1795. Un uomo, d’aspetto non troppo gradevole amante delle passeggiate e degli orologi, pubblica un libro, un volumetto dal titolo “Per la pace perpetua”. Il suo nome è Immanuel Kant e il suo progetto, grandioso e complesso, è quello di eliminare i conflitti che affliggono non solo il suo Paese, ma il mondo tutto attraverso la creazione di un esercito comune, che unisca tutti gli Stati moderni e ne elimini le rivalità.

1954. Nasce il primo progetto di difesa europea, la Ced (Comunità Europea di Difesa), e oggi, più di cinquanta anni più tardi, quello che era solo un sogno sembra che stia per diventare realtà. Adesso è il momento, o almeno questo è ciò che si continua a ripetere. Prima fra tutti c’è Federica Mogherini, che si dice ottimista riguardo a questo piano, volto a rilanciare l’idea di integrazione europea. L’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE è, infatti, convinta che all’indomani della Brexit questa sia l’occasione per avviare un processo osteggiato da tanti anni proprio dalla Gran Bretagna, e da chi si nasconde dietro di essa usandola come “alibi”.

Il Regno Unito ha, appunto, sempre cercato di frenare tali programmi d’integrazione preferendo chiudersi nel suo guscio, come i suoi abitanti si barricavano nei castelli durante il Medioevo per i timori delle scorribande dei Vichinghi.

Ora, invece, sono due le parole che riecheggiano nelle stanze del potere degli Stati europei: “economia” e “sicurezza”, i due punti- chiave del progetto lanciato a Bratislava. Sono questi i cardini su cui intende reggersi una UE rinnovata, più moderna e soprattutto più coesa, sempre più simile al sogno della Federazione Europea teorizzato da Spinelli.

Anche il Presidente della BCE, Mario Draghi, ha sottolineato come sia necessario superare le diversità e le incomprensioni per ripartire uniti, pronti a “riuscire insieme”, non solo completando l’unione monetaria ed economica, ma anche e soprattutto ponendo in atto nuove politiche per l’immigrazione e per la difesa.

Molte sono già le missioni in atto, sia civili sia militari, ma l’innovazione portata dal nuovo progetto di difesa europea consiste in una vera e propria politica di rafforzamento della cooperazione: in primo luogo attraverso i “battlegroups”, “unità multinazionali europee di intervento rapido”, secondo quanto affermato dall’Alto rappresentante; in secondo luogo mediante l’affidamento ad un ristretto gruppo di Paesi del compito di condurre azioni militari in nome e per conto di tutta l’Unione; poi con la creazione a Bruxelles di un Quartier Generale comune che gestisca in toto le operazioni militari e civili e infine attraverso la comunione di risorse per gli investimenti riguardanti il settore della Difesa.

Ciò che è importante sottolineare è che questo processo riprende vita quasi esattamente  sessant’anni dopo il Trattato di Roma, uno dei primi e fondamentali passi del cammino di crescita europea.

Linee guida di questo piano saranno tre importanti capitali, Roma, Parigi e Berlino, che tutte insieme dovranno cercare di dare nuovo slancio agli accordi già esistenti e porsi alla guida dell’UE, per dare nuova linfa e vitalità ad un programma antico, ma non per questo morto o dimenticato.

C’è chi dice che le idee sopravvivano a chi le ha espresse, che la morte di un uomo non sia la morte del pensiero che lui ha portato con sé.

E si può ben capire anche da questa vicenda l’enorme potenziale di un’idea, di un progetto, che come un fiume si scava una via per sopravvivere, attraverso montagne e pianure, superando gli ostacoli sul proprio cammino e giungendo infine al mare, la meta tanto agognata e desiderata.

Sono passati anni dalla Ced, ma non per questo è diminuita la volontà, o l’esigenza, di rendere più solido il legame tra gli Stati dell’UE, alcuni dei quali minacciano di seguire le orme della Gran Bretagna.

In un’Europa di scismi, di polemiche, di riforme, di barriere e cambiamenti non c’è più spazio per l’incertezza: se vogliamo continuare ad essere forti e indipendenti, dobbiamo innanzitutto comprendere di essere interdipendenti, appoggiandoci sempre gli uni agli altri in una nuova ottica di collaborazione, a partire dalla sicurezza.

Quest’esigenza certamente nasce anche come risposta al fenomeno, preoccupante e minaccioso, del terrorismo internazionale, che oggi sembra allarmare tanto l’Europa quanto gli USA.

Ed è in questa prospettiva che le cancellerie europee dovranno impegnarsi a lavorare: non solo, dunque, per avviare missioni all’estero, ma anche per condividere informazioni e strategie per fronteggiare attacchi “interni”.

Tutto ciò alla fine dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, in cui l’italiana Elisa Di Francisca è orgogliosamente salita sul podio per l’argento conquistato con il suo fioretto, sventolando la bandiera dell’Unione Europea e ribadendo a gran voce la necessità di una risposta comune alle problematiche del mondo moderno.

Questo gesto d’impatto della sportiva è la prova che oltre alla competizione – nella vita, nella politica e nello sport- c’è sempre spazio per gli atti di coraggio e di amore.

Amore, in questo caso, per l’umanità.