Solitamente non scrivo di temi riguardanti la politica nazionale. Oggi, però, mi sembra doveroso scrivere qualche riga legata al tragico crollo del Viadotto Polcevera, progettato dall’oramai celebre architetto Morandi.

Ciò che mi ha maggiormente stupito su questi avvenimenti sono stati il portamento e le reazioni delle istituzioni. Nulla togliendo alla gravitá dei fatti e alla necessarietà di verificare se vi siano responsabilità, penali o meno, dei vari soggetti legati al mondo autostradale (penso al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al concessionario o comunque altri enti che abbiano doveri di supervisionare lo stato di questa arteria autostradale) sono rimasto basito dal modo in cui le maggiori istituzioni politiche italiane, a cominciare dagli esponenti del Movimento 5 Stelle e dal suo attuale leader, Luigi Di Maio, abbiano reagito a questi fatti. Le primissime dichiarazioni di questo Vicepremier, ad esempio, quando ancora non si conosceva il numero delle vittime coinvolte, che individuava giá le responsabilità del concessionario, Autostrade per L’Italia, e dichiarava che il governo avrebbe reagito contro le omissioni di questo ente. La gravità di un atteggiamento di questo tipo, che altresì denota una straordinaria mancanza di stile da parte di questi “politicanti” che non riescono nemmeno a riconoscere i momenti in cui è necessario il silenzio, per rispettare il dolore di chi in questa tragedia ha perso moltissimo.

Questa astensione, peró, non é avvenuta. L’affannata ricerca di un capro espiatorio, subito individuato nella societá Autostrade per l’Italia, è l’ennesima dimostrazione di una totale mancanza di rispetto verso lo stato di diritto, la magistratura, e i più importanti principi costituzionali della repubblica.

Il picco di questa sciagurata rincorsa (che ha tutti i presupposti per diventare una caccia alle strege) si è avuto, però, con le dichiarazioni dell’altro Vicepremier, Matteo Salvini. Questi ha individuato che le responsabilità fossero addossabili all’Unione Europea, non specificando peraltro a quali istituzioni, e, nello specifico, per le clausole di salvaguardia contenute nella normativa del Patto di Stabilità e Crescita. Questa tesi, sostenuta con motivazioni vicine al ridicolo, è facilmente smentibile con un minimo di conoscenza della normativa e delle politiche comunitarie.

Questo fatto, però, dimostra ancora una volta quale sia la tendenza delle istituzioni politiche italiane. Queste, che vivono una continua campagna elettorale, sono cercano sempre più spesso di individuare le cause dei problemi che affliggono il nostro paese in enti o fatti il più possibile lontani e che, invece, alimentano soltanto un odio perverso contro minoranze o istituzioni in realtà completamente incolpevoli.

Questo tipo di politica sta avendo effetti disarmanti sulla nostra società, creando divisioni estremamente controproducenti a lungo termine, che sará molto difficile sanare successivamente. Speriamo che questo tipo di atteggiamento farisaico, venga riconosciuto anche dagli elettori alle prossime elezioni e che questi lo tengano in debito conto quando dovranno scegliere i nuovi rappresentanti parlamentari.