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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Cultura, Storia

La villa dell’oblio. E dello scandalo

E’ la villa che Alessandro Rossi si fece costruire nel 1882 ai margini di un bosco poco fuori Asiago. Oggi è scomparsa e dimenticata. Si è conservata la scuderia, che è stata ristrutturata ad uso turistico ed è affiancata da una scandalosa volumetria.

 

In un nostro precedente post (http://www.eurovicenza.eu/alessandro-rossi-limprenditore-che-porto-leuropa-a-vicenza/), abbiamo ricordato la figura di Alessandro Rossi. Ne abbiamo evidenziato la caratura europea, senza dimenticare l’attenzione che nell’ultima parte della sua vita ha dedicato all’Altopiano con la ferrovia a cremagliera e una grande villa poco

La villa con la scuderia sullo sfondo

fuori Asiago. Della prima si sa tutto, dai primi progetti, alle discussioni che hanno sollevato, alla realizzazione, ai danni subiti nel corso della grande guerra, al suo ripristino, fino alla disattivazione per lasciar posto al travolgente boom automobilistico. Oggi rimane il sedime dei binari, che è percorso ogni anno da migliaia di turisti e attende di essere valorizzato come greenway.

Della villa invece non si sa quasi niente e ormai non c’è più nemmeno memoria. La sua storia non è mai stata scritta e può essere intuita per frammenti sulla base della scarsissima documentazione disponibile. Fra le poche certezze, l’anno di costruzione: 1882. Perlomeno l’anno, in cui risultano in corso dei lavori. Lo si ricava dagli incartamenti personali di Alessandro Rossi conservati alla Biblioteca civica di Schio, che comprendono un fascicolo dedicato alle sue ville. Per quella di Asiago, ci sono pochi prospetti contabili redatti dall’Ing. G.B. Saccardo di Schio che aveva la responsabilità dei lavori e riporta i pagamenti fatti negli ultimi mesi di quell’anno a manovali e muratori ogni 15 gg, la stessa frequenza degli operai delle fabbriche. Sono una sessantina di persone, tutte locali, significative di una costruzione piuttosto imponente. Vi sono poi registrati i pagamenti ai fornitori di materiali lapidei e legnami anche questi locali, che fan capire l’importanza dell’iniziativa in un territorio sofferente per scarsità di lavoro e toccato dall’emigrazione.

Manca per contro ogni documentazione relativa all’acquisto dei terreni e alla progettazione per cui non è nota la strutturazione interna, anche se si può pensare che, nonostante la dimensione, fosse ad uso familiare e non speculativo. Rossi era infatti il quinto di sette fratelli e, avendo avuto da Maria Maraschin undici figli, era in grado di occuparne tutte le  stanze, magari adibendola occasionalmente a sede di rappresentanza come faceva con la sua villa di Santorso. Depone a favore di questa ipotesi anche una nota di certo Giuseppe Carli, probabilmente il custode, che nel dicembre 1882 scrive al Comune scusandosi per il ritardo di un adempimento e assicurando che non vi è niente di nuovo riguardo alla “villa dei padroni”.

Ulteriori informazioni si possono avere dalla documentazione fotografica di Cristiano Domenico Bonomo. Si scopre così che le ville erano in realtà due, perché accanto allo chalet vero e proprio era stata realizzata in posizione sottostante la

La scuderia – Foto Bonomo

scuderia, anch’essa di dimensioni ragguardevoli. Per avere un’idea della localizzazione, basta salire all’Ossario, attraversarlo, uscire dal lato est e soffermarsi ad un cartello che racconta la storia del grumo di vecchie case poco distante. Si può vedere alla fine della descrizione una foto molto sgranata dei  pendii settentrionali verso Gallio, con la sagoma di una grande costruzione ai margini del bosco su un rialzo di terreno oggi nascosto dalla mole dell’Hotel des Alpes. E’ lo chalet come poteva apparire nei primi anni del ‘900, se si presta fede alla datazione in calce. Altre foto fan capire che la scuderia era frequentata, mentre lo chalet appare sempre inanimato con le imposte chiuse e

Lo chalet chiuso

probabilmente poco o per niente utilizzato, visto che non aveva nemmeno un accesso carrabile. Il Bonomo non era solo un abile fotografo ma anche un personaggio del paese e sarebbe stato certamente avvisato di un qualche evento importante alla villa, che avrebbe immortalato da par suo fosse stato anche soltanto l’arrivo della famiglia padronale.

