Fra esattamente sei giorni in Germania si terranno le elezioni federali per designare i nuovi 630 membri del Bundestag, il parlamento tedesco, i quali a loro volta eleggeranno il nuovo cancelliere. I sondaggi lasciano poco spazio all’ immaginazione : il Partito Socialdemocratico di Martin Schultz è recentemente crollato al 20%, mentre la coalizione CDU/CSU di Angela Merkel si posiziona ben diciassette punti più avanti. Sembra quindi già determinato che questo sarà il quarto mandato consecutivo per la Merkel, in carica dal 2005.

È invece ancora da stabilire quale sarà la forza politica con cui si alleerà la CDU/CSU in caso di vittoria. L’opinione più diffusa è quella della Grosse Koalition, letteralmente “la grande coalizione” che vede la CDU e il PSD alleati a governare il Paese da ben cinque anni.

I temi maggiormente discussi in questa campagna elettorale sono stati l’immigrazione, la politica estera e la disuguaglianza economica; ambiti in cui i due avversari, seppure con proposte differenti, si sono dimostrati sufficientemente moderati.

Con un tasso di disoccupazione che si aggira intorno al 5%, Merkel promette un ulteriore abbassamento al 3%. Entrambi i candidati garantiscono di lavorare sulla riduzione della forbice tra ricchi e poveri, attuando un modesto taglio delle tasse per la classe medio-bassa e un leggero aumento per i più benestanti. L’ex Presidente del Parlamento Europeo, in particolare, ha criticato l’Agenda 2010, il pacchetto di riforme del lavoro e di liberalizzazione del mercato voluto da Gerhard Schroder, che era a capo del governo socialista dell’epoca.

Anche in tema di immigrazione le differenze fra le ideologie dei due avversari non sono nette. Merkel negli ultimi mesi ha dimostrato di essere più favorevole ad un’accoglienza più pratica e selettiva : in particolare, la sua proposta è quella di incentivare la presenza dei c.d. “skilled workers”, gli immigrati con specifiche competenze. Dall’altra parte Schultz critica la scarsa presenza in materia dei partner europei.

Posizioni contrastanti sono state invece assunte con riguardo ai rapporti con la Turchia: se Schultz dichiara la sua intenzione di interrompere i negoziati per l’ingresso del Paese nell’UE fino a quando Erdogan non ristabilisca la democrazia, Merkel fa notare come i negoziati di fatto non esistano ancora, e afferma che non intende “rompere con la Turchia per fare gara a chi prende la posizione più dura”.

Meritano considerazione poi anche gli altri tre partiti minori che parteciperanno alle elezioni: i Verdi, la sinistra radicale di Die Linke e i liberali di FDP, che nei sondaggi si collocano tutti fra il 5 e il 10%. Sono molteplici gli scenari che si possono ipotizzare in merito alla partecipazione alla maggioranza di governo di questi partiti: sia i liberali di FDP che i Verdi potrebbero governare con la CDU di Angela Merkel, mentre la sinistra radicale di Die Linke potrebbe unirsi al SPD di Schultz. Un partito che, nonostante abbia accumulato consensi, potrebbe rimanere escluso è l’ AFD, per il quale si è candidata come cancelliera Alice Weidel. Sebbene sia il primo partito di destra radicale che ottenga un discreto successo in Germania, le sue posizioni estremiste lo rendono difficilmente compatibile con i valori stessi del Paese.

Quella tedesca è stata una campagna elettorale estremamente moderata, dai toni forse fin troppo pacati, portata avanti da due avversari che hanno più volte dimostrato di nutrire rispetto e stima l’una verso l’altro. Ora è tutto nelle mani del popolo: prevarrà il desiderio di cambiamento oppure, come è probabile, la Germania rimarrà fedele a colei che ha reso il Paese stabile e potente come si presenta oggi?