Ci troviamo davanti alla migrazione di massa più ampia della storia mondiale. Nemmeno la Germania di Hitler aveva causato un tale disagio umano come i disordini di questi ultimi anni. Come europei, dobbiamo prenderci delle grandi responsabilità: accettare o non accettare i migranti? Chi mi conosce sa bene che propendo per la prima ipotesi, e in questo articolo cercherò di spiegarne i motivi. Lascerò da parte la morale, che purtroppo è soggettiva, in favore di alcuni valori economici. Sarò cinico, ma i numeri sono più belli (e più convincenti) delle lunghe parole.

L’unica traccia di morale ve la lascio in forma di premessa: con “migranti” io intendo sia chi fugge dalla guerra che chi fugge dalla fame. Trovo che sia barbaro escludere dai nostri paesi i cosiddetti “migranti economici”, perché non so se sia peggio morire sotto una bomba oppure crepare di stenti. Io credo che preferirei la prima opzione; eppure molti sono convinti che vadano accettati solo i profughi di guerra. Dar loro la precedenza può avere un senso, ma far entrare solo loro proprio no, a mio parere.

Ma iniziamo a riflettere su qualche questione più concreta. Gli Stati Uniti sono nati come una nazione di emigranti, e dunque hanno sempre adottato politiche altamente inclusive. Riescono ad assorbire ogni anno circa un milione di immigrati, numeri che noi in Europa non vediamo nemmeno con il cannocchiale. Attraverso una lunga e seria procedura di controllo (ma non di selezione, nel senso che non c’è un tetto massimo di immigrati all’anno, per cui accettano anche l’ultima ruota del carro se dimostra di avere la fedina penale pulita e di saper parlare inglese decentemente) chiunque può diventare cittadino americano. In questo modo gli US hanno risolto il problema della natalità (di cui ho già parlato in un post precedente); noi europei, invece, stiamo precipitando: la popolazione tedesca, tanto per fare un esempio, passerà dagli attuali 81,3 mln di abitanti a 70,8 mln nel 2060. A meno che non accetti migranti, come sta facendo guardacaso la Merkel. Semplificando al massimo – forse troppo – la crescità economica è data da produttività per numero di lavoratori. Aumentando almeno uno di questi due fattori, il prodotto cresce. Come ogni cosa, facile a dirsi, difficile a farsi! Tuttavia, è un’equazione di cui tenere conto. Nel panorama di generale invecchiamento che ho dipinto nel post precedente, nessuno dei due fattori può decollare. Accettare nuove risorse può dare uno stimolo all’economia. Anche perché i migranti spesso e volentieri non hanno nulla da perdere, e quindi riescono ad essere molto più innovativi della gente che è ha una comoda routine. Accettare un 1% in più di migranti sul totale della popolazione porta ad un incremento del 6% nel numero di brevetti. Ma non è una cosa nuova: quanti imprenditori abbiamo visto rifiorire a cinquant’anni dopo aver toccato il fondo? Il principio è esattamente lo stesso: tanta voglia di mettersi in gioco. E gli US hanno capito molto bene anche questo.

Certo, accettare migranti comporta anche un costo. Ad esempio, la Germania ha assunto 3000 nuovi poliziotti (tedeschi) per far fronte alla nuova accoglienza. Sta mettendo da parte 6,7 mld di Euro per prendersi cura dei futuri ospiti, cioè offrendo loro corsi di lingua, cultura e job-training. Una grande spesa, potrete dire. Ma quanto vale il beneficio dell’immgrazione? È stato calcolato che, se tutti i confini fossero aperti (quindi libera circolazione di merci e persone) porterebbe ad un incremento di 39000 miliardi di Euro. Una cifra spaventosa, 6000 volte più grande di quella dei costi della Germania. Ma del resto aprendo tutti i confini si hanno enormi risparmi di gestione e maggiore circolazione di beni e denaro. Il risultato non può essere che positivo. Se ragioniamo in termini di economia mondiale (ma serve una mente estremamente aperta), un +3% nella forza lavoro globale renderebbe il mondo più ricco di 356 miliardi. Non tantissimi, ma nemmeno acqua! Del resto, gli immigrati producono sicuramente di più in Europa che non in Asia o in Africa, quindi il benessere generale aumenta, anche se noi europei magari non lo percepiamo.

C’è un problema  fondamentale, però: come li accogliamo questi migranti? Noi italiani non siamo un buon esempio, tant’è che si trovano romeni laureati in matematica scaricare cassette di frutta al mercato. Bisogna adottare politiche di inclusione e integrazione serie, magari ispirandosi a quelle statunitensi: i nuovi immigrati devono imparare la lingua, devono imparare a lavorare e a rispettare un nuovo codice penale (che magari loro non hanno mai visto nel loro paese d’origine). Ma dobbiamo essere noi che gli insegniamo queste cose, prendendoci cura della loro educazione e dando un esempio positivo di integrazione. Se riuscissimo ad includerli nella nostra società, loro ci restituirebbero molto più di quanto stanno facendo ora, dimostrandosi un potente volano economico. I dati parlano chiaro: l’immigrazione conviene!

P.S.: è notizia di oggi (3/11/2015) che gli immigrati arrivati in Europa sono stati 218.000 nel solo ottobre. In un mese ne riceviamo la stessa quantità dell’intero 2014. Tuttavia, sembrano non puntare più all’Italia: di quei 218.000, hanno toccato le nostre sponde solo 8.000 persone, contro i 15.000 dell’ottobre scorso. Un calo tendenziale di quasi il 50%. Abbiamo già perso l’opportunità?