Sono passati quasi 2 mesi dalla conclusione delle elezioni e le forze politiche si trovano ancora nell’impossibilità di formare un governo. Nonostante sia normale in una democrazia parlamentare avere dei tempi sostanziosi per la creazione del nuovo esecutivo, il Paese sembra impaziente e con il fiato sospeso in attesa di conoscere il nome del prossimo Presidente del Consiglio. Le promesse di un cambiamento radicale post 4 marzo fatte da tutte le forze di opposizione sono un vago ricordo, dissoltesi nell’impattare la realtà: se esistono tre poli equipollenti allora nessuno dei tre può avere i numeri per governare da solo. Il paradosso dei due soggetti reclamanti la vittoria, la coalizione di centrodestra ed il Movimento 5 Stelle, ha portato ad un valzer di frasi d’amore alternate a minacce ed insulti, risoltosi alla fine in un nulla di fatto, tra i sogghigni dei renziani. La retorica del no agli inciuci e alla vecchia politica ha costretto Di Maio e Salvini ad almeno rimandare il loro matrimonio. Da ciò però ne esce ridimensionato specialmente il primo, che tentando in maniera un po’ sprovveduta e goffa di flirtare con il dubbioso PD, più per far ingelosire la Lega che per trovare realmente un accordo, ha mandato in bestia la base, dopo anni di accuse e scontri, ed ha fornito a Salvini nuovi elementi di attacco ai pentastellati, giudicati ambigui e incoerenti. Mentre le lancette dell’orologio vanno avanti, appare sempre più chiaro che ogni giorno succede qualcosa di nuovo per non cambiare in realtà nulla. Una lotta infinita che in realtà è uno stallo infinito, del quale tutti accusano tutto e tutti: legge elettorale, fedeltà della Lega a Berlusconi, irresponsabilità del PD, egocentrismo di Di Maio. Però nessuno si sofferma sul vero problema, cioè l’idea che le forze politiche avversarie non siano dei nemici nefasti alla nazione, ma dei rappresentanti di una parte del Paese e come tali legittimi e da rispettare. Soprattutto, bisognerebbe ricordare che ad ottenere lo scranno di Presidente del Consiglio non è il partito o la coalizione che ha ottenuto più voti, ma colui che, attorno alla sua figura ed alla sua squadra di ministri, riesce a coagulare il consenso della maggioranza pesata delle forze politiche, rappresentando così la maggioranza della popolazione. Purtroppo per Salvini e Di Maio, né 37 né 32 è 50. E come tali, non hanno né il diritto, né il dovere, a governare.