Le lingue ufficiali dell’Unione Europea sono sicuramente motivo di orgoglio e fonte, peraltro, di ispirazione per il suo motto (“Unità nella diversità”) ma sono anche un forte elemento che frena una maggiore integrazione europea. Nell’opinione di chi scrive risulta difficile difendere l’idea, avanzata da molti, che il federalismo, e quindi la presenza di un’unione dalle caratteristiche proprie di uno stato, possa veramente risultare agevolato da una così forte eterogeneità linguistica.

Questo, prima di tutto, per un motivo pratico: la trasposizione degli atti normativi europei in 26 lingue comporta un fortissimo dispendio di energie e risulta fonte di numerosissime controversie sul significato della stessa identica norma nelle diverse traduzioni. Ma, ci verrà risposto, a ciò si dedica l’attività giudiziaria della Corte di Giustizia dell’UE.

Ma è proprio la diversità linguistica a contribuire in maniera assoluta al permanere di culture ed usi differentissimi all’interni dell’Unione che, di fatto, limitano la costituzione di una identità nazionale europea. Non sono qui per negare che queste differenze siano effettivamente una ineguagliabile ricchezza che dovremo difendere; sostengo solo che, di fatto, sia questa una delle cause per cui ci si senta piú difficilmente appartenenti ad un unico popolo europeo.

Questa è la situazione di partenza e, come federalisti, siamo interessati a trovare degli esempi che ci permettano di dimostrare che sia possibile costituire un’unica nazione europea. Spulciando tra i vari sistemi federalisti presenti in giro per il mondo (e sono davvero molti, a dimostrazione dell’efficacia di un modello che riesce a porre in armonia le grandi dimensioni politiche con le piccole entità territoriali) ne notiamo almeno uno che potrebbe risultare interessante: quello canadese.

In questo caso, infatti, il bilinguismo è fortissimo, tant’è che moltissimi madrelingua non conoscono l’altra, con percentuali ben superiori al 50 %, e che rappresentano la frattura più evidente nell’identità nazionale canadese. In una popolazione di 35 milioni di abitanti, solo un massimo (stimato) di 6 milioni riesce a parlare sia il francese che l’inglese.

Una delle dieci province, il Quebec, in particolare, ha da sempre fortissime tendenze autonomistiche ed é riuscita ad ottenere molte permissioni dal governo federale come, ad esempio, la possibilità di avere la propria sede diplomatica in molti paesi stranieri.

Sono molti i conflitti nati per leggi sull’utilizzo della sola lingua francese per differenti casistiche, come le indicazioni stradali. Conflitti quasi sempre risolti dalla corte costituzionale nel senso di permettere anche l’uso della lingua inglese ma che fanno capire quanto sia importante la tematica in questo sistema federale.

In questo quadro, é interessante rilevare come ci sia stato anche qui un referendum nel 1980 (anche se l’obiettivo non era l’indipendenza, ma una sovranitá associata, una forma intermedia). In ogni caso quell’anno si ottenne un risultato estremamente differente da quello avvenuto recentemente nel Regno Unito, con il 60 per cento dei voti negativi al referendum. Dopo questo voto il Canada, nel 1982, si è dotato di una sua Costituzione e, da questo momento, le tendenze indipendentiste si sono decisamente assopite.

Che sia un buon esempio storico da valutare per prendere ispirazione per la integrazione europea?