La linea di frattura tra progressisti e conservatori non è più quella tradizionale. Come federalisti europei lo sappiamo da anni. Da una parte c’è chi vuole più sovranità europea per rispondere alle sfide (ambientali, di sicurezza, economiche) di oggi. Dall’altra c’è chi vuole restaurare il vecchio illudendosi di poter ri-costruire società di un’altra epoca, spesso muovendosi su due illusioni: la ricostruzione del sistema di welfare degli anni d’oro dal secondo dopoguerra fino alla caduta del muro di Berlino; la ricostruzione di una società culturalmente omogenea.

Anche in Olanda questa partita è stata giocata. Martedì scorso. La stampa di tutto il continente –  bisognosa come tutta la comunicazione bulimica di sensazionalismo dei giorni d’oggi – si è concentrata solo su uno dei 13 partiti che hanno ottenuto seggi: il PVV dell’ultra-nazionalista, eurofobo e islamofobo Geert Wilders. Peraltro il politico più longevo del parlamento olandese.

Wilders ha non vinto. Come in ogni sistema proporzionale frammentato che si rispetti, infatti, si può dire che hanno vinto quasi tutti. Quasi tutti. Perché l’unica certezza è che i Laburisti hanno perso. Hanno ottenuto il minimo storico e perso 29 seggi.

Noi europeisti, però, guardiamo al dato generale, in un contesto di incredibile frammentazione (solo il parlamento israeliano sa offrire più frammentazione di quello dei Paesi Bassi): le elezioni hanno prodotto un parlamento europeista.

I partiti euroscettici che si sono presentati alle elezioni erano almeno 5: oltre al già citato PVV, anche i socialisti (che non hanno nulla a che fare con il PSE e sono più che altro la sinistra radicale olandese) sono molto scettici sull’Unione. I due piccoli partiti cristiano conservatori (CU e SGP) e il FVD (il movimento nato contro l’accordo di partenariato tra UE e Ucraina e che ha promosso l’anno scorso un referendum poi vinto dagli euroscettici neerlandesi) completano un’offerta ampia di partiti conservatori. Questi 5 soggetti hanno, fortunatamente, ottenuto solo 44 seggi e realisticamente nessuno di essi ha reali chance di entrare in una coalizione di governo.

I vincitori delle elezioni in termini di aumento dei seggi sono soprattutto 3: i verdi, i liberali di sinistra e i cristiano-democratici. I primi due sono molto europeisti, pro-immigrati e di cultura liberal. I cristiano-democratici sono molto simili alla CDU di Angela Merkel. Anch’essi, quindi, europeisti.

Il primo partito, infine, è il VVD di Mark Rutte. Anche i liberali di destra sono un partito europeista, molto legato alle politiche di rigore economico e finanziario dell’ultimo decennio europeo e fortemente pro-business, il partito del primo ministro uscente è riuscito nell’intento di calamitare molti indecisi nelle ultime 48 ore. Aiutato, probabilmente, dallo scontro titanico tra Erdogan e Rutte.

Quale governo avrà luogo? Realisticamente nascerà fra 6 mesi un governo tra liberali (di destra e sinistra), cristiano-democratici e laburisti [80 seggi su 150] oppure un governo tra liberali (di destra e sinistra), cristiano-democratici e verdi [85 seggi]. Entrambe le formule garantiscono molta tranquillità sull’ancoraggio europeista del Paese del Re Guglielmo Alessandro.