Sono tempi bui per la difesa dei valori europei. Questo, ormai, appare chiaro un po’ a tutti. E non faccio riferimento alla evidentemente triste negoziazione, che di fatto deve ancora iniziare, per l’uscita del Regno Unito dalla Brexit. Non faccio riferimento neppure alla seppur deplorevole maniera in cui viene trattata la questione del flusso di migranti e rifugiati verso l’Europa e l’attenzione che il Parlamento Europeo si è proposto di dedicare a questa importante materia. Parlo delle crisi costituzionali che stanno emergendo, o meglio, che sono giá emerse, in due importanti paesi europei come Polonia ed Ungheria.

In questi due casi, le recenti legislature hanno proceduto in un incessante e spaventoso cammino verso la distruzione delle garanzie costituzionali, principalmente smantellando in modo fattuale le rispettive corti costituzionali.

Ció non è stato fatto in modo plateale, eliminando le stesse o riducendo i casi di controllo di costituzionalitá delle leggi. Si è scelto, invece, di agire in modo piú sofisticato, ottenendo peró risultati ancora piú sconvolgenti. Ció é avvenuto qualche anno fa in Ungheria e negli ultimi due anni in Polonia. Il risultato, appunto, è che la stessa corte di fatto svolge ora un controllo meramente formale sulla costituzionalitá delle leggi.

Poniamo lo sguardo al caso polacco. La nomina dei giudici della corte costituzionale è compiuta totalmente dalla camera bassa del parlamento polacco, chiamata Sejm. Giá questo é un chiaro elemento di debolezza della stessa Corte: quasi tutte le democrazie piú avanzate prevedono una compartecipazione nella nomina degli stessi giudici tra diversi organi istituzionali. In Italia, ad esempio, la Corte Costituzionale contiene giudici che sono stati scelti dal Parlamento, dal Presidente della Repubblica e dalle supreme magistrature, in numero uguale.

Prima delle elezioni invernali del 2015, il partito uscente, Civic Platform, in modo altrettanto incredibile, nominó 5 giudici, tre il cui mandato era giá scaduto e due il cui mandato sarebbe scaduto poco dopo le nuove elezioni, nel dicembre 2015. La corte si oppose ed accettó la nomina di soli tre giudici. La nuova legislatura, dominata dal partito Law and Justice, peró, si rifiutó di confermare tutti e cinque i giudici e ne scelse 5 differenti. Questo fu l’inizio della ‘cattura’ del tribunale costituzionale. Con una modifica dello statuto, dichiarata peraltro incostituzionale dalla stessa corte, con la nomina (conseguentemente illegittima) di altri tre giudici nel 2016 e con una altrettanto illegittima nomina di un presidente della stessa, Julia Przyłębska, si è riusciti ad acquisire il controllo della stessa (otto membri su un totale di quindici). Il modo in cui ció è avvenuto ha dimostrato un disprezzo per quei principi costituzionali che dovrebbero essere la base di ogni moderna democrazia.

Tutto ció è accettabile in un’Unione Europea in cui questi principi dovrebbero essere la base su cui si fonda la stessa (articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea)? Chiaramente no. Esiste, infatti, un particolare procedimento, previsto all’articolo 7 TUE, che dovrebbe permettere di contenere questi fenomeni. Il problema è, peró, politico e giuridico. Non solo manca la volontá e l’interesse reale degli stati membri di intervenire in questi casi, ma, per eventuali sanzioni (come, ma non solo, la sospensione del diritto di voto del paese al Consiglio) si richiede un processo lungo e che, al suo inizio, richiede l’unanimitá (con esclusione, chiaramente, del paese sottoposto al procedimento). Bene. Orban, presidente dell’Ungheria, ha giá pubblicamente affermato che in questo tipo di procedura il suo consigliere voterá contro.

Non solo. Tra gli organi europei competenti ad azionare questo procedimento troviamo la Commissione. Juncker si è giá espresso in un’intervista lo scorso Novembre (con un atteggiamento veramente marziano) dicendo che è un’opzione irrealistica e che, di fatto, non ha nemmeno senso attivare lo stesso procedimento. A quanto pare, quindi, qualsiasi partito scelga, nei prossimi tempi, di fare scelte simili non si vedrá posto nessun limite da parte delle istituzioni europee. L’Unione europea è tornata ad essere un comunitá solo ed esclusivamente economica?