Tutta l’Europa sta vivendo un momento difficile. Mentre gli States di Trump dimostrano disinteresse o addirittura astio per le nostre istituzioni continentali, i politici di tutti gli stati membri combattono per tenersi stretti i voti di un elettorato deciso, arrabbiato e per nulla intimorito dal fare salti nel vuoto. Anche nella nostra piccola Italia abbiamo delle gatte da pelare: in questo articolo cercherò di capire qual è e quale sarà il rapporto fra UE e gli italiani.

Partiamo dal presente. Veniamo bombardati ogni giorno dalla notizia che i “falchi tedeschi” chiedono una manovra restrittiva dei nostri conti pari allo 0.2% del nostro PIL, corrispondente a 3.4 miliardi di Euro. Nessun giornalista (non uno, fatta eccezione per la bravissima Adriana Cerretelli del S24O) ha mai parlato di come la Commissione non abbia contato le spese eccezionali per migranti e terremoto; nessun giornalista si è preso la briga di scrivere che quello 0.2% corrisponde solo ad un quarto del deficit in eccesso, che è stato pari allo 0.8% quest’anno. Se vi fate due conti, l’Unione Europea ci ha concesso uno sconto di circa 29 miliardi di Euro, chiedendoci di pagare un decimo dell’eccesso.

In Italia, dove prevale la cultura del vittimismo e dello scaricabarile, tutti sono d’accordo nel dare la colpa alla Commissione: i giornalisti vendono più copie, i politici non si assumono la responsabilità delle proprie azioni, il popolo può strillare di più su Facebook. Cosa volete di più? Si crea così un clima di veleni che diventa difficile da gestire. Il povero Piercarlo Padoan tenta invano di fare da mediatore, ma c’è ben poco da ottenere dal giornalismo italiano. Lui, che un po’ di Economia l’ha studiata, sa bene che non possiamo permetterci di litigare con le istituzioni europee. Siamo già sotto i riflettori mondiali per la crisi delle nostre banche, che sta facendo aumentare lo spread a livelli che non si vedevano da tempo.

Ho il triste presentimento che saremo presto oggetto di una violenta speculazione finanziaria; in confronto, quella del 2011 sembrerà una bazzecola. I mercati scommetteranno contro l’Italia. E chi ci scommetterebbe a favore, vedendo degli istituti di credito che aspettano il rabbocco statale, tre-quattro partiti che fanno la voce grossa con Bruxelles (sapendo di avercelo infinitamente più corto) e soprattutto un paese ingovernabile? Perché parliamoci chiaro: con questa legge elettorale ci sarebbero PD e M5S al 30%, Lega al 15%, FI attorno al 10% e tutti gli altri sotto. E chi governa? Torneremo così allo stesso punto da dove eravamo partiti cinque anni fa: nessuna possibilità di coalizione e Mattarella costretto a nominare il 74o governo in settant’anni di storia costituzionale. Bella l’Italia!

Lo dico con un sorriso molto amaro, consapevole che ciò che ci aspetta sarà ben peggiore dei già pessimi giorni che stiamo vivendo oggi. Davanti ad uno scenario del genere, il malcontento aumenterà ancora di più. Pochi (nessuno?) si ricorderanno di aver da poco bocciato un referendum che avrebbe potuto cambiare le carte in tavola, ma tutti non perderanno l’occasione di dare contro al governo e all’Europa. Non so se Bruxelles avrà la forza di reagire ad una nuova ondata di speculazione finanziaria accompagnata dal populismo anti-Euro ed anti-Europa che sta dominando la scena politica. Non mi stupirei affatto se vedessi di nuovo lo spread a 500, mentre la Le Pen vince in Francia dopo il disastro di Fillon e la Germania riconferma per la quarta volta “l’eurocratica Merkel”. Se poi a contorno c’è un Trump che scommette contro la sopravvivenza dell’Euro e dell’Unione Europea, allora non posso dormire sogni tranquilli.

Chiaramente le istituzioni europee non stanno alla porta a guardare il totale disfacimento del continente. Il Parlamento Europeo ha da poco approvato tre importanti rapporti (Beres-Boge, Verhofstadt e Bresso-Brok) che spingono in maniera decisa verso la federazione di stati. Dall’altra parte, Mario Draghi afferma che bisogna procedere al più presto con l’integrazione finanziaria dell’UE, perché altrimenti l’Euro diventa indifendibile. Lo scudo anti-speculazione della BCE potrebbe infatti venire a meno prematuramente, a causa delle eccessive divergenze fra paesi membri accumulatesi durante i dieci anni di crisi – pensate all’inflazione, che sfiora il 2% in Germania mentre rimane allo zero in Italia. Lo scenario è quindi molto complesso e sinceramente riesco a vedere solo una luce fioca. Le cose si stanno facendo serie per il nostro paese, e ciò si rifletterà di sicuro sull’Europa. Sarà un 2017 di passione.