E così ci siamo. Dopo mesi di incessante campagna elettorale, scontri televisivi, comizi, convegni, stoccate, inchieste e slogan c’è finalmente un risultato. La scelta era tra due candidati, molto diversi tra loro, e non è stata semplice. Da una parte l’uomo forte, che vuole rendere di nuovo grande l’America: violento nei toni, sprezzante delle regole e dei convenevoli e ricco, con tre matrimoni alle spalle, Donald Trump è uno dei candidati che di certo resterà sempre nella storia degli Stati Uniti, almeno per i suoi capelli inconfondibili.

Dall’altra abbiamo la figura di Hillary Clinton: moglie del famoso ex Presidente Bill Clinton, donna di potere, che ha saputo fare carriera e che certamente ha più competenza rispetto all’avversario, ma che nell’ultimo periodo è rimasta oggetto di attacchi e indagini da parte di FBI.

Nonostante queste siano descrizioni sommarie possiamo comprendere come mai l’esito di queste elezioni sia stato così incerto, fino all’ultimo: si credeva, o almeno si sperava, in una vittoria della candidata democratica, ma il successo è stato tutto dalla parte dell’agitatore di folle, di Trump.

Ha vinto lui, lo scopriamo alle prime luci dell’alba di oggi, mercoledì 9 novembre, con uno scarto quasi inimmaginabile, che in tanti non si aspettavano. Le zone rurali degli Stati Uniti si sono recate alle urne in massa, a votare per il candidato repubblicano, così come tanti Stati significativi come la Florida, la Georgia, la Virginia e l’Ohio. Per non parlare del North Carolina, terra tradizionalmente dei democratici, che si è rivelata inspiegabilmente rossa, lasciando l’America e il mondo tutto a bocca aperta.

Certo è che l’indecisione ha, dunque, dominato questa scena elettorale e le stesse borse nell’ultimo periodo sono come impazzite, arrivando quasi a toccare i minimi dal momento della crisi nel 2008. E oggi i mercati asiatici sono andati in negativo e ha aperto in negativo anche Wall Street, segno inequivocabile che ci saranno numerosi cambiamenti. Questo risultato è stato definito come la Brexit degli USA, che avrà risvolti ancora più pesanti e permanenti rispetto alla possibile uscita del Regno Unito dall’Europa.

Per noi, alleati d’Oltreoceano, le cose cambieranno e non poco. Trump segna una linea di fuoco, un nuovo inizio con la sua volontà di isolazionismo, mentre per noi europei la Clinton era sinonimo di stabilità, di continuità dell’amministrazione Obama, anche se non altrettanto riuscita. L’avversario della donna, invece, cercherà intese con la Russia di Putin, che in questa campagna si è schierata chiaramente a favore del candidato repubblicano, tanto che Hillary ha addirittura accusato il Premier russo di attacchi informatici contro il suo partito per favorire il suo avversario.

Se in tanti nell’Unione Europea sono preoccupati, alcuni non possono che gioire dell’elezione di Donald. La prima a congratularsi è, infatti, la chiacchierata Marine Le Pen, mentre in Italia ci si aspettava la vittoria della Clinton, la prima donna alla Presidenza degli Stati Uniti, sogno disatteso ormai. Questa almeno era l’opinione del Ministro per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi che ieri sera era all’ambasciata americana per seguire i risultati delle elezioni e auspicava la sconfitta del magnate newyorkese, che nel frattempo era all’Hotel Hilton, vicino alla “Trump Tower”, ad incitare i suoi sostenitori ad andare a votare mentre già stappava lo champagne per inaugurare il suo “victory party”.

La maggior parte di coloro che lo hanno votato, facendogli guadagnare 274 grandi elettori, sono bianchi, mentre gli ispanici hanno supportato in massa Hillary, facendo però notare una grande assenza: gli afroamericani, che non sembra abbiano partecipato in maniera così forte al voto.

E adesso ci si chiede come ciò sia potuto accadere.

