In questi ultimi giorni nuovi orizzonti si profilano per molti Stati europei che stanno vivendo nella loro politica interna inaspettati cambiamenti, che inevitabilmente si ripercuoteranno sulla nostra Europa.

Questo è un momento cruciale per la Spagna, unico nella sua storia. È il primo caso di approvazione di una mociòn de censura da parte dell’opposizione nei confronti del partito alla guida del Paese, in questo caso il Partido Popular di Rajoy, duramente colpito dalle indagini che hanno coinvolto molti politici del Pp e che hanno portato alla luce un’ampia rete di corruzione. Questo colpo di scena ha portato all’individuazione immediata di un nuovo Premier: Pedro Sanchez, il leader del Psoe. La mozione di censura che ritroviamo nell’ordinamento spagnolo, infatti, ha natura “costruttiva”: essa, dunque, non serve solamente per far cadere un governo, ma anche per provvedere subito ad indicare dei sostituti, in una fase delicata e complessa.

Gli equilibri ora sono precari: Sanchez si appoggia agli indipendentisti catalani, che si sono visti opposti a Rajoy nell’ottobre dello scorso anno.

“Da democratico accetterò il risultato del voto. È stato un onore essere presidente del governo, e avere lasciato una Spagna migliore”, ha dichiarato il leader del Pp, stringendo la mano al suo avversario e lasciando il campo all’azione del nuovo governo. Ora la vera questione è capire quale sarà la posizione del nuovo Premier. “Si apre una nuova pagina nella storia del nostro Paese. Oggi vince la democrazia. Garantisco gli impegni con l’Europa, ascolterò la Catalogna”, ha dichiarato pochi giorni fa la nuova guida della Spagna, lasciando dunque a noi il compito di aspettare e vedere cosa accadrà ai nostri vicini.

E i cambiamenti in questa nostra Europa non si fermano certo qui. Solo pochi giorni fa in Irlanda si è tenuto un referendum per consentire alle donne irlandesi di considerare la possibilità dell’aborto e la risposta affermativa della popolazione ha segnato un vero e proprio cambiamento di rotta: da una Costituzione che afferma che “lo Stato riconosce il ruolo delle donne nella casa e garantisce che non siano obbligate a lavorare per non trascurare i loro doveri di madri e casalinghe” si è passati ad annoverare la possibilità dell’aborto.

Un passo in avanti per le donne irlandesi, che ora chiedono anche di modificare la Costituzione per negare, di nome e di fatto, l’esistenza di “cittadini di seconda classe”, dando, dunque, uguale rilievo all’uomo e alla donna all’interno della coppia.

Ma non finiscono certo qui le sorprese. Forse le novità più emozionanti ce le sta regalando proprio il nostro attuale scenario politico. All’alba di quella che oggi in molti definiscono come la “terza Repubblica”, inaugurata dalla vittoria del Movimento cinque stelle alle ultime elezioni politiche e da un balzo in avanti della Lega, tutto sembra essere cambiato. Dopo quello che potremmo definire come un vero e proprio scontro tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Matteo Salvini e Luigi Di Maio siamo arrivati, infine, alla formazione di un nuovo Governo, definito dai suoi stessi componenti “il governo del cambiamento”. Di sicuro ha portato un cambiamento, anche solo nel modo, del tutto nuovo ed inedito, di vedere e vivere la politica. In questi giorni abbiamo assistito ad eventi fuori dal comune, a tensioni che da decenni non si vedevano comparire nel panorama italiano.

Grande questione oggetto del dibattito tra le forze politiche del nostro Paese è stata sicuramente la posizione dell’Italia riguardo all’Europa. In tanti hanno parlato di rivedere i trattati fondamentali dell’Unione Europea, anche e soprattutto per elaborare nuove strategie per assicurare la definitiva uscita del nostro Stato dalla recessione. Ora l’unica cosa da capire è se effettivamente vi saranno dei cambiamenti o se resteremo nell’immobilismo perché, come diceva Tomasi di Lampedusa, “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

Centrale all’interno di questo dibattito è sicuramente il tema dell’immigrazione, oggetto del regolamento Dublino III, che riguarda la definizione di asilo politico e di rifugiato. Si richiederebbe di modificare in senso solidaristico queste norme, facendo sì che tutti gli Stati dell’Unione si impegnino nel risolvere questo problema e tutte le sue drammatiche conseguenze che si presentano ai nostri occhi (basti pensare a tutti quei casi in cui famiglie vengono divise e smembrate solo perché vincolate a restare ora in uno ora in un altro Stato membro dell’Unione).

Cosa ne sarà del nostro Paese non è possibile saperlo a priori. Certo è che a mio avviso è necessario dare l’opportunità a questo governo di dimostrare ciò che sa (o può) realmente fare.

Essere in democrazia vuol dire anche e soprattutto accettare i risultati delle elezioni, sia che esse indichino come vincitore un partito che ci aggrada o uno che non ci piace. È il presupposto fondamentale per vivere secondo libertà e uguaglianza, principi sanciti nella nostra Costituzione.

E da ciò non possiamo prescindere.