Come saprete, la crisi costituzionale polacca è un argomento che da sempre mi appassiona e su cui, peraltro, ho lavorato anche accademicamente. É un tema molto sensibile che, peró, è stato ampiamente disertato dai media nazionali.

Vorrei continuare il report sull’attuale “colpo di stato” che sta avvenenendo in Polonia. L’espressione in questione, che puó sembrare esagerata o utilizzata comunque impropriamente, di fatto non lo é e ora ve ne spiegheró i motivi. Dopo aver con successo acquistato il controllo del Tribunale Costituzionale polacco (la cui vicenda era stata raccontata in un articolo di questo blog) e dei maggiori mezzi di informazione nazionali, l’attenzione della maggioranza controllata dal partito Diritto e Giustizia (PiS) si era spostata sulla corte suprema, l’ultima istituzione giudiziaria che ancora garantiva una certa indipendenza. Queste azioni, insieme a molte altre (ricordiamo ad esempio la riforma dei distretti elettorali e, piú in generale, di tutta la disciplina) fanno parte di un piano più ampio che mira a dare al partito di Kaczyński, di cui quest’ultimo é presidente, il controllo su tutte le altre istituzioni repubblicane. Eliminare la separazione dei poteri dello stato, almeno su di un piano effettivo, puó appartenere alla categoria (sicuramente non giuridica) di “colpo di stato”.

La situazione é estremamente preoccupante, soprattutto dal punto di vista europeo. Le reazioni delle istituzioni comunitarie sono state molto blande, quando esistenti. A Dicembre dello scorso anno, dopo anni di attesa, la Commissione decise di attivare la famosa procedura prevista all’articolo 7, comma 1. Quest’azione, di fatto, non ha avuto nessun effetto.

La situazione è ulteriormente peggiorata con nuove riforme della disciplina della Corte Suprema (dello scorso Luglio) che hanno avuto l’obiettivo di anticipare il pensionamento di un numero considerevole dei suoi membri (ben 27 su di un totale di 72). In risposta a questa legge, lo scorso settembre la Commissione Europea ha finalmente deciso di intraprendere un’altra azione contro lo stato polacco, chiamando in causa la Polonia e di fronte alla Corte di Giustizia.

Im relazione a questo procedimento, la Corte giusto qualche fa ha, in modo abbastanza clamoroso, emesso un’ingiunzione in cui obbliga il parlamento polacco ed il relativo governo a non adottare atti che possano mettere ancor piú in pericolo l’indipendenza del sistema giudiziario. Questa reazione, anche in relazione alla recente richiesta del Ministro della Giustizia polacco di pronunciare la incostituzionalitá dell’articolo 267 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea al Tribunale Costituzionale polacco, va letta come l’ultimo grado dello scontro tra le istituzioni europee e la Polonia.

La Corte di Giustizia é, notoriamente, l’istituzione che fino ad ora é stata la piú efficace a fomentare l’integrazione europea. Sará interessante verificare quale sará la reazione del governo polacco e, successivamente, della relativa opinione pubblica.

Speriamo vivamente che l’entrata in scena di questo ente possa determinare una inversione di tendenza ed il ripristino, quantomeno parziale, della Rule of Law in questo paese.

Urleremo anche a Varsavia il nostro motto..

“Per un’Europa libera e unita!”,

Federico Cazzaro