C’è stata molta Europa, molta più di quanto pensassi, in questi 3 giorni di conferenze a Bergamo Città Impresa. A partire dagli “Stati Uniti di Europa” profetizzati da Alberto Bombassei, miliardario e CEO di Brembo, per finire con l’intervento di Tajani, presidente del Parlamento Europeo. Le parole d’ordine del Festival sono state innovazione, più Europa dove serve e ripresa del sistema economico. Tutto è girato intorno al termine 4.0, la quarta rivoluzione industriale, che porta il cibernetico all’interno del sistema produttivo e che sarà sinonimo di futuro per il nostro continente e per il mondo.

Ma come si può conciliare questo processo innovativo con l’Europa? Come può un’Europa forte giocare il ruolo di protagonista in questo settore?

Si è cercato di dare una risposta a questi interrogativi nella discussione tra Antonio Tajani e Emma Marcegaglia, presidente di BusinessEurope nonché presidente di Eni. Il tutto è partito dai dati incoraggianti sulla ripresa, al pari di quella americana, per poi passare ai lati oscuri e limitanti di questo periodo di transizione.

Sono 2 le questioni fondamentali per Marcegaglia: il necessario bisogno di integrazione a livello europeo di alcuni settori chiave dell’economia e il fallimento del sistema burocratico nazionale e europeo. Proprio quest’ultimo punto viene approfondito dai due relatori che concordano che l’assenza, in Europa, di giganti high-tech come Google o Apple sia dovuto a un sistema burocratico e fiscale limitante. Infatti, la qualità e quantità della ricerca europea non ha nulla da invidiare a quella americana ma il sistema normativo rende arduo il passaggio da idea a prodotto. Di conseguenza la lentezza e l’arretratezza di Bruxelles allontana i cittadini ancora di più da un’Europa vista troppo distante dagli ingenti problemi della popolazione ancora in ripresa dalla crisi. Quindi il Presidente Tajani propone un sistema centrale europeo forte e una lotta alla burocrazia per contrastare le spinte e le politiche dei governi nazionali che compromettono la mission europea.

Parlando di governi nazionali la discussione si sposta inevitabilmente sul super potere tedesco. Tajani sostiene che questa supremazia sia dovuta all’incapacità dei paesi europei di far valere la propria voce ed accusa l’Italia, in primis, di una carenza di coesione tra governo e funzionari; cosa che rende difficile proporre una strategia coesa e coerente. D’altro canto cita i meeting tedeschi che raccolgono industriali, funzionari e governo che attraverso un costante dialogo arrivano a decisioni valide e forti.

L’italia quindi deve, attraverso una strategia e un governo forte, stare al passo con Germania e Francia che sembrano sempre più determinate a lasciare gli altri indietro. Per questo motivo Tajani parla dell’Europa a “due velocità” come un’occasione per ridurre i tempi di integrazione e, per citare una metafora ciclistica, creare un gruppo di testa che trascini e motivi coloro che stanno più indietro.

Ma l’Italia è nel gruppo di testa o tra gli inseguitori?
Che sia protagonista è dato completamente per scontato da Tajani ma, vista la situazione attuale, sembra molto improbabile che possa ricoprire questo ruolo.
In conclusione, l’Europa 4.0 che può riportare crescita e stabilità ha bisogno di più innovazione, più poteri e, nel nostro piccolo, più Italia.
Saremo in grado di competere con USA e Cina? La risposta si può ottonere in un laboratorio e nel Parlamento Europeo.