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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Politica interna

La difficile unità della destra europea

Stando ai sondaggi, le prossime elezioni europee del 26 maggio segneranno un
sostanziale affermarsi dei partiti che più si collocano a destra nello spettro politico
europeo.
Tali forze in questi anni sono spesso state avversate al parlamento europeo, e
altrettanto spesso, un cordone sanitario stretto come un cappio ha impedito a tali
partiti di influenzare la politica tra i palazzi di Bruxelles.
La destra quindi, è in piena ascesa nei paesi dell’Unione europea e gode del vento in
poppa nei sondaggi.
Cionondimeno stando alle cifre, pur nelle più rosee aspettative dei partiti legati alla
galassia della destra europea, e a meno di un inaspettato tracollo delle forze
tradizionali nell’emiciclo europeo difficilmente tali forze potrebbero avere la
maggioranza.
Infatti in caso di accordo tra popolari del centro-destra, socialisti, liberali e verdi, la
maggioranza del parlamento sarebbe saldamente appannaggio di tale schieramento.
Tuttavia anche qualora le varie famiglie che nel parlamento europeo si posizionano
alla destra dei popolari, forza maggioritaria, avessero un tale successo, le divisioni
tra i leader di questi movimenti e le loro differenze ideologiche renderebbero
precaria una qualsiasi coincidenza.
Tradizionalmente i gruppi in cui a vario titolo si sono collocate le forze considerate
nazionaliste, o autodefinitesi sovraniste sono tre: l’ECR composto dai conservatori
più moderati, ENF gruppo dove siedono Front National e Lega e infine l’EFDD.
Una prima fonte di divisione tra i partiti della destra europea è rappresentato dai
rapporti da mantenere con la Russia. Tale punto tiene banco tra i partiti più nordici,
tra cui le formazioni scandinave e polacche, storicamente ostili al gigante russo a cui invece la Lega di Matteo Salvini e il Front National di Marine Le Pen sarebbero
legate, tanto da farne sospettare un vero e proprio finanziamento. Tale annosa
questione infatti, impedisce al PIS polacco, membro rilevante dell’ECR di metter da
parte le differenze e di offrire una sponda alla Lega salviniana e al partito di Marine Le Pén, la quale vi avrebbe più volte fatto appello.
A tale diffidenza andrebbe poi aggiunto il timore di un’influenza pressoché
egemonica che il leader francese ed italiano potrebbero avere a discapito degli
alleati polacchi.
I quali invece riterrebbero più appetibile l’ingresso nella famiglia dei Popolari, alla
cui appartenenza la forza, già di governo in Polonia e guidata da Jeroslaw Kaczynski, otterrebbe numerosi vantaggi a cui non potrebbe certo aspirare tra le avanguardie lepeniste e salviniane.
Un secondo tema che divide l’emisfero nord e sud della destra europea è
rappresentato dal tema dai conti pubblici.

Se infatti per la Lega e il FN le ferree regole di bilancio andrebbero rimosse di modo
da riacquisire la sovranità perduta, per i partiti a nord delle Alpi questo sarebbe
impensabile.
Un esempio è l’austriaco FPÖ per cui lo sforamento del bilancio rappresenta un
rischio economico per l’intera Unione, e su posizioni analoghe si porrebbe anche la
tedesca AfD, alleata con Salvini ma pur sempre votata al rigorismo tedesco.
Inoltre al già variegato spettro dei partiti di destra presenti nel prossimo parlamento europeo vi sarà sicuramente la formazione spagnola Vox.
Partito che da tempo collabora con il FN di Marine Le Pén, ma che non riesce a
perdonare a Matteo Salvini invece alcune posizioni sulla Catalogna.
A tutto ciò vanno sommate le differenti personalità e i possibili rivalismi che
potrebbero insorgere tra coloro che vorrebbero intestarsi la guida delle forze
nazionaliste europee.
Tra i vari possibili leader di un certo peso specifico per un tale blocco, troveremmo
sicuramente Matteo Salvini che in Italia guida i sondaggi con una Lega ben al di
sopra del 30% e Marine Le Pén che ha avuto il merito di risollevare la propria
formazione politica dal 6% del 2011 al 25% delle europee del 2014.
A queste due figure poi andrebbe aggiunto uno dei guru della cosiddetta
“democrazia illiberale”, il presidente ungherese Viktor Orbàn, il quale nonostante sia riuscito ad evitare l’espulsione dal PPE potrebbe rappresentare un possibile collante delle destre europee oppure tentare di divenire il tramite tra Popolari, di cui guida l’ala destra, e le altre famiglie di ispirazione sovranista o conservatrice.
L’assenza chiara di un leader riconosciuto quindi, sommata alla differenza di vedute
su alcuni dossier caldi sopra citati, rappresenterebbe dunque un ostacolo alla sfida
egemone che i partiti della destra europea vorrebbero lanciare nell’emiciclo
brussellese.
La realtà dunque non si basa su quanti temi la destra europea presenta in comune
ma su quanto grandi sono e saranno le divergenze che la potrebbero invece
dividere.

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