“Gli uomini, bisogna vederli dall’alto. Spegnevo la luce e mi mettevo alla finestra: essi neppure sospettavano che si potesse osservarli dal disopra. Curano la facciata, qualche volta la parte posteriore, ma tutti i loro effetti son calcolati per spettatori d’un metro e settanta. Chi ha mai riflettuto sulla forma di un cappello duro visto da un sesto piano? Gli uomini dimenticano di difendere spalle e crani con colori vivi e stoffe vistose, non sanno combattere questo grande nemico dell’umanità: la prospettiva dall’alto.”: così il singolare protagonista di “Erostrato”, racconto scritto da J.-P. Sartre e pubblicato all’interno de “Il muro”, avvia la narrazione delle proprie vicissitudini: uno sguardo unico, una prospettiva affascinante, un punto d’osservazione che consente di scrutare il Reale in maniera nuova, contemplando ciò che talvolta non si nota o comprende. Lo scandalo giornalisticamente definito con l’espressione “Panama Papers”, al quale sono state recentemente dedicate ampie discussioni, coinvolge molti personaggi influenti, e seguire la particolare prospettiva correlata ad “Erostrato” – accompagnando la stessa al disteso lusus oraziano che mai deve allontanarsi troppo dalla mente umana – potrebbe condurre a riflessioni rilevanti.

            La domanda che dev’essere posta rispetto ai “Panama Papers” è la seguente: se un soggetto si trovasse al “sesto piano”, spegnesse la luce e si mettesse alla finestra, che scorgerebbe? Che penserebbe? Prima di definire una risposta, è doveroso ricapitolare brevemente quanto è accaduto quaggiù: il 3 aprile 2016, dopo svariate indagini, l’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) – il cui unico membro italiano è costituito dalla rivista “L’Espresso” – ha pubblicato, verificando la validità della stessa con svariati documenti, una lista contenente i nomi di molti individui che, durante gli ultimi anni, hanno nascosto offshore – più precisamente, a Panama, località definita “paradiso fiscale”: tali sono gli stati che impongono tassazioni infinitesimali o nulle e che garantiscono livelli di segretezza pressoché impenetrabili –  miliardi di dollari (secondo le stime, circa 7.600!), divenendo colpevoli d’evasione od elusione fiscale. Una truffa ciclopica ai danni di molti stati (e di molti cittadini: gli evasori europei, infatti, hanno causato una perdita fiscale pari a 75 miliardi di euro), un traffico intricato e losco che ha sconvolto soprattutto perché ha coinvolto e coinvolge tuttora personaggi particolarmente noti: tra i tanti (centinaia e centinaia di nominativi), persino il premier britannico David Cameron, il presidente russo Vladimir Putin e Xi Jinping, attualmente a capo della Repubblica cinese! Non solo: tra gli italiani, che non si sono certo sottratti al meccanismo, emergono Flavio Briatore (ironicamente, “L’Espresso” ha intitolato un articolo dedicato allo scandalo “Briatore non delude mai”), Luca Cordero di Montezemolo, Barbara D’Urso, Carlo Verdone, Emanuela Barilla, Adriano Galliani, Stefano Pessina, Rodolfo De Benedetti, Jessica Rizzo…

             Eccoci al sesto piano, accanto alla finestra, le luci tacciono: che cosa si osserva? Lungi dall’approcciarsi con l’indignatio di Giovenale a questi fatti, si scorge un Uomo che scorrazza contraddittorio qui e là, da un capo all’altro del globo, pur di preservare gelosamente ciò che più l’ossessiona: chiaramente, il proprio personalissimo, egoistico utile – o, come scriverebbe Verga, la propria “roba”, nei confronti della quale il nostro Uomo avverte un vincolo pressoché religioso! Allora, a che serve – lo si domanda con un sorriso punteggiato da un’amarezza lieve, perché la rabbia è utile, ma più spesso inutile – incipriarsi il naso come cocainomani parlando di Democrazia, di Bene comune, di Giustizia, di Onestà, di soluzioni relative alla crisi economica contemporanea? Sono soltanto stupefacenti con i quali deformare la triste realtà che ci circonda? Qui, dal sesto piano, s’osservano piccole formiche che lavorano con solerzia, e squallide cicale che ammucchiano capitali sputando addosso alle fatiche delle prime: ridicole, infatti, le giustificazioni che taluni hanno avanzato quando sono stati interpellati circa lo scandalo nel quale sono ancora coinvolti: c’è chi si è dichiarato inconsapevole dell’esistenza del proprio conto offshore, c’è chi ha descritto improbabili reti di connessioni e acquisti, c’è chi – addirittura! – si è definito vittima di un furto d’identità.

            Qui, dal sesto piano, si delinea pure un’altra domanda, una domanda con la quale spegnere qualsiasi moralismo e che viene posta ancora una volta sorridendo: voi, se foste così ricchi, non avreste compiuto un gesto simile? Voi siete veramente migliori – più onesti, più corretti – di quanti sono stati coinvolti? Spegnete le luci, accostatevi ad una finestra: osservate ed osservatevi, pensate.