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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Politica estera

Il baratro

Quando, a marzo, i risultati delle elezioni politiche furono abbastanza chiari, i sostenitori di un’Europa piú unita con un forte contributo italiano avevano fin da subito capito che sarebbero stati tempi difficili. Le previsioni, peró, si sono rivelate ancora piú rosee di quanto stia effettivamente accadendo nelle ultime settimane.

Il centro delle discussioni politiche dell’ultimo periodo è stato quello di focalizzarsi sull’andamento dello spread e del braccio di ferro tra Commissione Europea ed il governo italiano. Similarmente, la dialettica tra maggioranza ed opposizione é stata impostata da un lato sulla lotta dei pochi, ma coraggiosi, contro tutti, contro i poteri forti, contro i corrotti, contro i burocrati a Bruxelles e, perché no, contro gli immigrati, radice di tutti i mali. L’altro lato, invece, quello degli accusatori, si è soffermato sugli effetti delle riforme sui mercati finanziari, sulla mancanza di “honestá” del Movimento 5 Stelle, sugli errori grammaticali del laureando Di Maio e, molto recentemente, sulle attivitá di  famiglia del vicepremier di Pomigliano.

Questo dialogo si sta rivelando, peró, un disastro e rappresenta pienamente la mediocritá della nostra classe politica. Un esempio chiaro é la discussione riguardo lo spread, dal punto di vista di un semplice giurista quale sono. Risulta abbastanza ridicolo il rally emotivo di chi lancia striduli urla quando questo si impenna, come se fosse un assoluto giudizio della negativitá del governo, e di chi, al contrario si mette ad esaltare gli infelici risultati della coalizione quando questo rallenta un po’, abbassandosi di qualche punto. Lo spread non puó avere un carattere cosí assoluto. Questo, perché prima di tutto, nasce come parametro relativo, una differenza. Una ragione, in realtá piú profonda, per cui non si puó considerare questo valore in maniera assoluta è legata al fatto che sono moltissimi i fattori che riescono ad influenzarlo come sono tantissime, infatti, le ragioni che possono influenzare i rendimenti dei titoli italiani e quelli dei titoli di stato tedeschi. Qualche valutazione seria su questo parametro, peró, è comunque possibile farla. Lo spread riflette, con alcune approssimazioni, il giudizio degli investitori sulla soliditá dello stato italiano. Questa “riflessione”, peró, non è immediata. Risulta presente sempre un ritardo tra scelte ed azioni politiche e relativo giudizio degli investitori. Questo ritardo è legato al fatto che sono spesso presi in considerazione gli effetti delle scelte e delle azioni e, in misura minore, queste ultime. Gli effetti, peró, si possono individuare anche dopo molto tempo.

Nonostante questa distorsione, qualche considerazione è comunque possibile farla, con una discreta ponderazione. Tenendo conto del fatto che i titoli tedeschi hanno avuto un andamento abbastanza stabile nell’ultimo anno, il rendimento dei titoli di stato italiani con termine a dieci anni ha avuto una eclatante impennata che ha portato un aumento di 150/200 punti da marzo ad oggi. Questo dato rappresenta, in maniera sufficientemente chiara, che gli investitori internazionali hanno smesso di investire in Italia e non vedono piú in modo positivo l’evoluzione del nostro paese nei prossimi anni. È chiaro che, in questo senso, le scelte politiche sono state decisamente importanti nel determinare la situazione odierna. Il ragionamento, peró, deve proseguire. È necessario infatti verificare, nello specifico, quali sono state le scelte politiche che hanno portato a questo giudizio negativo. Questa parte, dal mio punto di vista, manca nella discussione odierna. Un’attenta critica, il piú possibile analitica ed imparziale, delle disastrose manovre di questo governo. Ed il giudizio non deve nascere considerando lo spread, questa é una follia. Ci sono riforme buone e riforme cattive per il popolo italiano, a prescindere dall’andamento dello spread. Il giudizio, nel mio caso “disastrose”, è proprio nel merito: certe scelte discrezionali del legislatore mi provocano un certo ribrezzo. Promettere di “smantellare la Fornero”, giusto per prendere il voto di qualche pensionato, è un’espressione che rappresenta una scelta deleteria, unfair e soprattutto molto pericolosa.

Per invertire questo circolo vizioso di una propaganda composta solo di slogan e una critica di sterili attacchi personali, è necessario ricominciare a svolgere seriamente attivitá politica ma, ancor piú in maniera rilevante, é necessario un cambio di passo da parte di noi elettori. Dobbiamo essere capaci di evitare una classe politica che si rivolga a noi con promesse irrealizzabili o, ancor peggio, con promesse i cui effetti sono solo negativi per l’economia nazionale. Questi presupposti, peró, sono difficili da realizzare e temo che, purtroppo, le scelte di questo governo avranno pesantissimi effetti che difficilmente riusciremo a superare nel prossimo decennio.

Il nostro paese ha dimostrato profonde lacune rispetto ai competitors europei ed internazionali che ci caratterizzano da sempre ma che, ora, rischiano di rallentare in modo rilevante la crescita del paese determinando un eccezionale ridimensionamento del paese rispetto ad altri paesi vicini, come Francia e Germania, che rischia di porci in modo irrimediabile in secondo piano. Stiamo proprio “decrescendo infelicemente”, sembra proprio che la profezia di Grillo si stia avverando, seppur in modo approssimativo. L’unica speranza va riposta nelle istituzioni europee, sperando che queste riescano, in qualche modo, a fermare la nostra deriva. Che amarezza.

Sperando di non perderci troppo d’animo, vi saluto calorosamente e vi auguro una buona settimana.

 

“Per un’Europa libera e unita!”,

Federico Cazzaro

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