Con una conferenza stampa convocata nello Studio Ovale due settimane fa il Presidente Donald Trump ha annunciato la revisione del Nafta, l’accordo commerciale per il libero scambio siglato nel 1992 fra Stati Uniti, Canada e Messico. Sin dalla campagna elettorale Trump non ha mai nascosto di nutrire grandi dubbi su quest’intesa, definendola come il peggior accordo commerciale della storia, e ha più volte minacciato di abbandonarla. Oggi si è arrivati ad un nuovo compromesso che vede come protagonisti Stati Uniti da una parte e Messico dall’altra, mentre aleggia un alone di mistero sul Canada, che attualmente è fuori dalle trattative. Trump infatti ha già annunciato che verrà rottamato il nome Nafta ( North American Free Trade Agreement ) in quanto “pieno di cattive connotazioni”, e che la nuova intesa si chiamerà Accordo commerciale Stati Uniti – Messico.

Dallo scorso mercoledì sono ripresi i colloqui fra il Rappresentante per il commercio Usa Robert Lighthizer e il ministro degli esteri canadese Chrystia Freeland; proprio quest’ultima si è dichiarata ottimista sulla partecipazione del Canada alle trattative, affermando che il raggiungimento di un accordo che vada a beneficiare tutte le parti coinvolte sia assolutamente possibile. La Freeland infatti ha sottolineato che il Canada rappresenta il più vasto mercato per gli Stati Uniti, più di Cina, Giappone e Regno Unito messi insieme.

In attesa di capire che ruolo giocherà il Canada, gli Stati Uniti e il Messico hanno siglato un accordo preliminare che sarà presto oggetto di approvazione da parte del Congresso. Le due parti si dicono entusiaste: Trump ha parlato di un grande giorno per il commercio, mentre il Presidente messicano Enrique Pena Nieto ha definito l’accordo “win win”, ovvero vincente per entrambi i paesi. Infine anche i mercati hanno risposto positivamente alla notizia, e Wall Street ha segnato un nuovo record ( il Dow Jones +1% a solo un’ora dalla chiusura ).

Pur non essendoci ancora un testo definitivo, negli ultimi giorni sono emersi alcuni elementi cruciali dell’intesa. Punto chiave del nuovo accordo è sicuramente il settore automobilistico, e non c’è da stupirsene, dato che contribuisce pesantemente ai 69 miliardi di deficit commerciale che gli Stati Uniti vantano nei confronti del Messico. L’intesa in particolare prevede che almeno il 75% delle automobili vendute nel Nord America dovrà essere stato prodotto negli Stati Uniti o in Messico, e almeno il 40% di queste deve essere stato fabbricato da lavoratori il cui salario non sia meno di 16 dollari l’ora. Ma l’industria automobilistica non è l’unica ad essere destinata a svilupparsi; sono previsti incentivi anche nel settore tessile, siderurgico e chimico.

Il vecchio Nafta poi trascurava completamente la tutela del copyright, mentre la nuova intesa mira a proteggere i brevetti statunitensi. Infine rimane l’imposizione dei dazi americani sull’acciaio e l’alluminio: Trump potrà quindi aumentare le operazioni delle imprese siderurgiche fino all’80% del loro potenziale.

Dopo alcune discussioni è stata esclusa la cosiddetta clausola “sunset”, con la quale gli USA chiedevano una revisione del nuovo accordo quinquennale. Il nuovo testo invece prevede una durata totale di sedici anni, e una revisione ogni sei, in modo da dare la possibilità alle imprese di effettuare investimenti nel lungo periodo.

Non è ancora chiaro in quale momento avverrà l’approvazione del nuovo accordo e di quello col Canada (se ci sarà). Potrebbe seguire le elezioni di medio termine di novembre, o potremmo attendere fino all’inizio del nuovo anno.