Il 26 e il 27 maggio si avvicinano e a Taormina fervono i preparativi per il G7, l’incontro tra i più grandi della terra, chiamati a decidere riguardo alle sorti del Sud del mondo, ancora debole e indifeso rispetto ai nuovi colossi che stanno emergendo dalle ceneri.

Italia, Canada, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Giappone sono chiamati a riunirsi per dare delle risposte concrete ai problemi più annosi e difficili da estirpare del nostro tempo: si parlerà dei quasi 800 milioni di persone che non hanno abbastanza cibo per vivere e che soffrono di malnutrizione, dei quasi 400 milioni che non hanno la possibilità di curarsi o di accedere a servizi di assistenza di base e dei 65 milioni di persone che fuggono da guerre, sopraffazioni e fame, per arrivare a discutere delle discriminazioni e delle violenze sulle donne di tutto il mondo.

Temi delicati e degni di notevole considerazione, ma uno di quelli che attira di più l’attenzione è sicuramente la condizione femminile. Fondamentale in questo contesto è sicuramente quanto emerso dal G7 delle Donne svoltosi a Roma lo scorso aprile. In quell’occasione, infatti, è stato redatto un documento finale, “Starting from girls”, una dichiarazione di impegno e promozione del ruolo delle donne, e in particolare delle adolescenti, in tutti i settori: dall’agricoltura all’istruzione e a tutti i suoi benefici. L’obiettivo è quello di arrivare alla completa parità di genere entro il 2030, attuando strategie specifiche per combattere le violenze e le tratte. Anche il Governo italiano ha deciso di farsi promotore della creazione di una task force internazionale che si occupi di verificare l’adozione di tali politiche entro il 2019. Durante l’incontro svoltosi a Roma è stato sottolineato l’impegno preso dal nostro esecutivo contro il traffico di persone e la violenza domestica: in Italia, infatti, sono già stati stanziati dei fondi specifici e sono stati istituiti dei veri e propri centri anti-tratta.

È stata, inoltre, sottolineata la necessità che anche le ragazze prendano coscienza del valore della scuola e di sviluppare le proprie competenze anche riguardo a materie scientifiche e tecnologiche. 62 milioni sono, infatti, ad oggi le ragazze che non ricevono un’educazione, o almeno non un’educazione adeguata, e sono solo 3 milioni le donne e i bambini salvabili investendo in istruzione e sanità.

Non bisogna dimenticare il caso di Malala, il premio Nobel per la pace del 2014. La sua vicenda è ormai nota: nel 2012 mentre tornava a casa da scuola in autobus un miliziano dei Talebani la ferì gravemente al collo e alla testa per aver difeso il diritto all’istruzione delle ragazze. Da quel giorno la sua esistenza si è trasformata in una vera e propria lotta per il riconoscimento dei diritti delle donne e in particolare del diritto allo studio, affidando ad un diario la sua originale testimonianza riguardo alla vita in Pakistan sotto i Talebani.

Il suo contributo è stato ed è fondamentale, anche se la strada da percorrere è ancora lunga: “i numeri ci dicono che le risorse investite per rendere possibile l’uguaglianza di genere sono ancora molto scarse” ha dichiarato Rossana Scaricabarozzi, responsabile del Programma per i diritti delle donne di ActionAid, che ha sottolineato come l’Italia stessa debba farsi promotrice di progetti che vedano la lotta all’ingiustizia economica e alla violenza sulle donne.

Basti pensare ai, purtroppo, non pochi casi di spose bambine: secondo Save the children ogni 7 secondi circa una ragazza sotto i 15 anni è costretta a sposarsi e sono circa 70 mila le giovani che ogni anno perdono la vita a causa di complicanze durante la gravidanza. Dati inquietanti, soprattutto se considerati in un mondo che da un punto di vista tecnologico ed economico è sempre più avanzato.

Per questo, mai come oggi, è fondamentale ricorrere all’educazione come strumento per garantire maggiore consapevolezza e forza alle ragazze stesse, facendo così loro comprendere l’importanza del loro ruolo all’interno della società e che hanno pari dignità rispetto ai maschi.

Un passo importante, infatti, nell’affermazione di nuovi diritti consiste nell’attribuire pari opportunità e pari protezione, oltre che pari riconoscimento lavorativo, a uomini e donne, oggi non assicurato in tutto il mondo. Non sono poche le attrici, tra cui la famosa Jennifer Lawrence, a denunciare come persino nel mondo del cinema vi siano vistose differenziazioni di stipendi tra gli attori e le loro colleghe.

Ed è grazie alle parole di un’altra attrice, Ambasciatrice presso le Nazioni Unite, che possiamo comprendere come per un cambiamento ci sia sempre bisogno di piccoli passi e di piccoli/grandi uomini e donne che contribuiscano, ognuno secondo le proprie inclinazioni, a tale cambiamento: Emma Watson, in un suo discorso, ha ricordato come siano stati i suoi genitori e i suoi insegnanti a instillare in lei il femminismo, riconoscendo che come ragazza avesse gli stessi diritti, le stesse potenzialità e le stesse capacità dei ragazzi, non facendole sentire come un peso il non essere nata maschio.

Il motto con cui ha concluso il suo discorso è stato: “if not me, who? If not now, when?”. Poche parole, semplici, eppure ispiratrici, che non lasciano spazio a dubbi o fraintendimenti: il futuro, delle donne, della loro crescita e del mondo, è nelle nostre mani.

Iniziamo a costruire, viviamo nel presente, consapevoli che il contributo di ognuno di noi potrebbe essere la spinta fondamentale per un nuovo passo verso l’eguaglianza di genere.