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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Diritto

La Corte Suprema d’Irlanda contro la violazione dei diritti fondamentali in Polonia

Piú di un anno e mezzo fa, scrissi un articolo sul tema dei meccanismi di cooperazione all’interno dell’Unione Europea, sulla loro importanza e, allo stesso tempo, sui rischi della loro sopravvivenza in questo periodo nazionalismi.

Nello specifico, l’articolo si poneva alcune domande sul funzionamento di importanti strumenti come il mandato d’arresto europeo (European Arrest Warrant, EAW) e la loro compatibilitá con la chiara violazione dei diritti fondamentali in Paesi Membri dell’Unione, come la Polonia o l’Ungheria (giusto per fare due esempi puramente casuali).

Queste preoccupazioni si sono rivelate fondate e molto attuali. Le recenti prese di posizione da parte della Corte Suprema Irlandese nel caso Celmer hanno considerato questi profili problematici, anche provando ad applicare le indicazioni della Corte di Giustizia. Quest’ultima, nel caso C-216/18 PPU,, ha indicato che quando “l’autorità giudiziaria dell’esecuzione, chiamata a decidere sulla consegna di una persona oggetto di un mandato d’arresto europeo emesso ai fini dell’esercizio di un’azione penale, disponga di elementi […] idonei a dimostrare l’esistenza di un rischio reale di violazione del diritto fondamentale a un equo processo garantito dall’articolo 47, secondo comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, a causa di carenze sistemiche o generalizzate riguardanti l’indipendenza del potere giudiziario dello Stato membro emittente, detta autorità deve verificare in modo concreto e preciso se, alla luce della situazione personale di tale persona, nonché della natura del reato per cui è perseguita e delle circostanze di fatto poste alla base del mandato d’arresto europeo, […] vi siano motivi seri e comprovati di ritenere che, in caso di consegna a quest’ultimo Stato, detta persona corra un siffatto rischio”. Questa scelta di campo, pur impostando una soglia di reazione molto alta, è stata comunque fondamentale per dimostrare un cambio di passo rispetto alla generale tolleranza nei confronti del fiorire di nuove emergenze totalitarie in Europa.

Nel caso della presa di posizione della Corte Suprema, si ha avuto comunque un via libera all’applicazione delle norme sul Mandato d’Arresto Europeo e quindi al trasferimento di Artur Celmer in Polonia, indiziato di traffico di droga in quel paese, ma con alcuni determinanti passi avanti.

Se è vero, infatti, che la Corte Suprema ha verificato che non sussistessero prove sufficienti a dimostrare che il signor Celmer potesse concretamente subire una violazione dei suoi fondamentali diritti ad un giusto processo (Fair Trial) da parte di un Giudice indipendente (nei suoi confronti) (“a real risk that the individual concerned would suffer a breach of his fundamental right”), la stessa ha anche verificato come in Polonia vi fossero generali e sistematiche violazioni dell’indipendenza del sistema giudiziario che creano, a livello astratto, un reale rischio concernente la violazione dei principi del giusto processo (“generalised and systemic violations to the independence of the Polish judiciary which gave rise to a real risk that fair trial rights would be breached”1).

Questo significa, in altre parole, che per tutti gli altri casi di Mandati d’Arresto Europei che dovessero essere emessi dallo stato Polacco vi sará, ogni volta, un possibile controllo sulla violazione del diritto ad un giusto processo da parte del sistema giudiziario di questo stato ed, in particolare, potrá essere negata l’autorizzazione nei casi in cui il procedimento penale dovesse riguardare reati attinenti alla libertá di stampa o ad altri campi del diritto vicini al mondo della politica.

Questi primi passi in avanti, attuati ancora una volta da un organismo giudiziario sono di un’importanza straordinaria per prendere una posizione decisa contro le derive totalitarie di questi paesi dell’Est (a questa categoria dovremo aggiungere anche l’Italia fra qualche tempo?).

Nonostante tutte le dichiarazioni in senso contrario, il fatto che un organismo giudiziario di alto livello in ambito europeo, come una corte suprema, dichiari che in Polonia vi siano delle generali e sistematiche violazioni dell’indipendenza del sistema giudiziario è veramente un duro colpo per il partito PiS e per il suo leader, Jarosław Kaczyński.

Vedremo se queste prese di posizione potranno, almeno in parte, scalfire la folle corsa dei populisti in Europa.

“Per un’Europa libera e unita!”

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