Determinati conflitti pervadono con sorprendente costanza la storia umana: si pensi alla continua opposizione sussistente tra la rigidità dei conservatori e la transigenza dei progressisti, ossia allo scontro che anima quanti desiderano preservare il Passato e quanti, invece, si ritengono pronti ad accettare il Cambiamento.

Si consideri ora la questione dell’Altro (che, in termini più moderni, può corrispondere alla questione relativa all’immigrazione): già Terenzio, tra i primi autori della letteratura latina, descrive attraverso le proprie raffinate commedie la dicotomia illustrata in precedenza e si dimostra favorevole all’adozione del celebre ideale dell’humanitas, secondo il quale l’uomo dev’essere solidale nei confronti del prossimo perché unica ed uguale a sé stessa è l’Umanità intera: un pensiero che secoli più tardi sarà recuperato dagli Illuministi, i quali si definiranno, impiegando un’espressione dalla matrice stoica, “cittadini del mondo”, ovvero uomini che hanno ascoltato la voce profonda della Ragione e che così sono riusciti a comprendere la comune natura dell’Uomo. Non si deve dimenticare, tuttavia, che l’origine di posizioni opposte alle tesi appena descritte ha fonti altrettanto antiche: Catone il Censore, vissuto durante il corso del II secolo a.C.,  fu un conservatore assolutamente convinto della presunta corruzione morale che avrebbe caratterizzato gli intellettuali greci immigrati a Roma, e giunse a scrivere personalmente i libri attraverso i quali il figlio Marco avrebbe dovuto apprendere, perché solo così sarebbe stato allevato secondo i costumi tipici della trionfale ed immortale razza latina: decine di secoli più tardi – è innegabile – ragionamenti dalla costituzione simile sarebbero stati declinati con massima violenza dagli esponenti del Nazionalismo.

È tuttavia possibile (e fortunatamente) evitare gli estremi, come l’esecrabile razzismo di alcuni uomini politici contemporanei o la ridicola (e in realtà poco ponderata) compassione che alcuni intellettuali hanno recentemente palesato nei confronti dei tanti immigrati che, a causa dei vari – e spesso infelici – fenomeni che contraddistinguono il nostro tempo, debbono abbandonare la propria patria: Aristotele formulò il principio della metriotes, ossia il principio del “giusto mezzo”, e, accompagnando a tale principio qualche argomento razionale, si può giungere ad un’illuminante serie di domande: l’intera società umana non è forse attualmente soggetta ad un consistente processo di globalizzazione? Gli immigrati, che sono uomini tali e quali a noi, non meritano forse comprensione (e non fatua compassione – sia chiaro!), considerando che fuggono da realtà spesso tormentate da guerra e distruzione? Alcuni parlano della necessità di conservare l’identità nazionale del nostro Paese: durante l’ultima parte dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, non sono forse emigrati dal nostro stesso Paese migliaia e migliaia di italiani? È forse vera l’improbabile tesi secondo la quale gli immigrati sono esclusivamente criminali, o si dovrebbe semplicemente concedere una possibilità a chi attualmente ne cerca disperatamente una? Recuperando argomenti dai tratti vagamente hegeliani, non è forse vero che il processo storico incede senza sosta, e che quindi è inutile tentare d’opporsi ad un cambiamento che sta avvenendo, e che, se non si desidera essere sopraffatti dagli eventi, deve essere accettato e gestito coscientemente? È così difficile immaginare un’Europa adeguata ai cambiamenti di oggi? È così irrazionale chiedere provvedimenti specificamente finalizzati all’efficace integrazione degli immigrati, ossia provvedimenti che non tentino di arginare temporaneamente un problema, ma che propongano soluzioni dall’efficienza sostanziale? Ormai si deve ragionare con consapevolezza dei confini globali correlati ai tanti fenomeni che contraddistinguono l’esperienza umana: ebbene, è così impossibile tentare di organizzare vertici e congressi che seriamente e concretamente considerino le difficili condizioni dei paesi dai quali provengono gli immigrati?

I fatti testimoniano approcci “negativi”: i governi tentano di evitare, preferiscono risolvere sbrigativamente, vorrebbero non ammettere che il volto dell’Europa e, più generalmente, il volto del pianeta Terra stanno cambiando. Occorre, però, agire concretamente, riconoscendo consapevolmente che è necessario e urgente stabilizzare e regolamentare il fenomeno migratorio: ad alcuni potrebbe sembrare un’operazione difficile o insensata; l’aggettivo giusto, tuttavia, è un altro: si tratta di un’operazione faticosa. La fatica derivata dal tentare di congiungere realtà diverse, però, non può più essere procrastinata: è una fatica alla quale l’intera classe politica mondiale deve rivolgersi realmente ed ora, perché ora il nostro pianeta sta mutando.