Per quanto riguarda la viabilità, ci è sempre di aiuto l’Ossario dove sono esposte diverse cartografie militari. Particolarmente chiara è una della Sesta Armata datata luglio 1917, dove si vede che una strada rettilinea raggiungeva la scuderia, vi passava davanti e dopo uno stretto  tornantino raggiungeva lo chalet perdendosi nel prato antistante. Nel ’15, la villa entra infatti nella storia della grande guerra. E’ stata requisita in quell’anno come sede della 34° Divisione al comando del Gen. Pasquale Oro e poi del Gen. Alessandro Angeli, che ai primi bombardamenti del maggio del ’16 aveva abbandonato precipitosamente l’Hotel Venezia di Asiago. Per la sua importanza militare, gli austriaci la mettono nel mirino del Lungo Giorgio, il

Lo chalet bombardato

cannone che da Caldonazzo bombardava Asiago e Gallio, sperando di centrarla con un colpo della domenica (Paolo Pozzato, L’Offensiva austriaca del 1916-Gaspari Editore, 2016, pag. 73). Ma è improbabile che vi siano riusciti, perché un proiettile di 7 quintali con 80 kg di esplosivo l’avrebbe squarciata mentre in una foto appare solo danneggiata in una parte del tetto, sulla facciata e sul lato est in conseguenza di colpi di minor calibro forse sparati dagli austriaci nell’agosto – settembre dello stesso anno. Giuseppe De Mori nelle sue cronache giornalistiche ricorda gli attacchi austriaci in quei mesi, segnalando che a fine settembre erano già caduti i primi centimetri di neve ben visibili nella foto di cui parliamo (Vicenza nella  guerra 15-18, Giacomo Rumor Editore,1931, pag. 307). Un’ultima foto la ritrae in macerie ed è difficilmente identificabile, se non fosse per l’annotazione a cura dello stesso Bonomo.

Lo chalet in macerie

Siamo nell’ottobre del 1918, la villa era nel frattempo caduta in mani austriache e le forze italiane  e alleate l’avevano pesantemente bombardata fino a distruggerla. Oggi è scomparsa del tutto ed il sito è occupato da alcune villette, che vi hanno trovato posto nonostante l’avanzamento del bosco.

 

Miglior fortuna ha avuto la scuderia, che è stata bersagliata ma non distrutta forse per la posizione defilata, forse per la minore importanza logistica. Si può vederla oggi conservata nei suoi tratti architettonici e ristrutturata ad uso turistico al termine della via intitolata ad Alessandro Rossi. Dalla foto sopra il titolo, si può purtroppo vedere anche la volumetria aggiuntiva che la deturpa e chiama in causa il Comune, oltre che la proprietà. Non sappiamo quali siano le difficoltà amministrative, che ne hanno finora impedito la demolizione. Ma porre fine all’oblio cui è stata abbandonata la villa potrebbe contribuire a cancellare questo scandalo edilizio, arricchendo la memoria storica dell’Altopiano.

 

1 Comment

  1. Salvatore Pugliese

    Gentile dott. Pietribiasi, la ringrazio per questo articolo sulla Villa Rossi di Asiago la cui storia merita di essere approfondita in particolare il periodo relativo alla Grande Guerra. A tal proposito vorrei segnalare che Emilio Lussu nel suo romanzo “Un anno sull’ Altopiano “, a pagina 113( ediz. Einaudi del 1995) parla del ritrovamento nella suddettav Villa Rossi di tre libri “I fiori del male” di Baudelaire, “Orlando Furioso” di L. Ariosto e un libro illustrato sugli uccelli, che accompagneranno i suoi momenti di pausa in trincea.
    Prof. Salvatore Pugliese

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