Un Paese ancora giovane, che ha conosciuto un rapido sviluppo tecnologico e scientifico solo negli ultimi anni, tra contraddizioni e critiche da parte di tutto il mondo. La Corea del Nord è un luogo avvolto dal mistero: da una parte notiamo con sempre maggiore preoccupazione che negli ultimi due anni vi sono stati numerosi test missilistici e che l’arsenale di Pyongyang si è arricchito, dall’altra non possiamo ignorare come questo Stato non garantisca in alcun modo i diritti fondamentali, vedendo come campi di detenzione, sparizioni e negazione del cibo siano all’ordine del giorno.

Ed è una notizia degli ultimi giorni che il leader coreano Kim Yong-Un abbia effettuato anche dei test nucleari della bomba H, cercando di imporsi come potenza nucleare, al pari di Paesi come gli Stati Uniti e la Russia.

Non sono mancate le reazioni della comunità internazionale, soprattutto da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha espresso fermamente la propria condanna del lancio del missile da parte della Corea del Nord e che ha richiesto che tutti gli Stati attuino le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite. Anche per Donald Trump il tempo delle parole sembra essere ormai giunto al termine: “basta ai negoziati”, ha tuonato in un tweet il Presidente degli Stati Uniti, facendo tremare ancor di più la terra al pensiero di un possibile conflitto fra Corea e USA. E anche la Corea del Sud, vicina di casa di Kim, non può che essere preoccupata da questi avvenimenti: per questo motivo a circa 200 kilometri a sud di Seul sono iniziate manovre militari da parte degli occidentali, attraverso un impianto di difesa missilistica approntato dagli statunitensi e altre installazioni che rispondono al comando congiunto di Washington e Seul.

Ad agitare ancora di più gli animi sono le preoccupazioni per gli impatti ambientali di queste prove missilistiche e nucleari e per le conseguenze sulla salute degli abitanti di quei luoghi.

Una situazione complessa, non c’è che dire, quella della Corea, che avanza non troppo nell’ombra verso un futuro oscuro.

Quali saranno le conseguenze, infatti, di un possibile attacco da parte di questo Stato nei confronti dei Paesi occidentali? Cosa scatenerà Kim?

Personalmente ritengo improbabile che si apra un conflitto nucleare: Kim Jong-Un è un dittatore, ma il suo comportamento rivela come egli desideri essere preso in considerazione dal resto del mondo, arrivando ad ottenere una sedia al tavolo dei potenti.

Certo è che queste continue prove di forza non rendono la Corea un luogo accogliente e pacifico: il clima è quello di un Paese sull’orlo del baratro tiranneggiato da una dittatura che teme di essere rovesciata e forse ancora più preoccupante è la situazione dei cittadini.

Cercare di scappare è praticamente impossibile mentre il mondo guarda attonito le immagini registrate da alcune telecamere che riportano lo stile di vita dei coreani, troppo magri e impauriti da un regime che sta accelerando quello che era il progetto del nonno e del padre di Kim.

Il pericolo, però, è concreto, in particolare per la Corea del Sud, che si ritrova, in tutti i sensi, in una posizione scomoda. E gli Stati Uniti non faranno mancare di far sentire la loro voce: le dichiarazioni della Casa Bianca sono inequivocabili e Trump, per non sembrare debole e inerme, sarà chiamato a rispondere con la forza.

Quali sono, dunque, le soluzioni? Rispondere con la forza o cercare di riaprire i negoziati?

Questa seconda ipotesi sembra essere quella auspicata da Cina e Russia, i veri e propri protettori della Corea del Nord, che vorrebbero che fossero aperte contropartite economiche nei confronti di questo Stato, politica non dissimile da quella adottata da Clinton negli anni ’90.

Come definire, dunque, in definitiva l’atteggiamento di Kim Jong-Un? Quello di un pazzo sanguinario o di un dittatore “astuto”?

Purtroppo in questo caso bisogna ammettere che la figura di questo coreano è oltremodo complessa e che non può essere “ridotta” a semplice figurina, a giocatore di basso livello nella partita degli equilibri internazionali.

Oggi è un soggetto di primo piano, che non vuole finire nell’orbita statunitense ed essere dipendente dagli USA per la sua stessa sopravvivenza. Vuole essere il giocatore di punta di questa partita e temiamo che abbia ancora qualche asso nella manica da mostrare.