi di politica interna, contenendo il PKK curdo. Nel frattempo, gli attentati (da ambo i lati) continuano.All’elite economica, che vorrebbe una riapertura del dialogo con l’Iran, per stimolare di nuovo il turismo e l’economia turca. In sostanza, vorrebbero rimpiazzare i turisti e il capitale russi con quelli iraniani. Tuttavia, Erdogan si sta avvicinando sempre di più all’Arabia Saudita, nemica giurata dell’Iran. Anche qui, la strada da fare sembra in salita.Al suo stesso partito, visto che nel recente congresso ci sono state correnti che si sono dette pronte a limitare l’influenza di Erdogan nelle operazioni di governo. Se pure il partito lo tradisce, per il premier turco non ci sarà nessuno con cui camminare.A nessun liberale, visti la continua censura dei giornali d’opposizione (cosa inconcepibile per uno Stato che ha fatto formale richiesta di adesione all’Unione Europea) e il tentativo, dopo le elezioni del novembre scorso, di riscrivere la Costituzione per aumentare i propri poteri. Erdogan vuole proporsi come uomo forte, e non mi stupirei se i turchi accettassero supinamente questa via. Ricordo che stiamo parlando di un paese ancora privo di valori veramente europei; tanto per farvi un esempio, la figlia di Erdogan ha detto, in prossimità delle scorse elezioni, che il ruolo delle donne è stare casa ad accudire i figli. Se noi europei (mediterranei) ci stiamo faticosamente allontanando da questo modello, la Turchia non accenna a volersi muovere. Anzi, la destra di Erdogan sta facendo passi indietro, come spero di avervi mostrato finora.Eppure, anche il premier turco ha un angelo custode. I soldi che gli arriveranno dall’Europa per contenere e “gestire” i flussi migratori danno prezioso ossigeno al suo governo, che lui certamente non è intenzionato a sprecare. Detto questo, mi sembra che la politica europea si sia dimostrata ancora una volta debole e incapace. Sostanzialmente, stiamo pagando un terzo affinché risolva un nostro problema. Se questo terzo, poi, è musulmano, di (estrema?) destra e ha un diavolo per capello sia in politica interna che estera, cosa credete che possa risolvere? Stiamo dando ad Erdogan una preziosa chance per farci vedere di che pasta è fatto. In base a come agirà nelle prossime settimane, capiremo se la Turchia potrà entrare nell’UE oppure no. A mio parere, sarebbe un buon modo per sfaldare ulteriormente l’Unione. Abbiamo problemi a raggiungere l’unanimità con l’Inghilterra, figuratevi con la Turchia! Ora, con i milioni che gli stiamo mandando, Erdogan sarà costretto a scoprire le carte. Sono molto curioso di vedere se nasconde un poker d’assi oppure una misera coppia. Io sono più per la seconda ipotesi, ma spero di sbagliarmi. Inutile dire che un buon alleato in più non farebbe male all’Europa. Speriamo in bene.