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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Migrazioni

L’appello di Mattarella all’Europa

Lo scorso venerdì 30 novembre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha presenziato all’inaugurazione dell’anno accademico 2018/2019 dell’Università degli studi di Verona. Il tema scelto per questa giornata è stato “Il migrante e il diritto di asilo nel tempo e nello spazio”, che in un primo momento ha visto una lectio magistralis della docente universitaria di diritto internazionale Maria Caterina Baruffi, la quale ha illustrato passo per passo il percorso storico – giuridico dell’istituto del diritto di asilo, partendo niente di meno che da un racconto di Eschilo datato 463 a.C., volto a dimostrare come quello della migrazione sia un fatto senza età.

Sul tema è intervenuto poi per l’appunto il Capo dello Stato, che ha definito l’immigrazione come un fenomeno strutturale, che non può più essere affrontato “solo” come un’emergenza perché si tratta ormai di un problema perenne nella storia , che non conosce più tempo né confini. Mattarella ha poi ricordato come da anni l’Unione Europea si sia disinteressata di questo fenomeno, lasciando l’Italia da sola nell’affrontare i flussi migratori. Il nostro Paese negli anni ha visto il susseguirsi di vari Governi di diversi colori, ma tutti accomunati dalla richiesta all’Unione Europea di farsi carico di un problema che non è nazionale, bensì internazionale. L’immigrazione, afferma il Presidente, è un tema che va “affrontato, non ignorato”, e questo deve valere sempre, a prescindere dall’orientamento politico; ogni partito poi ovviamente proporrà diverse modalità di gestione.

Quella del Presidente della Repubblica è una vera e propria invocazione a Bruxelles, a cui si chiede di riconoscere che tale questione rappresenta una responsabilità collettiva, che non deve gravare solo su singoli Stati.

Il tema dei migranti viene oggi toccato dal Decreto Sicurezza, il contestatissimo provvedimento voluto dalla Lega di Matteo Salvini che lo scorso 28 novembre ha visto la sua approvazione da parte del Parlamento. Oggi sul sito del Quirinale è stato comunicato ufficialmente che anche il Capo dello Stato ha firmato il decreto, che è convertito così in legge. Il testo prevede una serie di misure per l’ordine pubblico, e molte novità nel settore immigrazione, prima fra tutte la cancellazione dei premessi di soggiorno umanitari, che insieme allo status di rifugiato e alla protezione sussidiaria rappresentava una forma di protezione, appunto, che poteva essere data al richiedente asilo, e negli ultimi anni è stata la forma di tutela più richiesta in vari paesi europei.

In questo contesto si inserisce anche il dilemma sul Global Compact for Migration, il documento dell’ONU che presenta delle linee guida sulla gestione dei flussi migratori e sull’accoglienza dei richiedenti asilo, ponendo 23 obiettivi, primo fra tutti combattere il traffico di esseri umani. Il summit previsto per sottoscrivere l’accordo si terrà a Marrakech i prossimi 10 e 11 dicembre. Tra i Paesi che hanno già dichiarato che non sottoscriveranno il documento troviamo, e non c’è da stupirsene, l’Ungheria, la Polonia, la Slovacchia. Il Presidente Mattarella, durante il suo discorso all’inaugurazione dell’anno accademico, ha sottolineato l’importanza di tutti quei documenti che rafforzano la responsabilità comune sul tema dell’immigrazione, esprimendo quindi presumibilmente il suo favore verso il Global Compact.

La posizione del Governo Lega-M5S non è ancora definita: il Ministro degli Interni Salvini si è più volte opposto all’argomento, mentre il premier Conte aveva confermato la firma dell’Italia. Il commissario dell’UE sulle migrazioni però non ci sta, e proprio oggi ha esortato tutti gli Stati dell’Unione contrari a questo accordo a ristudiarlo e a rivedere la loro posizione. Si tratta, per il commissario Avramopoulos, di una “nuova piattaforma per la cooperazione multilaterale sulla migrazione”, che deve essere sottoscritto da tutti, perché, (e su questo si pone in linea con le affermazioni del nostro Capo dello Stato), non c’è Paese o continente che possa affrontare questo fenomeno da solo.

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