È un segnale importante, un’avvisaglia, anche e soprattutto per l’Italia: il mondo sta cambiando, più velocemente di quanto tutti pensiamo. E Trump ne è la dimostrazione: rappresenta un forte malcontento, una stanchezza generale, una volontà di profondo cambiamento, anche se molto violento. Ora tutto il Parlamento americano è in mano dei repubblicani, così come la Presidenza e di conseguenza anche la Corte Suprema, e la preoccupazione di molti è che vengano meno certe tutele del sistema Obama, dal momento che il neo- eletto Presidente è contro l’aborto, le unioni civili e l’ “Obama care”.

E forse è stato proprio il pesante intervento dei coniugi Obama a decretare la vittoria di Trump: mai nella storia degli Stati Uniti un Presidente uscente, con la sua famiglia, si è speso così tanto per la campagna elettorale del suo ex Vice Presidente e forse è stato anche questo fattore ad indispettire certi americani indecisi.

Di certo non aiuta, inoltre, l’atteggiamento di totale chiusura e di non accettazione della sconfitta da parte di Hillary Clinton: la candidata, infatti, non si è presentata a dichiarare la propria disfatta davanti ai suoi sostenitori, non capendo così di peggiorare l’insoddisfazione e l’amarezza di chi l’ha sostenuta fino in fondo per vedere, infine, tutto crollare a terra. È stato il suo Vice, John Podesta, a presentarsi davanti agli elettori invitandoli ad andare a casa e a riposarsi dopo questa lunga notte.

Infine, dopo le ennesime conferme, la parte sconfitta ha chiamato il vincitore per congratularsi, anche se tutti hanno definitivamente visto questo esito come la caduta della dinastia Clinton.

È alle 9 di mattina- ora italiana- che Mike Pence, il nuovo Vice Presidente, annuncia l’ingresso e il primo discorso da Presidente di Donald Trump, che arriva in sala conferenze visibilmente emozionato, quasi in lacrime.

Ringrazia tutta la sua famiglia, davvero numerosa, e il popolo degli Stati Uniti, invitando tutti, anche quelli che non hanno votato per lui, a restare uniti, definendosi “il Presidente di tutti gli americani”. Ripete i punti fondamentali del suo programma, ma con un tono diverso, non aggressivo, sottolineando l’importanza delle nuove infrastrutture, di un’economia nuovamente forte e di una politica di partenariati e priva di contrasti, sottolineando comunque che ci sarà collaborazione “con tutti quelli che vogliono collaborare con noi”.

Nel frattempo il web impazzisce: chi per osannare Donald, chi per osteggiarlo e criticarlo, mentre scorrono le vignette che ironizzano sulla battuta di Obama, “Orange is the new black”.

Ora c’è solo da aspettare e vedere cosa accadrà. La notte di attesa è stata lunga e snervante, davvero una sorpresa per chi oggi si è svegliato con la notizia della Presidenza di Trump.

E nell’aria c’è una nuova consapevolezza: che da ora in poi l’America non sarà più la stessa, a prescindere da ciò che farà veramente il nuovo Presidente, perché il popolo americano si è espresso in maniera inequivocabile.

Hanno voluto un uomo che si è presentato con toni razzisti e frasi quasi sconcertanti e questo è un dato che nessuno può cambiare.

E la data di oggi, nove novembre, dovrebbe essere significativa: nel 1989 cadeva il muro di Berlino, la parola “freedom” regnava sovrana nelle piazze di tutta Europa e di tutto il mondo mentre la guerra fredda giungeva al suo disgelo, mentre oggi ci si alza con un nuovo sole, un nuovo giorno annebbiato dall’incertezza e dalla paura, la pura di un nuovo muro.

Non ci si aspettava, nonostante tutto, anche a causa dei sondaggi, una vittoria di questo candidato e forse in tanti non erano preparati a tale evenienza.

Non posso salutare questo giorno come la fine della democrazia o della libertà, perché è ancora molto presto per dire con certezza cosa ci riserverà il futuro. Ma certamente posso percepire che d’ora in avanti anche la mia Europa, il mio mondo, la realtà in cui vivo e che oggi mi è così tanto familiare, può cambiare da un momento all’altra.

Il 9 novembre, una data epocale.

Chissà se fra cent’anni ci saranno canzoni per bambini per ricordare questa giornata. Potrebbero suonare così: remember remember the 9th of November, the day Trump won the election.