Al largo delle coste Giapponesi si prepara una svolta economica per il paese e dell’industria high tech. A quanto annunciato infatti, il paese del Sol Levante si preparerebbe ad estrarre uno dei più vasti giacimenti di terre rare conosciuti, stimato attorno a 16 milioni di tonnellate di minerale. Sebbene la scoperta sia avvenuta nel 2012 al largo dell’isola giapponese di Minamitori, le evidenti difficoltà tecniche dovute alla profondità di oltre 5 km del sito ne hanno sempre impedito lo sfruttamento. Tuttavia un team di ricercatori, capitanato da due professori universitari Yasuhiro Kato dell’università di Tokyo e Yutaro Takaya di Waseda, sembrerebbe aver messo a punto un sistema in grado di assicurare un’estrazione redditizia del materiale, garantendo così il soddisfacimento della domanda per 730 anni di disprosio, di 780 per quella di ittrio ed una fornitura per 620 anni di europio e terbio 420. Tali materiali troverebbero la loro applicazione in una vasta gamma di prodotti tecnologici, a partire della auto ibride fino ad arrivare a laser e smartphone. Con tale scoperta inoltre il Giappone insidia da vicino il primato che la Cina detiene da decenni nel settore. Materiali sconosciuti fino ad un secolo fa, negli ultimi trent’anni la Cina sotto la sapiente guida di Deng Xiaoping ha aperto il settore agli investitori stranieri, superando in breve l’allora maggior produttore, gli Stati uniti. Da allora la Cina con 105 mila tonnellate annue prodotte rappresenta l’81% dell’intera produzione mondiale del, seguita da Australia e Russia con una produzione annua di, rispettivamente 20 e 3 mila tonnellate di minerale. La Cina pertanto ha di fatto affermato il suo monopolio nella produzione globale pur essendo detentrice solo del 37% delle riserve mondiali. Tokyo sembra quindi aver creato una prima sfida all’ascesa del vicino asiatico nel settore dello sviluppo tecnologico, detenendo ormai una quota pari a 16 delle 120 milioni di tonnellate di materiale indispensabile nel settore dell’industria high tech. Per rendersi conto dell’importanza cruciale che tale settore può avere negli equilibri globali, basti pensare che ogni componente ad alto uso tecnologico presenta una percentuale attorno all’1,1 e il 5% di tali terre rare, ed esse sono presenti in ogni componente di un’autovettura. Pertanto la scoperta che seppur non ha destato molto scalpore nel panorama internazionale, pur mettendo le ali ai titoli azionari di molte società minerarie e di costruttori di macchine del paese asiatico non potrà che decidere le sorti e gli equilibri politici dell’asia-pacifico e molto probabilmente di gran parte della scena internazionale.