Il mese di dicembre ha esordito con significative novità per la politica europea, novità che hanno inevitabilmente messo a dura prova il già precario equilibrio dell’Unione.

Domenica 4 dicembre, mentre nel nostro Paese si stabilivano le sorti della riforma Renzi-Boschi, in Austria i cittadini erano chiamati alle urne per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Elezioni che si erano già tenute in primavera, annullate però dalla Corte Costituzionale austriaca per irregolarità nel conteggio delle schede. Sta di fatto che le votazioni di dicembre hanno avuto lo stesso esito di quelle tenutesi il 22 maggio: il popolo ha scelto l’europeista Alexander Van Der Bellen. Con questa vittoria si dissolve così l’ipotesi di un referendum per l’uscita del Paese dall’Unione, ipotesi che era stata progettata dall’avversario populista Norbert Hofer. Le prime affermazioni del neo Presidente dopo il trionfo sono infatti queste: “È stato un voto per l’Europa e per i vecchi valori di libertà, uguaglianza e solidarietà”.

Domenica 11 dicembre il popolo rumeno è stato chiamato alle urne per eleggere i 466 parlamentari della prossima legislatura, ma solo il 39,33% ha esercitato il diritto di voto. Come già previsto dai sondaggi, il partito socialdemocratico di Liviu Dragnea ha trionfato con il 42% dei consensi, mentre si ferma al 19% il partito nazionale liberale.

Gli appuntamenti elettorali per gli Stati dell’Unione però non si esauriscono di certo qui.

La prossima primavera si terranno le elezioni presidenziali in Francia. Il primo turno è fissato per il 23 aprile, mentre il secondo, in caso di ballottaggio, si terrà il 7 maggio. Alle primarie repubblicane tenutesi lo scorso 20 novembre si è aggiudicato il primo posto il liberale cattolico Francois Fillon, che sarà quindi il candidato del partito dei Repubblicani. Si dovrà invece aspettare la fine di gennaio per sapere il nome del candidato del Partito Socialista; ora di certo si sa solo che l’attuale Presidente Francois Hollande non si ricandiderà.

Quelle però che ci dovrebbero far preoccupare sono le elezioni politiche che si terranno a marzo in Olanda, dove l’estremista Geerd Wilders continua ad accumulare consensi. Oltre ad aver espresso la sua approvazione per la vittoria di Donald Trump alle presidenziali statunitensi, il leader del partito di estrema destra olandese si dice pronto, in caso di vittoria, ad indire un referendum per la Nexit: l’Unione Europea deve quindi prepararsi all’ipotesi della perdita di uno dei suoi Stati fondanti. Ma sarà proprio nel mese di marzo che l’Unione dovrà dimostrare la sua compattezza nelle celebrazioni che si terranno nel nostro Paese per i sessant’anni del Trattato di Roma.

Infine l’autunno vedrà come protagonista la Germania con il rinnovo del Bundestag. Angela Merkel si dice pronta a ricandidarsi per la nomina di Cancelliere e a sfidare dunque il partito di estrema destra e quello socialdemocratico.

Il 2017 si prefigura quindi come un anno piuttosto turbolento e instabile per l’Unione. Fra partiti che si sgretolano e avanzamenti di destre populiste, l’Unione Europea appare ora più che mai frammentata e ferma ad un bivio. Non ci resta che aspettare il nuovo anno per capire quale strada intraprenderà.