A Verona, il primo evento pubblico sul dopo referendum

Lo scorso 6 dicembre la sezione Mfe di Verona ha organizzato un interessante incontro sull’esito del referendum costituzionale, in collaborazione con la Società Letteraria che ha messo a disposizione la sua prestigiosa sede in centro storico. La Presidente Daniela Brunelli ha letto in apertura un messaggio di Giorgio Anselmi, nostro Presidente nazionale, che si era fatto promotore dell’iniziativa ma all’ultima ora era stato preso da altro impegno. I lavori sono stati così introdotti da un richiamo al quadro europeo e alla necessità che l’Italia possa continuare a dare il suo contributo al processo di integrazione politica pericolosamente compromesso da troppe divisioni. Sono seguite quindi le relazioni di Maurizio Pedrazza Gorlero, già ordinario di diritto costituzionale all’Università di Verona, Stefano Dindo, Avvocato, Matteo Nicolini docente di diritto costituzionale comparato.

Ne è emerso un quadro di sintesi delle motivazioni, che hanno visto prevalere il No con ampio margine e rigettare quindi l’ennesimo tentativo di emendare la nostra Costituzione riorganizzando i poteri pubblici a livello centrale e periferico. Tuttavia gli italiani sono accorsi in gran numero alle urne per esprimere  soprattutto la loro insoddisfazione per l’attuale Governo e la direzione impressa da Matteo Renzi. Le incongruenze rilevabili in alcune parti del disegno riformatore approvato dal Parlamento sono passate in secondo piano ed è emersa soprattutto una forte protesta sociale per le risposte che la politica non ha dato in alcuni settori cruciali come l’immigrazione, la crisi economica, la disoccupazione giovanile. Proprio il voto giovanile ha concorso in misura significativa alla sconfitta della proposta di Governo e Parlamento, facendo emergere un disagio sociale particolarmente acuto nelle regioni meridionali e nelle isole. Si è fatta inoltre sentire la protesta della classe media sempre più sacrificata da una crescita economica che, pur rimanendo debole, sta premiando i ceti sociali più agiati con una distribuzione di ricchezza squilibrata, come avviene peraltro in molte altre parti del pianeta.

L’Italia sta ora imboccando la strada di una crisi politica, che si annuncia né breve né di facile soluzione. Non è chiaro cosa vogliano fare adesso i partiti, in particolare quelli che avevano votato in Parlamento la riforma e l’hanno poi  disconosciuta, mettendo in campo motivazioni di tutt’altro genere. Manca poi una legge elettorale ed è preclusa pertanto al momento la possibilità di ricorrere alle urne, per cercare nuovi equilibri politici col consenso popolare. Qualche indicazione potrà venire dalla Corte Costituzionale che ha a suo tempo emendato il c.d. Porcellum riducendolo ad un proporzionale puro e si appresta ora a valutare l’Italicum pensato solo per la Camera con una impostazione maggioritaria. Si dovrà superare questo dualismo per avere un sistema elettorale omogeneo per entrambe le Camere, di cui è stata ora confermata la parità di competenze.

Non sono mancate poi osservazioni critiche sul referendum come strumento di democrazia diretta, che sembra idoneo per questioni di ordine etico come è successo per il divorzio e l’aborto, ma non per altre politicamente complesse come la Brexit nel Regno Unito ed ora da noi la riformulazione di oltre 40 articoli di un testo costituzionale elaborato 70 anni fa. Per operazioni così complicate, per le quali servono oltretutto competenze specifiche, sarebbe auspicabile che in Parlamento si formassero alleanze abbastanza ampie da superare la soglia dei 2/3 dei voti e dare immediata esecuzione alle decisioni prese.

Nel suo insieme, l’incontro è stata un’occasione per approfondire sentimenti molto diffusi nel nostro Paese. Si è concluso con un richiamo alla necessità di superare presto l’attuale disorientamento e di riportare il confronto politico entro i binari delle regole democratiche, confidando in quel patrimonio di solidarietà e senso civico che non manca nel nostro tessuto sociale.