Dopo tre anni di attacchi frontali contro la Rule of Law e altri principi fondamentali dell’Unione Europea, la Commissione Europea lo scorso 20 Dicembre ha, finalmente, deciso di attivare l’articolo 7, primo comma, del Trattato sull’Unione Europea. Quest’articolo prevede che “(s)u proposta motivata di un terzo degli Stati membri, del Parlamento europeo o della Commissione europea, il Consiglio, deliberando alla maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’articolo 2”.

Questa azione della Commissione, che gli addetti ai lavori e le opposizioni polacche, tra cui il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk (ex leader del maggior partito polacco di opposizione, Piattaforma Civica – PO), attendevano da più di due anni, é la fine di un lungo percorso fatto di tensioni e di crisi, più o meno gravi, tra le istituzioni dell’Unione e il governo polacco, coordinato dal leader del partito PiS, Jarosław Kaczyński, uno degli uomini attualmente piú potenti di questo Stato membro.

I frequentatori di questo blog sapranno che la situazione in Polonia ha raggiunto un livello critico giá dai primissimi mesi di governo del partito PiS, Diritto e Giustizia, cioè dalla seconda parte del 2015. Le scelte politiche messe in campo da questo partito hanno messo a rischio le garanzie costituzionali in molti ambiti, a partire dall’indipendenza del Tribunale Costituzionale polacco, passando per i diritti degli accusati di atti di terrorismo (praticamente nessuno) ed arrivando, ora, all’ultimissima riforma dell’ordinamento giudiziario che, praticamente, annulla anche qui una gran parte dell’indipendenza di questo potere. La situazione è talmente critica che si discute della tenuta democratica di questo paese, considerando anche che una riforma dei media di Gennaio 2016 ha fortemente aumentato il controllo governativo sugli emittenti pubblici, limitandone la libertá. Tutti i settori strategici che garantiscono la tenuta dei principi costituzionali sono stati intaccati dalle riforme dell’attuale legislatura, in alcuni casi in maniera decisamente seria.

In questo quadro gravemente preoccupante, la Commissione aveva degli strumenti da utilizzare, soprattutto le due procedure di cui all’articolo 7 TUE; la stessa ha invece scelto di continuare ad utilizzare il cosiddetto “Rule of Law Framework” per “dialogare” e trovare una soluzione ai problemi sorti dopo l’inaugurazione dell’ottava legislatura nel 2015. Il problema é che, peró, dialogare con i sordi risulta abbastanza difficile.

Dopo due anni in cui, di fatto, in Polonia la maggioranza ha potuto fare il bello ed il cattivo tempo, molte situazioni pericolose per lo Stato di diritto, nella sua accezione lata, si sono cristallizzate e risultano, ormai, pressoché irrimediabili. È il caso, per esempio, del Tribunale Costituzionale in cui la maggioranza dei giudici è stato scelto, in modo incostituzionale, dalla maggioranza PiS. Sono stati scelti giuristi non per il loro profilo professionale, ma per la loro complicitá politica. Vi sono pochi dubbi che, in futuro, questa istituzione non impedirá a nuove riforme parlamentari di eliminare o fortemente limitare le garanzie costituzionali rimaste.

Ció che si imputa alla Commissione è di non aver agito tempestivamente e di aver solo minacciato, per lungo tempo, di attivare le procedure di cui all’articolo 7 TUE. Se la stessa non avesse perseverato nell’utilizzare il “Rule of Law Framework”, probabilmente, ora non ci troveremmo in questa situazione. E, anche se la Commissione si definisce come un organo politico (da cui ne dovrebbe discendere una certa discrezionalitá), risulta anche chiaro che, essendo la “guardiana dei trattati”, essa non avesse altra possibilitá se non applicare l’articolo 7 TUE.

Vedremo come evolveranno ora gli eventi, nei prossimi mesi. La speranza é che vi possa essere un forte cambiamento e si possa tornare a dichiarare la Polonia uno stato democratico e liberal costituzionale. Ciononostante è anche chiaro che la strada per una risoluzione positiva della situazione diventa sempre piú irta di ostacoli. Ció che risulta altrettanto chiaro è che, dopo la Brexit, il futuro della Polonia condizionerà fortemente il futuro della nostra amata Unione Europea.

Riportando, ormai tradizionalmente, le parole di Spinelli, vi auguro una buona settimana (e, chiaramente, un nuovo anno meraviglioso!!)

“Per un’Europa libera e unita!”