Come i nostri fedeli lettori sapranno, siamo un gruppo di europeisti e federalisti. A volte, però, vista l’onda di scetticismo e negatività che colpisce le istituzioni e, soprattutto, i progetti che tanto amiamo, ci chiediamo chi ce lo faccia fare. Nel panorama politico e mediatico in cui viviamo è molto più facile urlare: “L’Europa fa schifo, dobbiamo uscirne!”, piuttosto che difendere gli ideali dell’integrazione.

Il punto, però, è proprio questo. Come diceva una grande persona, anche se una cosa è difficile, ciò non significa che non siamo tenuti a farla lo stesso. Per noi a volte è demoralizzante sostenere che il progetto europeista sia ancora attuale e competitivo, notate le costanti e chiassose ma inconsistenti voci che provano a smentirci su ciò. Questo non significa, però, che saremo sempre tenuti a dichiarare di fronte al mondo, con il nostro tono di voce basso ma fermo e costante, che l’Europa resta uno dei progetti più belli della storia dell’umanità. E i posteri ci garantiranno la gloria per essere stati tra i pochi che in questi tempi bui abbiano difeso questa idea.

Il punto, però, è un altro: questa idea del politico “onesto” che urla e conquista le piazze ha portato degli effetti devastanti. Quando, effettivamente, sono arrivate persone oneste (e non mi sembra che sia la maggioranza dei casi) a ricoprire importanti ruoli istituzionali, il più delle volte si sono dimostrati completamente inadatti (utilizzando una parola elegante, perché continueremo a difendere questo stile, anche in dibattiti politici): basti considerare l’emblematico caso romano. La riflessione che nasce da questo stato delle cose è che non è sufficiente candidare ed eleggere persone “oneste” per migliorare le cose. Non nego che questo sia un requisito fondamentale, dico solo che non basta: è necessario eleggere persone che siano anche CAPACI e PREPARATE.

Per raggiungere questo obiettivo, però, è necessario che l’attenzione dei mezzi di comunicazione e degli stessi movimenti politici si focalizzi su questi aspetti. Solo cominciando a sviluppare, partendo praticamente da zero, un sistema competitivo e moderno di mezzi di comunicazione potremmo aspirare a ciò. Il passaggio obbligato per raggiungere questo differente obiettivo è quello di limitare (senza proibizioni) la partecipazione delle strutture politiche nei mezzi di informazione. Siamo talmente abituati all’idea che il giornale o la TV debba rappresentare l’opinione politica di quel particolare settore o area politica (o addirittura partito) che non ci accorgiamo della possibile alternativa (a ragion di merito, effettivamente, difesa da sporadiche testate): quella che possano essere le sentinelle della società e indaghino oggettivamente e senza dover rappresentare nessun particolare punto di vista. Ci dovrebbe essere una netta separazione tra controllori e controllati, cosa decisamente naturale. Cosa dovremmo fare per ottenere ciò? Promuovere una qualche riforma? Fare qualche manifestazione?

No, signori miei! La risposta sta sempre nel mercato. Dovremmo smettere di guardare Studio Aperto e inorridire all’idea di comprare giornali come La Repubblica o Il Giornale, tra gli altri. Sosteniamo e difendiamo le poche sentinelle che criticano nel merito (anche qui, nel senso elegante della parola)!

Che c’entra tutto questo con l’integrazione europea? C’entra moltissimo. Come possiamo trattare, e votare, su temi complicati come l’adesione dell’Italia all’Unione Europea se un ragionamento del tipo “l’immigrato ci ruba il lavoro ed è colpa dell’Europa” riceve, ad oggi, scroscianti applausi?

Ripropongo, come d’abitudine, il caro motto, gridato (questo si) con fiera convinzione:

 

“Per un’Europa libera e unita”!

Federico Cazzaro