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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Economia

La manovra economica: il NO dell’UE

Oggetto dei notiziari italiani di questi giorni è la manovra economica promossa dal Governo, che ha il dichiarato obiettivo di aumentare la crescita e di favorire l’occupazione, soprattutto fra i più giovani, senza però ridurre il tasso di deficit e l’ammontare del debito pubblico. Per queste ragioni queste idee non sono state bene accolte dai membri della Commissione europea, che hanno constatato la non idoneità di queste misure a rispettare i vincoli europei inerenti la sicurezza economica degli Stati aderenti all’eurozona.

Tra i più ferventi sostenitori della manovra militano, invece, il nostro attuale Ministro dell’Interno e il Ministro dello sviluppo economico,  principali fautori di questo nuovo indirizzo politico. “Chi sta leggendo attentamente la manovra si sta rendendo conto che l’economia italiana è sana”, ha dichiarato Matteo Salvini, per poi sottolineare che lo spread è calato al di sotto della soglia dei 300 punti e che questo è un segnale assolutamente positivo. E proprio nella giornata di domenica il Ministro dell’Interno apre al’UE, dichiarando che si può lavorare su alcuni elementi della manovra dal momento che la priorità resta nella sua ottica il benessere degli italiani. Le sue parole, insieme a quelle di Di Maio, che ribadisce di non volere un “muro contro muro” con l’Europa hanno lo scopo di rassicurare non solo lo stato d’animo degli italiani, ma anche quello dell’Europa tutta, che con trepidazione e curiosità guarda all’Italia.

“Ci sono dubbi e domande sul debito, che tutt’ora persistono”, afferma con convinzione Pierre Moscovici, il politico francese ora Commissario europeo per gli affari economici e monetari.

E non è il solo ad avere perplessità. Anche gli storici alleati e ammiratori di Salvini, politici esteri che ne condividono la politica e i programmi, si sono pronunciati in senso contrario. In primo luogo si è espressa l’Austria, che ha sempre sostenuto le politiche dei flussi migratori. Il Ministro delle finanze austriaco stesso ha commentato le affermazioni del Ministro Tria, dichiarandosi in disaccordo con lui su tutta la linea, a partire dal suo approccio alla questione. “Non si tratta di un affare italiano, ma europeo. C’è bisogno di un approccio equo e comune a queste regole che vanno rispettate”, ha sostenuto con enfasi, per poi terminare il suo discorso dicendo che il governo italiano sta tenendo in ostaggio il suo stesso popolo. E pure l’Ungheria si è espressa in senso negativo asserendo che “le regole dell’UE ci sono e vanno rispettate. Non siamo abituati ad intrometterci nelle vicende degli altri governi, ma la recente storia del nostro Paese insegna che è possibile rilanciare la crescita economica e ridurre la disoccupazione rispettando il patto di stabilità che tutti abbiamo sottoscritto in Europa”.

È stato rimandato l’incontro che si sarebbe dovuto tenere a Palazzo Chigi domenica per discutere su come affrontare questa tematica, difficile e controversa. È dall’insediamento del nostro Governo che ci si è interrogati su come i nuovi vertici del nostro Paese avrebbero gestito i rapporti con l’Europa, chiedendoci se si sarebbe arrivati ad uno scontro diretto o ad una mediazione. La nomina di Paolo Savona a Ministro degli affari europei ha sicuramente delineato la linea da seguire: quella di una visione critica dell’ordinamento europeo, come egli ha esposto nel suo libro “Come un incubo come un sogno” con le sue opinioni sull’UE. Egli è arrivato a sostenere nel suo scritto che “parte importante dei problemi che ha incontrato e incontra l’Italia riguarda i modi in cui l’Unione europea è stata costruita e opera, ossia le strutture istituzionali e la politica economica decise nel 1992 con il Trattato di Maastricht e le successive scelte”, ponendosi in questo senso in aperto contrasto con gli ideali europei. E da quando la sua nomina è stata annunciata sono stati in molti a preoccuparsi, vedendo in questa scelta un preciso indirizzo di rottura nei confronti delle istituzioni dell’UE, arrivando a temere un’uscita dell’Italia dall’Unione.

Per fortuna pare che questo pericolo, almeno per il momento, sia stato scongiurato, ma non c’è altrettanta certezza riguardo alla salute dei conti pubblici italiani e al futuro del nostro Paese.

Il Premier Conte ha affermato di voler provare ad evitare la procedura di infrazione per l’Italia, anche se i negoziati potrebbero essere più duri di quanto ci si possa aspettare.

Chi vincerà in questo braccio di ferro storico è ancora impossibile saperlo, ma una cosa è certa: che ciò che si augurano tutti gli italiani è che l’Italia riesca a ripartire, ad uscire da questa lunga ed annosa crisi economica, che ha già mietuto troppe vittime. Ne sono rimasti colpiti i cittadini e gli ideali del nostro Paese.

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