Quasi il 10% degli studenti universitari italiani è iscritto a Scienze Politiche (dati Istat), eppure non siamo capaci di formare un governo stabile e duraturo. Con Un paese senza leader, Luciano Fontana scorre il dito fra le pagine della storia politica del nostro paese, concentrandosi sulle vicende della Seconda Repubblica. Il direttore del Corriere della Sera sostiene una tesi che coincide con il titolo del saggio: l’Italia è “un paese senza leader”, una “nave sanza nocchiere in gran tempesta” (Canto VI, Purgatorio…chissà se arriveremo mai al Paradiso).

Fontana comincia sostenendo che i nostri sistemi elettorali sono diabolicamente studiati per non permettere l’emersione di alcun leader. Che sia o meno un retaggio antifascista dell’Assemblea Costituente, fatto sta che abbiamo un “sistema politico e istituzionale che sembra confezionato su misura per impedire l’ascesa di una nuova personalità”. La Seconda Repubblica ha visto nascere 82 partiti dal ’94 al 2010, mentre i governi saltavano al ritmo di uno all’anno. Si sono succeduti una moltitudine di capetti con più o meno visibilità, ma nessuno ha dimostrato di possedere la leadership necessaria per proporre riforme di ampio respiro e durare più di venti mesi.

Il libro procede esaminando i principali players della politica italiana degli ultimi venticinque anni. Da chi partire, se non da Berlusconi? L’ex Cavaliere si è subito distinto per il rapporto diretto con gli elettori. Meno dibattito interno al partito, ma presenza assidua su tutti i mezzi d’informazione. È stato, se vogliamo, un Donald Trump ante litteram, con la sua presa sull’elettorato e la polarizzazione della società. Nonostante i brillanti risultati elettorali ottenuti dopo la discesa in campo nel ’94, non possiamo certo definirlo un leader: non solo non è riuscito a far convergere gli interessi dei partiti di governo, ma non ha mai designato un degno successore, qualcuno che riuscisse a riunire il centrodestra. Al contrario, si è sempre speso per ammazzare politicamente qualsiasi potenziale delfino, tanto che i principali candidati (Alfano, Fitto, Toti, etc.) hanno dovuto abbandonare la nave e fondare il proprio partito. Oggi si ritrova a 82 anni senza i suoi preziosi alleati, per cui non diventerà il fulcro del centrodestra.

Se guardiamo al centrosinistra, la situazione si fa drammatica. Mentre a destra esisteva perlomeno un punto di riferimento (Berlusconi), il CSX ha sempre speso più energie per le lotte intestine che per governare. Le stesse anime che lo compongono – comunista, socialista e cattolica – rendono difficile l’affermazione di un leader che accontenti tutti. Fra gli esponenti più importanti possiamo contare D’Alema, Bersani, Amato, Prodi, Veltroni, Rutelli, Bertinotti, Fassino, Dini, Renzi e molti altri. Renzi sembrava potesse diventare il faro del CSX, con il suo stile ruvido da take it or leave it (il “rottamatore”). Lo slancio iniziale, con le importanti e attese riforme e il 40.8% alle Europee, si è consumato presto sotto i colpi della crisi bancaria, del referendum costituzionale e della conseguenza energia guadagnata dalle altre correnti del PD. Il 19% ottenuto alle Politiche è una chiara sconfitta e chiunque chiede al segretario di farsi da parte. Un leader sa cosa è necessario fare e presta attenzione a cosa dicono gli stakeholders; Renzi ha già dato prova di non dare ascolto ai segnali dell’ambiente con la personalizzazione del referendum, ma ora è davvero giunto al capolinea politico. È stato un (buon) capo, ma non un leader – e i capi non piacciono a nessuno.

Il M5S è un caso piuttosto interessante: il leader indiscusso è stato per anni Beppe Grillo, ma da qualche anno il comico genovese si è fatto da parte per dare spazio a Di Battista e Di Maio, i “principi” del Movimento (primi inter pares, i “più uguali fra gli uguali”). Proprio Di Maio è emerso come rappresentante del M5S alle elezioni, incassando un risultato che colloca il partito al primo posto in Italia. Tuttavia, la stessa struttura del M5S mette a tacere il dibattito interno e ruba legittimità al leader. Abbiamo già visto numerose espulsioni, arrivando addirittura alla sostituzione della Cassimatis alle comunali di Genova perché indigesta a Grillo. Inoltre, i rappresentanti del M5S devono ottenere l’autorizzazione preventiva per partecipare ai dibattiti. I vari capi sono Grillo e Casaleggio, che però stanno nelle retrovie. Sul fronte, il M5S si trova sprovvisto di leader. L’”uno vale uno” è la negazione stessa di una leadership solida; riusciranno i grillini a trasformarla in una leadership liquida o continueranno a dare la priorità alla Rete?

Ho tenuto per ultimo Matteo Salvini, perché (ahimè) credo sia il caso più interessante che abbiamo nel panorama italiano. Il segretario della Lega è riuscito a revitalizzare il proprio partito, portandolo dal 4% al 18% e facendolo uscire dall’ottica strettamente nordista. Ha vinto il voto operaio, beffando persino LeU, e si è inserito con successo nel solco dei nazionalismi che ottengono risultati fin troppo positivi in tutta Europa. Peraltro ha dimostrato un forte controllo dei dissidi interni alla Lega e ha capitalizzato sul successo ottenuto alle elezioni per mettersi in lizza come possibile forza di governo. Fontana non lo considera troppo, ma io credo che Salvini sia l’unico leader in Italia, in questo momento. I risultati che ha ottenuto durante le elezioni delle presidenze di Camera e Senato sono una conferma: è stato capace di mettere spalle al muro nientemeno che Berlusconi.

In conclusione, notiamo che l’Italia è piena di leader wannabe che però non riescono a trovare la base politica necessaria per guidare il paese – in parte per la legge elettorale, in parte per incapacità di dialogare e includere invece di dividere. Tuttavia, il Prof. Giovanni Costa sottolineava argutamente che il vero problema non sta tanto nella mancanza di un leader, quanto nell’assenza di followers, ossia di politici e cittadini disposti ad accodarsi e fare numero.

Avrete capito che il saggio offre molto materiale su cui riflettere, oltre alle divertenti vignette di Giannelli. L’associazione Guanxinet ha organizzato la presentazione del libro a Valdagno (Palazzo Festari) per le 20:30 di giovedì 5 aprile. Non mancate!